Povera Marylin

Ho visto il film Blonde e mi sono chiesta se davvero ce ne era bisogno. Non ho ben capito cosa fosse. Un saggio sulla depressione. forse. Marylin, la donna più bella del mondo, rivista alla luce o all’ombra delle sue fragilità. Una ragazza tormentata, interpretata benissimo da un’attrice che non conoscevo. Ma la domanda resta. Era necessario? Guardare dal buco della serratura la vita di un’icona, vederla come una che stava sempre a letto e che sposava persone diversissime da lei in cerca del padre mai conosciuto.

Una che faceva sesso allegramente ed era facile preda di perversi. Nel film vien descritto Joe DiMaggio come un manesco (possibile) con una famiglia italiana spaghetti-dipendente. Una specie di banda di trogloditi dediti a mangiate faraoniche e a risate dietro le spalle della povera Marylin. Ma vorrei vedere nella realtà se davvero fosse accaduto.

Una perla è Miller, super nasone, sempre commosso mentre la guarda pensando a lei come il personaggio di un suo scritto. Molto scic molto scioc. E lei sempre a sentirsi inadeguata, a fare scenate sul set, a piangere, a bere, a rompere cose. Ripeto, era necessario? Moltissimi primi piani, lei sempre in lacrime. Tutto molto bianco, tutto molto sfumato.

Ma la chicca è la scena con il Presidente; lui steso a letto con il mal di schiena è al telefono. Lei che si è smazzata un viaggio da Los Angeles per vederlo si ritrova ad accontentarlo con la sua meravigliosa bocca mentre lui chissà cosa sta salvando o quale affare sta trattando. E la cinepresa indugia su resti di una cena e un bicchiere sporco di rossetto. Un presidente avvilito al ruolo di maniaco sessuale che interpretava appieno la sua famosa frase: Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi; chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese. Risposta: “del sano sesso orale”. Ma per favore!

Che carrellata di miserie e che atrocità le scene degli aborti. Povera ragazza, povera ragazza. C’era bisogno di rimestare il fango? Ed è primo in classifica questo film, perché appaga la voglia di torbido di noi spettatori. Che sconfitta, che machismo, che schifezza.

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