Cronache dai Palazzi

Prodotto interno lordo in aumento nel 2023. Secondo le previsioni di via XX settembre quest’anno il Pil è previsto tendenzialmente in aumento dello 0,9%, superiore quindi allo 0,6% stimato lo scorso novembre nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def 2022. Nel contempo è previsto anche un lieve miglioramento del deficit in rapporto al Pil, scendendo dal 4,5% al 4,35% nel Def del 2023. Secondo il ministero dell’Economia le nuove stime rispondono ad un approccio “prudente e serio”. Nel contempo il quadro macroeconomico risulta comunque incerto e l’Ufficio parlamentare di Bilancio mette in evidenza che, nonostante i segnali di ripresa piuttosto moderata nel primo trimestre del 2023, “nel medio termine continuano a prevalere rischi al ribasso”.

Il Centro studi di Viale dell’Astronomia stima un aumento del Pil nel 2023 che sfiora appena lo 0,4%. Deludente anche il bilancio tracciato dall’Istat relativamente agli ultimi tre mesi del 2022, quando il potere di acquisto rispetto al periodo precedente si è ridotto del 3,7 per cento, in primo luogo a causa della crescita dei prezzi a livello aggregato. In sostanza nel 2022 l’indice delle retribuzioni orarie è cresciuto solo dell’1,1% mentre i prezzi del consumo sono aumentati oltre l’8%. Nella pratica si paga di più per mettere nel carrello della spesa quantità inferiori soprattutto di prodotti alimentari. Dopo oltre un anno di rincaro progressivo dei prezzi le famiglie cominciano a ridurre i volumi della spesa. A febbraio 2023 il calo delle quantità acquistate, depurato dell’inflazione, ha raggiunto lo 0.9%. Come rilevato da Assoutenti, al netto dell’inflazione, la spesa alimentare degli italiani cala complessivamente per 7,1 miliardi di euro su base annua, con una riduzione media di -377 euro se si considera un nucleo con due figli. Secondo l’Associazione Nazionale Consumatori le vendite alimentari in volume precipitano non solo rispetto a febbraio 2022, ma anche rispetto a febbraio 2021 (-6,5%), a febbraio 2020 (-11,7%) o al 2019 (-4,4%).

Per quanto riguarda i prossimi mesi la preoccupazione riguarda anche i volumi dei risparmi degli italiani. Come registrato dall’Istituto nazionale di statistica, finora la caduta dei consumi è stata tamponata dall’utilizzo dei risparmi degli italiani. Da ora in avanti l’inflazione in costante incremento richiederà di certo maggiore prudenza nella gestione della spesa dei nuclei familiari, anche quando si va al supermercato. A fine 2022 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 5,3%, già in riduzione di 2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nel complesso, come osserva Confesercenti, durante l’intero 2022 “l’inflazione scatenata dagli aumenti energetici ha bruciato 12 miliardi di potere di acquisto delle famiglie, costringendo gli italiani a tagliare il risparmio per sostenere i consumi. E lo scenario resta difficile anche nel 2023”.

Il Consiglio dei ministri approverà a sua volta il Documento di economia e finanza (Def) la prossima settimana e sull’andamento del prodotto interno lordo c’è un cauto ottimismo: secondo il ministero dell’Economia occorre scongiurare i rischi di recessione che si prospettavano nei mesi scorsi e per ora la riduzione dei prezzi energetici ha influito positivamente sugli indici di fiducia di famiglie e imprese. In proiezione l’intero 2023 dovrebbe essere caratterizzato da un incremento globale del Pil vicino all’1%. Maggiore respiro molto probabilmente nel 2024 – nel frattempo una delle priorità politiche dell’attività di governo è la riforma fiscale – tenendo a bada i rialzi dei tassi di interesse, a partire da quelli decisi dalla Bce, che potrebbero comprimere almeno in parte i consumi e gli investimenti.

L’esecutivo dimostra prudenza anche per quanto riguarda la finanza pubblica pur continuando a mantenere fermo l’obiettivo della riduzione dell’Irpef da quattro a tre punti, da contemperare con la legge di Bilancio per il prossimo anno. Si stima in 4-5 miliardi l’intervento minimo affinché possa essere percepito dai contribuenti. Le risorse dovrebbero essere reperite in primo luogo attraverso la revisione delle agevolazioni fiscali; in programma anche l’idea di un intervento per favorire le famiglie come forma di sostegno alla natalità, considerato tra l’altro l’inverno demografico che affligge il nostro Paese.

Funzionale alla ripresa – in particolare al rilancio della Pubblica amministrazione – e fondamentale per supportare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è il decreto approvato dal Consiglio dei ministri che favorisce oltre tremila assunzioni di cui circa due terzi, 1.968 nel settore della difesa e capitanerie; 371 nei carabinieri; 289 nella guardia di finanza; 302 nella polizia; 616 nei vigili del fuoco; 390 nelle capitanerie di porto e nella guardia costiera. All’interno dei ministeri, compresa la Presidenza del Consiglio, saranno inoltre circa 1.057 i nuovi assunti tra impiegati, funzionari e dirigenti. All’interno degli enti locali, infine, il personale che entro il 2026 avrà maturato almeno 36 mesi di servizio negli ultimi 8 anni potrà andare incontro ad una stabilizzazione. Una norma che secondo il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, risulta essere “molto importante” in quanto “rende più attrattiva la Pa”. Per quanto riguarda il settore scolastico, in attesa dei concorsi previsti dal Pnrr, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha invece annunciato un piano di assunzioni per docenti, a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2023-24.

In definitiva “qualche voce di spesa che abbiamo ereditato sul Pnrr sicuramente potrà essere ricalibrata”, ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, consapevoli del fatto che non è possibile realizzare certe opere e certi progetti nei tempi previsti (2026). Il ministro per gli Affari europei, la Coesione, il Pnrr e il Sud propone un “doppio binario”, ossia spostare i progetti del Pnrr “irrealizzabili” entro il 2026 sui fondi di Coesione Ue, per i quali la programmazione arriva fino al 2027 ma gli scontrini dovrebbero essere inviati alla Commissione europea entro il 2029. Per quanto riguarda i progetti che potrebbero essere attribuiti ai fondi di Coesione, il ministro Fitto ha chiesto ai diversi ministeri una mappatura entro fine mese. Infine, guardando ai target di giugno per la quarta rata del piano, il governo potrebbe chiedere una proroga fino a settembre per la ristrutturazione e la costruzione degli asili nido. Per ora la roadmap Ue prevede l’aggiudicazione dei contratti di lavoro entro il 30 giugno.

Dopo l’ultimo Consiglio europeo Bruxelles ha concesso maggiore “flessibilità” a Roma per quanto riguarda il dispiegamento delle risorse europee e un’eventuale riscrittura parziale del Piano. Il governo italiano potrà declinare alcuni progetti del Pnrr, oggi in ritardo, verso scadenze più lunghe dei fondi europei tradizionali. Si potranno anche eliminare alcuni progetti ed inserirne di nuovi all’interno della dotazione del Recovery da 191,5 miliardi. L’Italia dovrà comunque fornire prima possibile una maggiore quantità di dettagli, un quadro completo e definito dell’intera riscrittura. La scadenza più vicina è il 30 aprile.

In Cdm è stato inoltre approvato il decreto legge per contrastare gli effetti della siccità, con l’istituzione di una Cabina di regia interministeriale con a capo il premier e il ministro delle Infrastrutture. Sarà nominato inoltre un “Commissario straordinario” per la scarsità idrica, incaricato di realizzare gli interventi urgenti decisi dalla Cabina di regia e potrà inoltre svolgere poteri sostitutivi in caso di inadempienza. Il decreto siccità prevede inoltre procedure accelerate per gli interventi di miglioramento delle infrastrutture idriche e di dragaggio degli invasi. Semplificate infine le procedure per gli impianti di desalinizzazione. Saltata invece la norma che mirava a salvare i “pensionati d’oro” della Pubblica amministrazione e alcune nomine ai vertici di alcune partecipate tra cui Consob e l’agenzia Sport e salute, dopo un invito alla cautela anche da parte del Colle. Secondo la bozza di norma non approvata sarebbe di 2 anni la durata massima di incarichi dirigenziali per pensionati. I nuovi provvedimenti del governo mirano a favorire il ricambio generazionale, l’occupazione dei più giovani anche per quanto riguarda i ruoli apicali, evitando che i migliori se ne vadano all’estero.

Un ulteriore provvedimento per trattenere “i cervelli” in Italia è “l’aumento del compenso fino al 30% per i ricercatori che vincono finanziamenti di ricerca, come per esempio i progetti Gant Horizon e Marie Curie”, come ha spiegato la ministra della Ricerca Anna Maria Bernini. Norma contenuta all’interno del decreto sulla Pubblica amministrazione approvato giovedì 6 aprile in Consiglio dei ministri, con l’intenzione di incentivare i dottori di ricerca a rimanere nel nostro Paese e per attrarre nuove risorse dall’estero. Attualmente i vincitori di Gant possono decidere di realizzare il proprio progetto di ricerca in un altro Paese lasciando l’istituto di provenienza italiano ma trattenendo la dote finanziaria. La nuova norma vuole essere di certo un incentivo a rimanere in Italia.

Come annunciato la scorsa settimana, mercoledì 5 aprile il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi il premier spagnolo Pedro Sánchez. La convergenza tra i due leader si è concentrata sulla gestione dei migranti provenienti dal continente africano e relativa gestione degli sbarchi, ma anche sul Patto di stabilità europeo e, tra le “molte materie” sulle quali Sánchez e Meloni si sono dichiarati in “sintonia”, accanto al sostegno a Kiev spiccano “competitività” e “industria”, in primo luogo per quanto riguarda la revisione del mercato energetico.

A proposito di Patto di stabilità la premier Meloni ha ribadito che “bisogna fare attenzione a che si percepisca un utilizzo di due velocità tra le varie decisioni che il Consiglio europeo prende”. Il riferimento è anche agli aiuti di Stato richiesti e ottenuti dalla Germania di fronte al piano anti-inflazione varato dagli Stati Uniti. L’obiettivo è realizzare il “lavoro necessario” finalizzato sia ad ottenere “una piena flessibilità nell’utilizzo dei fondi esistenti e sia ad andare avanti con un fondo sovrano per sostenere le industrie europee”.

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