Criptovalute, le regole UE

Le prime criptovalute ad essere introdotte sul mercato sono stati i bitcoin, lanciati nel 2008 come criptovaluta; un metodo di pagamento alternativo alle valute emesse dalle banche nazionali. Nel 2020 si contavano già 5.600 tipi diversi di criptovalute, per un valore globale stimato in 250 miliardi di euro (che rappresenta ancora una proporzione relativamente modesta del valore monetario totale). Questo tipo di criptovaluta, generalmente non è supportata da attività con valore intrinseco e il loro valore è spesso piuttosto volatile, il che ne limita l’uso pratico, trasformandoli in una forma di investimento rischiosa piuttosto che un’utile valuta. Le cripto-attività sono risorse digitali utilizzabili sia come mezzo di scambio o che come investimenti. A differenza del sistema bancario tradizionale, non necessitano un registro centrale, ma si basano su una tecnologia del registro distribuito, che consente di registrare le transazioni da una rete di computer in modo sicuro. Sono di natura privata; ossia non vengono emessi o garantiti da una banca centrale o da un’autorità pubblica. Come suggerisce il nome stesso, “Cripto” significa che protetti da crittografia. I tokens (gettoni) sono evoluzioni più recenti delle criptovalute. Consistono in rappresentazioni digitali di interessi o diritti su determinate risorse. In genere vengono emessi per raccogliere capitali per nuove iniziative. L’introduzione di nuovi prodotti come gli stablecoins (valute digitali ancorate a attività di riserva stabili) potrebbe costituire un metodo di pagamento più stabile, dal momento che il loro valore è supportato da beni reali, offrendo nuove possibilità di innovazione e utilizzo su scala più ampia. Generando al tempo stesso minacce più grandi.

La possibilità di effettuare transazioni semplici e sicure senza il bisogno intermediari e l’assenza di un registro centrale, rendono attraenti le criptovalute, ma la mancanza di un’apposita regolamentazione (le cripto-attività sono attualmente fuori dal campo di applicazione della legislazione dell’UE) pone dei rischi sostanziali. Quando si tratta di criptovalute, le persone non sono coperte dalle norme dell’UE sulla protezione dei consumatori e spesso non sono ben informate dei rischi, il che potrebbe significare perdite di denaro. L’uso diffuso di criptovalute senza regolamentazione potrebbe causare instabilità finanziaria, manipolazione del mercato e criminalità finanziaria. Poiché le transazioni sono in gran parte anonime, le criptovalute sono ampiamente utilizzate per attività criminali. Si pone anche un forte problema ambientale, la tecnologia utilizza quantità di elettricità enormi, il consumo energetico del bitcoin è pari a quello di un Paese di piccole dimensioni.  Al fine di ridurre l’elevata impronta di carbonio delle criptovalute, i deputati chiedono alla Commissione di preparare nuove regole per includere tutte le attività di mining (estrazione) di criptovalute che contribuiscono in modo sostanziale al cambiamento climatico nel sistema di classificazione delle attività sostenibili.

L’Unione europea intende promuovere lo sviluppo di tali tecnologie e il loro utilizzo a livello europeo, ma garantendo la protezione agli utenti, per questo è al lavoro su nuove norme per frenare le minacce e aumentare il potenziale delle criptovalute: Markets in Crypto-Assets (MiCA o mercati delle cripto-attività). I deputati hanno esaminato modificandola la proposta della Commissione e concluso l’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio del giugno 2022, ora in attesa della approvazione finale da parte del Parlamento europeo e Stati membri dell’UE. Attraverso una regolamentazione delle offerte pubbliche di criptovalute, le norme garantirebbero la stabilità finanziaria, la trasparenza, l’informativa, l’autorizzazione e il controllo delle operazioni. Gli eurodeputati auspicano che l’emissione di alcuni token (gettoni) venga controllata dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati e dall’Autorità bancaria europea.

L’utilizzo delle criptovalute e della tecnologia a loro sostegno, si è rivelato promettente, ma problematico al tempo stesso. Il settore finanziario si avvale sempre più di software e processi digitali, il che porta alla necessità di una maggiore protezione. L’atto sulla resilienza operativa digitale DORA (dall’inglese Digital Operational Resilience Act) garantirà una maggiore protezione del settore finanziario dell’UE, in caso di gravi interruzioni operative e attacchi informatici. A seguito dell’approvazione con il Consiglio, il 10 novembre 2022 il Parlamento ha fornito la propria approvazione in via definitiva.

La normativa introduce e armonizza i requisiti di resilienza operativa digitale nel settore dei servizi finanziari dell’UE e richiede alle imprese la garanzia di saper di resistere, rispondere e riprendersi da tutti i tipi di interruzioni e minacce legate alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). Le nuove regole si applicano a tutte le società che forniscono servizi finanziari, come banche, fornitori di servizi di pagamento, fornitori di moneta elettronica, società di investimento, fornitori di servizi di criptovalute nonché ai fornitori di servizi ICT critici a terzi. Le autorità nazionali provvederanno a supervisionare l’applicazione, garantendone l’attuazione.

Le aziende che si occupano di criptovalute dovranno migliorare l’informativa su rischi, costi e oneri per i consumatori. Nel marzo 2022 il Parlamento ha approvato nuove norme per supportare la sperimentazione della tecnologia del registro di contabilità distribuita come le blockchain per il commercio di criptovalute. Tali tecnologie consentono la registrazione delle interazioni e il trasferimento di criptovalute. L’obiettivo di questa legislazione è incoraggiare lo sviluppo di soluzioni per il trading di criptovalute, preservando un elevato livello di stabilità finanziaria, trasparenza e integrità del mercato.

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