Cronache dai Palazzi

“Libertà e diritti non sono una conquista irreversibile, ma richiedono un continuo e lungimirante sforzo di tutela, di rinnovamento, di inclusione”. Lo sottolinea il capo dello Stato, Sergio Mattarella, inviando il suo messaggio alla decima edizione di “Il Tempo delle donne” del Corriere della Sera, dal 7 al 10 settembre – tre giorni di incontri, inchieste, laboratori, concerti, yoga e fotografia – che quest’anno è dedicata per l’appunto al tema della “Libertà”. L’obiettivo è discutere di violenza di genere, imprenditoria femminile, di maternità e lavoro e, in particolare, di libertà al femminile alla ricerca di nuovi equilibri. Tra le intervistate la segretaria del Pd Elly Schlein e la presidente della Corte costituzionale Silvana Sciarra. In programma anche una video intervista alla premier Giorgia Meloni.

Il presidente Mattarella interviene a ridosso degli ultimi tristi episodi di cronaca nera e di violenza sulle donne. “Non c’è libertà, oggi, quando una persona è vittima di molestie e violenze fisiche o morali”, ammonisce il capo dello Stato, ed ancora “non c’è libertà in quei regimi che soffocano le naturali richieste delle donne a una effettiva parità, alla libertà nelle decisioni che riguardano la propria vita, che escludono parte rilevante della popolazione dall’istruzione e dal mondo del lavoro”.

Citando Nelson Mandela, il presidente Mattarella ricorda che “essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri”. In questo contesto risulta essenziale l’impegno della società civile affinché il ruolo “propulsivo” delle donne, “capaci di portare la loro specifica e concreta sensibilità sul tema dei diritti”, sia riconosciuto e valorizzato. “Le donne hanno cambiato la politica, la cultura e la società. E continueranno a farlo. In questa stagione in cui sfide decisive impegnano l’Italia, l’Europa e il mondo intero sulla frontiera della pace, dello sviluppo, dei cambiamenti climatici, dell’occupazione e della riduzione delle disparità”.

Nella realtà dei fatti, invece, “tuttora, e in tutto il mondo, la libertà è minacciata da discriminazioni, violenze, disuguaglianze”. Dove vi è esclusione e emarginazione non vi è libertà. “Non c’è completa libertà quando non sono garantiti a tutti i cittadini pari condizioni di crescita e di sviluppo”.

Il presidente Mattarella definisce la violenza contro le donne, in particolare, una “intollerabile barbarie sociale” per cui è necessaria “un’azione più consapevole di severa prevenzione, concreta e costante”. In quest’ottica il governo Meloni ha varato il decreto legge denominato “decreto Caivano”, a ridosso degli ultimi episodi di violenza nel napoletano in cui i protagonisti sono dei minorenni, a partire dalle due giovanissime vittime, due bambine di 10 e 12 anni.

La prevenzione non è comunque sufficiente, ad essa “si deve affiancare, nell’intera società, un impegno educativo e culturale contro mentalità distorte e una miserabile concezione dei rapporti tra donna e uomo”, ha ammonito il capo dello Stato. In questo contesto “abbiamo oggi bisogno più che mai della forza e della cultura delle donne, che con le loro lotte, il loro impegno, la loro originalità hanno indotto e talvolta costretto le società moderne a ripensare stili, modelli e organizzazioni, contribuendo all’affermazione del valore universale della libertà”.

Con il decreto Caivano “combattiamo il disagio”, ha affermato la premier Giorgia Meloni. “Questo è il segno di uno Stato che decide di metterci la faccia”. Si tratta di una stretta sulla “criminalità minorile che si sta allargando a macchia d’olio” e sono previste misure severe anche per i genitori a partire dalla potestà genitoriale. “Se introduci un minore nelle dinamiche criminali credo sia giusto che ti venga tolta la potestà genitoriale”, ha affermato Meloni, una punizione estesa anche a chi favorisce la dispersione scolastica. “Noi offriamo alternative alla strada e allo spaccio, potenziamo la scuola e il doposcuola. Ma funziona se i bambini a scuola ci vanno. Finora per chi non li mandava la pena era di 30 euro e basta. Ora ti fai due anni di carcere e rischi la revoca della patria potestà” ha sottolineato Meloni aggiungendo inoltre che “il fenomeno riguarda sempre più bambine di famiglie islamiche”. Se, inoltre, il nucleo familiare non è in grado di certificare la frequenza scolastica dei minori, può essere revocato l’Assegno d’inclusione percepito dalla famiglia.

Per quanto riguarda la criminalità minorile “la criminalità organizzata sapeva che non ci sarebbero state particolari conseguenze. Si è fatta scudo dei giovani”, ha sottolineato la premier, e i giovani “per tutelarli, li abbiamo esposti”. Introdotto anche l’arresto in flagranza per reati non previsti in precedenza. “Non è repressione è prevenzione”. Il decreto prevede inoltre il Daspo urbano per i quattordicenni ma non è stato messo nero su bianco l’abbassamento dell’impunibilità da 14 a 12 anni: “Nessuno sbatte in galera i bambini. I 12enni vengono convocati assieme ai genitori che possono essere chiamati in causa”, spiega la premier Meloni.

Per i minori fra i 12 e i 14 anni subentra però una nuova tipologia di ammonimento del Questore per coloro che commettono delitti per cui è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni, nell’ottica della prevenzione e del fronteggiamento della devianza giovanile, di fronte ad un’esponenziale recrudescenza del fenomeno. I ragazzi tra i 12 e i 14 anni saranno convocati dal Questore e dovranno essere accompagnati da almeno un genitore (o altra persona che esercita la responsabilità genitoriale), che dovrà corrispondere una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1000 euro, tranne nel caso in cui riesca a dimostrare di non aver potuto impedire il fatto delittuoso. In una serie di casi, compreso lo spaccio di lieve entità, “che vedevano l’impunità dei minori ora invece c’è l’arresto facoltativo”, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Si prevede inoltre la custodia cautelare per minorenni indagati o imputati e carcere “anticipato”, indipendentemente dal limite di pena previsto, anche per altri reati come il furto e la resistenza a pubblico ufficiale. Previsti anche percorsi di reinserimento e rieducazione per un periodo compreso da uno a sei mesi. Secondo le nuove norme, inoltre, il Questore potrà proporre all’Autorità giudiziaria di vietare, a determinati soggetti di età superiore ai 14 anni, di possedere o utilizzare telefoni cellulari e altri dispositivi per le comunicazioni dati e voce quando il loro uso è servito per la realizzazione o la divulgazione delle condotte che hanno determinato l’avviso orale. Inasprita infine la pena per il traffico e la detenzione di stupefacenti, per cui la “forchetta” sarà tra uno e 5 anni.

“Abbiamo cercato di coniugare la necessità di repressione della delinquenza minorile con un percorso non solo punitivo ma educativo”, ha aggiunto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Mentre il ministro Giuseppe Valditara ha messo in luce il piano per supportare scuole e insegnanti inserito all’interno dell’Agenda Sud.

Per quanto riguarda la manovra, infine, occorre “puntare su grandi provvedimenti: sanità, lavoro e famiglia. A proposito di tasse si punta ad esempio su un rinvio dell’acconto di novembre per le Partite Iva con un fatturato medio-basso. Qualche dubbio invece sulla detassazione della tredicesima e dei premi di produttività, misure indicate nella delega fiscale che però dovrebbero partire dal 2024. Per quest’anno la detassazione potrebbe riguardare solo i redditi bassi fino ai 25 mila euro, anche se occorre verificare le risorse disponibili. Molto dipenderà dal quadro macroeconomico che emergerà dalla Nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza) che il governo licenzierà entro il 27 settembre.

Secondo le ultime stime Istat, nel secondo trimestre nel nostro Paese il Pil è calato dello 0,4% contro la variazione nulla della Germania, il + 0,5% della Francia e il + 0,4% della Spagna. L’Italia non traina la ripresa in Europa e anche Eurostat ha corretto le stime (secondo trimestre) del Pil nell’eurozona da 0,3% ad appena 0,1%. Nel secondo trimestre in Italia cala anche l’occupazione rispetto al primo trimestre a conferma della frenata dell’economia. Risultati che rendono più difficile il percorso e il raggiungimento degli obiettivi di crescita che il governo aveva previsto ad aprile nel Def: + 1% nel 2023 e + 1,5% nel 2024.

Altro nodo al pettine è il Superbonus che sembra ipotecare la manovra dei prossimi tre anni, in quanto in continua crescita, un vero e proprio incubo, o fardello, per il ministero dell’Economia. Secondo lo spirito iniziale doveva essere un provvedimento temporaneo per favorire la ripresa economica dopo la pandemia, ma le agevolazioni prorogate hanno creato problemi rilevanti, rilevati anche da Bankitalia. “Ci sono stati interventi necessari durante la pandemia, ma non possono essere strumenti permanenti, in atto, nel tempo da mantenere”, ha affermato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, sottolineando: “Il contributo della finanza pubblica alla disinflazione è sostanzialmente quello di non continuare a spingere, una volta che l’effetto della pandemia è andato via”.

Per il 110% dai 35 miliardi stimati inizialmente a maggio di quest’anno sono stati raggiunti i 67 miliardi e con l’aggiornamento dei conti di fine settembre si raggiungerebbero i 90 miliardi. Una cifra destinata a salire dato l’aumento degli interventi. A fine agosto sono stati registrati 3.356 nuovi interventi con il 110%, in un mese, per altri 3 miliardi di euro. I lavori sono inoltre molto in ritardo e si rischia di non finire entro fine anno quando scadrà il termine, a meno che Palazzo Chigi non decida di prorogare, come molto probabilmente avverrà, e ciò rappresenta però un ulteriore appesantimento per i conti dello Stato. Accertato il danno sui conti pubblici il governo deve comunque superare l’impasse, ad esempio attraverso una riforma radicale dei bonus per l’efficientamento energetico al quale non si può rinunciare per non pregiudicare gli obiettivi di risparmio energetico e di tutela ambientale. Secondo l’Agenzia Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ascoltata alla Camera, dal 2007 quando vennero introdotti i primi bonus per le ristrutturazioni edilizie il risparmio è stato di 22.600 gigawattora. Solo nel 2021sono stati risparmiati 2600 gigawattora. Per mantenere in atto gli incentivi per la riqualificazione energetica – come per ogni altra forma di incentivo – sono però necessarie “regole chiare e stabili ed un riordino delle misure di sostegno, da tarare sul risparmio energetico effettivo che si otterrà”.

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