Orlando (Film, 2022)

Daniele Vicari proviene dalla critica cinematografica e dal documentario sociopolitico – sua vera cifra stilistica – ma è interessante pure nel cinema di finzione, dove si segnala per opere risolte (e premiate) come Diaz, Sole cuore amore, Prima che la notte (per la Rai), fino a consegnarci questo Orlando, omaggio a Ettore Scola, metafora di emigrazione e comprensione reciproca, poetica storia d’amore tra nonno e nipote.

Orlando è un anziano contadino sabino che vive in un piccolo paese in provincia di Rieti e non ha più parlato con il figlio dopo la sua decisione di emigrare in Belgio, abbandonando la terra natale. Quando il figlio si ammala, il genitore fa appena in tempo a vederlo disteso in una bara, costretto a un viaggio fino a Bruxelles che non avrebbe mai voluto fare. Non solo, ad aspettarlo c’è la nipotina Lyse, abbandonata prima dalla madre (che non l’ha riconosciuta), poi dal padre (che è morto), quindi da una tata thailandese tornata al suo paese e adesso teme un nuovo abbandono da parte di un nonno che non se la sente di restare con lei.

Il film è girato benissimo, con grande uso del grandangolo e della soggettiva, tutto visto dalla parte di Orlando, che teme il nuovo, non comprende una terra dove si sente obbligato a vivere per occuparsi della nipote e non riesce a comunicare quel che pensa. Michele Placido è attore straordinario in questa performance da vecchio contadino sabino che parla poco, solo quando ha qualcosa da dire, si esprime con lo sguardo, non riesce a entrare in connessione con il mondo che lo circonda. Una nota di merito per la piccola attrice Angelica Kazankova, capace di tenere testa a un simile mostro sacro del cinema italiano e a rendere credibile un personaggio di adolescente egoista ma sensibile, vera vittima degli eventi.

La pellicola non risente di lunghezze eccessive, nonostante i 120’ e un soggetto esile, perché i tempi compassati che Placido imprime al suo personaggio sono fondamentali nell’economia della storia. Film di impianto teatrale, perché basato sulla recitazione degli interpreti principali, ma dotato di un buon apparato visivo e fotografico, sia nella breve parte laziale che nella lunga sezione ambientata a Bruxelles. Il regista non scende nei dettagli dei luoghi più affascinati della città belga, si sofferma sui quartieri multietnici e sulle periferie, riprende atmosfere cupe e piovose, per decidere di inventarsi un ritaglio di sole soltanto in uno struggente finale.

Il film è una riuscita metafora della vita, degna di essere vissuta intensamente, anche solo per un giorno; scava sulle differenze generazionali e mette in primo piano il viaggio, che nel caso di Orlando non è verso la morte ma verso una nuova vita. La piccola insegna molte cose al nonno che mostra la sua identità più vera, non solo italiana, ma sabina, le sue origini più profonde, la terra alla quale è profondamente legato.

La dedica a Scola è sentimentale, come dice il regista, che ringrazia un genio per i consigli ricevuti in dieci anni di lavoro, ma non pare fuori luogo. Orlando mi ha fatto venire a mente Che ora è (1989), girato in una Civitavecchia livida e piovosa, con Mastroianni e Troisi, per narrare un incontro generazionale tra un padre e un figlio che si conoscono davvero al termine di una giornata trascorsa insieme. Orlando e Lyse compiono identico percorso, con i tempi più lunghi dettati dalla differenza generazionale e da una reciproca non conoscenza. Finale straordinario, aperto, il miglior finale possibile. Un film da vedere, appena possibile, in un cineclub, in una sala Fice, su qualche piattaforma. Basta vederlo.

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Regia: Daniele Vicari. Soggetto: Daniele Vicari. Sceneggiatura: Daniele Vicari, Andrea Cedrola. Montaggio: Benni Atria. Fotografia: Gherardo Gossi. Musiche: Theo Teardo, Davide Cavuti. Scenografia: Igor Gabriel, Beatrice Scarpato. Costumi: Francesca Vecchi, Roberta Vecchi. Produttori: Marica Stocchi, Joseph Rouschop. Case di Produzione: Rosamont, Rai Cinema, Tarantula. Paesi di Produzione: Italia, Belgio. Interpreti: Michele Placido (Orlando), Angelica Kazankova  (Lyse), Fabrizio Rongione, Federico Pacifici, Denis Mpunga (Kalidou), Christelle Cornil, Lola Deleuze, Chiara Scalise (Catherine Franciosa), Franҫoise Neicken, Celine Andrè, Daniela Giordano (Gabriella). Durata: 122’. Genere: Drammatico.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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