Cronache dai Palazzi

La politica si prepara a tornare alle solite attività dopo le feste natalizie e tra i primi temi in agenda, ad inizio d’anno, rispunta la questione migranti. Il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto sottolinea che “la questione migratoria è per la prima volta alla massima e urgente attenzione dell’Ue e sarà uno dei temi principali del prossimo Consiglio”, a febbraio.

A Bruxelles i diplomatici guidati da una presidenza svedese si apprestano comunque a lavorare sull’essenziale. L’ambasciatore di Stoccolma presso la Ue ipotizza infatti tempi lunghi per la chiusura di un accordo sui migranti, non prima del 2024, mentre il governo Meloni mira a ridefinire un nuovo accordo sulla redistribuzione dei migranti economici, sulla difesa dei confini e sulla riforma delle regole del Trattato di Dublino entro l’anno o comunque quanto prima. Il ministro Fitto ha comunque ribadito la complessità della riforma: “Quello cui si riferisce l’ambasciatore è la riforma strutturale e complessiva del sistema di asilo europeo la quale, proprio perché destinata al superamento delle attuali regole, tra cui Dublino, è un dossier molto complesso dove gli interessi nazionali dei singoli Stati membri sono molto sentiti e diversi”. Essendo una riforma strutturale di respiro europeo i tempi potrebbero essere più lunghi ma “l’Italia intende affrontare il negoziato con un atteggiamento costruttivo e sosterrà gli sforzi della presidenza svedese in tale direzione”, pur senza accettare alcun “compromesso ad ogni costo o al ribasso”, come in passato.

Nel frattempo, il governo Meloni ha emanato il decreto Ong che obbliga le navi che salvano i migranti a rendere note le dinamiche del soccorso al loro Stato di bandiera e al centro di coordinamento competente. Successivamente le Ong devono chiedere l’assegnazione di un porto di sbarco in cui approdare il prima possibile senza compiere ulteriori operazioni di soccorso. Le Ong hanno comunque attaccato il decreto Piantedosi scrivendo una lettera al governo in cui sottolineano che il provvedimento appena entrato in vigore “ostacola il soccorso in mare e causerà un numero maggiore di morti”. La richiesta delle associazioni non governative è quindi esplicita: “Sollecitiamo l’Italia: ritiri immediatamente il decreto legge appena emanato”. Sotto attacco non vi è solo l’Italia ma anche gli Stati Ue che “hanno tentato per anni di ostacolare attività civili di Sar attraverso la diffamazione, le vessazioni amministrative e la criminalizzazione delle Ong e degli attivisti”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Cgil per cui “l’utilizzo della decretazione di urgenza su questa materia è indice di un tentativo di criminalizzazione delle Ong”.

L’Unione europea, nonostante tutto, ribadisce che “salvare vite in mare è un obbligo morale e legale” e la portavoce della Commissione per le migrazioni e la sicurezza interna Anitta Hipper sottolinea: “Non sta a noi guardare nello specifico la norma. Ma indipendentemente da cosa l’Italia stia facendo tramite un decreto, i Paesi membri devono rispettare la legge internazionale e la legge del mare”. Nell’immediato il tema non sembra essere tra le priorità dell’Unione europea e ancora prima dell’assunzione della presidenza da parte della Svezia, l’ambasciatore svedese a Bruxelles, Lars Danielsson, ha sottolineato: “Non vedrete un patto migratorio completato durante la presidenza svedese”. La questione migratoria verrà comunque affrontata durante il Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio.

Il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, ha a sua volta puntualizzato che “il decreto Piantedosi e il codice di condotta sono perfettamente in conformità alle convenzioni internazionali e dunque saranno semmai le Ong a dover rispettare le regole”. Molteni non esclude inoltre che “il Parlamento possa decidere di rafforzare” il suddetto decreto. È “curioso che soggetti privati stranieri dicano a un Paese che cosa deve fare”, ha in aggiunta affermato il sottosegretario all’Interno. “Il codice si ispira a quello del ministro Minniti del 2017, mi aspetto dunque un largo consenso”. Il sottosegretario ha ribadito che “il Mediterraneo non può essere il Far West”; il decreto, in primo luogo, tutela “l’incolumità dei migranti” e, secondo, “fa chiarezza sulle ambiguità tra salvataggio in mare e il pendolarismo con trasferimenti da un’imbarcazione all’altra”.

In vista del rinnovo del Parlamento europeo la premier Giorgia Meloni ha incontrato a Palazzo Chigi il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber, sul tavolo la strutturazione di un’alleanza europea fra Conservatori e Ppe che possa risultare decisiva nelle elezioni del Parlamento europeo nel 2024. L’ipotesi al vaglio è che i Conservatori possano incrementare il numero dei propri rappresentanti anche in virtù di un accordo in seno al Partito popolare europeo. L’obiettivo è raddoppiare l’attuale quota di deputati. Nel 2024 sarà il momento del rinnovo di diversi vertici dell’Unione come la presidenza della Commissione europea e del Consiglio Ue, la presidenza del Parlamento europeo e la guida della Bce.

Per quanto riguarda l’avanzamento del Pnrr fino ad ora l’Italia ha incassato due rate da 21 miliardi e sarebbe in arrivo una terza rata da 19 miliardi accordata in concomitanza della fine del 2022. In totale sarebbero 191,5 miliardi le risorse stanziate nell’ambito del Pnrr divisi in sei diverse missioni: Rivoluzione verde e transizione ecologica (57,50 miliardi); Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (43,56); Istruzione e ricerca (31,62); Infrastrutture e mobilità sostenibile (25,33); Inclusione e coesione (17,87); Salute (15,63). Approvato nel 2021 a ridosso della crisi pandemica a causa del Covid-19, il Pnrr mira a rilanciare l’economia puntando in primo luogo sullo sviluppo “green” e la digitalizzazione del nostro Paese. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza e parte integrante del Next Generation Eu, un fondo del valore di 750 miliardi. Per quanto riguarda le strutture di gestione del Piano, infine, è in atto un’operazione di “spoils system” che dovrà essere negoziata con Bruxelles e incorporata nel decreto su semplificazione e governo del Pnrr previsto per la seconda metà di gennaio 2023, nel cui decreto potrebbero essere contenute indicazioni più dettagliate anche riguardo alla Ragioneria dello Stato, l’organismo incaricato di gestire i miliardi in arrivo da Bruxelles. Il sistema di gestione o la cosiddetta “governance” del Piano è una delle riforme sulla base delle quali l’Italia ha ricevuto quasi 200 miliardi di risorse europee, “governance” che subirà ulteriori aggiustamenti e cambi di casacca in funzione del cambio della guardia a Palazzo Chigi.

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