Arabi nel pallone

Ma questi arabi? Hanno la mania dello shopping. Vanno nel grande magazzino dei calciatori e fanno incetta a colpi di dollaroni. Perché? Motivi vari e alcuni pensano che in previsione che il petrolio prima o poi finirà (la sento da anni questa storia ma ancora c’è) devono diversificare.

Gli arabi puntano sullo sport costruendo la propria industria del tempo libero e dell’intrattenimento e sfruttando il grande interesse che c’è in Arabia Saudita per il calcio; ricordiamoci anche che da quelle parti il 70% della popolazione ha meno di 40 anni.

I calciatori che accettano diventano straricchi; hanno tanti soldoni, ville faraoniche con più stanze di un hotel, piscina olimpionica e palme, servitori, macchine potenti e aerei privati.

Hanno la fortuna di vivere in una città nella quale le previsioni del tempo prevedono spesso la parola dusty, polveroso. Già, da quelle parti succede. A Riyadh spesso è tutto giallo, l’aria e le cose coperte dalla sabbia del deserto che caparbiamente vorrebbe riappropriarsi del territorio.

Possono andare a spasso con l’aria condizionata a palla per arterie intasate dal traffico ogni ora; fare shopping in Mall con tanti negozi firmati e magari fare un salto al suk ma solo la notte per evitare l’insolazione. E poi ecco e poi boh. Non c’è molto altro. Però capisco che il denaro ti fa accettare molte cose. Anche il fatto che le loro bonissime mogli non possono andare in giro con minigonne inguinali o “pantaloni vedo tutto” ma vestirsi in modo appropriato.

Ma il soldo è il soldo. Magari nel cassetto dei sogni dei sauditi c’è un mondiale da quelle parti. Dopo il Qatar perché non loro? A dicembre, perché fa meno caldo, e partite giocate di notte per evitare morti sul campo.

È questo il futuro del calcio? Forse. D’altra parte, molti di questi calciatori sedotti da queste cifre assurde vengono da condizioni sociali molto povere. Il dollaro è il dollaro ed è mille milioni di volte meglio morire di fama che di fame.

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