Cronache dai Palazzi

Campagna elettorale finita. Domani si vota. Gli italiani che si recheranno alle urne, si auspica in molti, decideranno il destino del Paese. Un destino che ci si augura non sia nefasto e, in qualsiasi modo, ci si auspica sia uno scenario predisposto alla democrazia, in cui le diverse forze politiche al governo, ma anche coloro che saranno all’opposizione, abbiano come primo obiettivo il bene comune e gli interessi degli italiani.

Lavoro, istruzione, sanità, parità di genere, fino ad arrivare al più concreto caro bollette che in questo frangente sta martoriando l’Italia. Molti grandi temi sono stati i grandi assenti dei comizi di questa suggestiva campagna elettorale, molto probabilmente perché non avrebbero portato voti. La bellezza della democrazia è una bellezza fragile che tende a decomporsi facilmente qualora non venga curata nei minimi termini, qualora non ci accorga delle piccole variabili che fanno la differenza, come il fondamentale rispetto delle minoranze.

Ospite dell’Università di Princeton, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato che “la democrazia ha bisogno di ognuno di noi” in sostanza la democrazia “è un lavoro costante”. La presidente von der Leynen ha inoltre fatto riferito di un’azione del Parlamento europeo che una settimana fa ha approvato una relazione che condanna “i tentativi deliberati e sistematici del governo ungherese volti a minare i valori europei”. Il testo menzionato sottolinea che “valori come la democrazia e i diritti fondamentali sono a forte rischio”.

E a proposito del nostro Paese Ursula von der Leyen ha spiegato: “Il mio approccio è che noi lavoriamo con qualunque governo democratico che è disposto a lavorare con noi. So che a volte siamo lenti e che parliamo molto ma anche questo è il bello della democrazia. Dunque vedremo come vanno queste elezioni: anche le persone, a cui i governi devono rispondere, giocano un ruolo importante”.

Parole di condanna verso Mosca hanno riecheggiato anche a New York in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu. Il presidente Joe Biden ha commentato aspramente le “minacce nucleari rivolta all’Europa da Vladimir Putin, un uomo senza scrupoli che vuole negare all’Ucraina il diritto di esistere”. Biden ha inoltre definito “una farsa” i referendum per annettere i territori occupati. Sulla stessa lunghezza d’onda Mario Draghi, che ha parlato di “ferma condanna per una violazione ulteriore del diritto internazionale”. La guerra deve terminare al più presto ma “l’unica pace possibile sarà quella che vorranno gli ucraini”, ha ribadito Draghi, e non le condizioni imposte da Putin che, in un certo qual modo, provato dall’effetto “distruttivo e dirompente” delle sanzioni si ritrova con una macchina militare visibilmente depotenziata e “un’economia fortemente indebolita”.

Non specificando le prossime disposizioni a proposito di armi il presidente degli Stati Uniti si è limitato a dire che “una guerra nucleare non può essere vinta da nessuno”. In sostanza “la Russia, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha occupato con la forza uno Stato sovrano, violando i principi fondamentali fissati nella Carta delle Nazioni Unite”.

Fin dal 2 marzo di quest’anno, 141 Paesi su 193 (35 si astennero) votarono la mozione che censurava l’invasione dell’Ucraina. Cinque i Paesi contrari: Russia, Bielorussia. Eritrea, Corea del Nord e Siria. La Russia di Putin dovrà inoltre rispondere di “nuovi crimini” in quanto “a Izyum sono state rinvenute altre fosse comuni, dove erano seppelliti corpi che presentavano segni di tortura”. Per quanto riguarda le armi “abbiamo inviato aiuti militari per 25 miliardi di dollari e continueremo a farlo”, ma il sostegno alla nazione ucraina è e dovrà continuare ad essere corale infatti “oltre 40 Paesi hanno deciso di sostenere, con i propri soldi, l’Ucraina”. Biden ha inoltre rassicurato la Cina, nello specifico tranquillizzando Pechino sul Taiwan, riconoscendo “una sola Cina”, ossia la Repubblica Popolare guidata da Xi Jinping, “ma siamo contrari a qualunque alterazione da una parte e dall’altra”, ha sottolineato Joe Biden ammortizzando l’esito della visita della Speaker Nancy Pelosi il 2 agosto e aprendo una prospettiva di dialogo per il prossimo futuro.

In sostanza “non stiamo cercando un conflitto con la Cina, non vogliamo una nuova guerra fredda”, ha chiosato Biden esprimendo agli “avversari” cinesi la volontà di “trovare un terreno comune” per fronteggiare “le grandi emergenze mondiali” tra cui il cambiamento climatico, la pandemia, la scarsità di risorse alimentari in diverse Paesi nel mondo, in questo contesto Biden ha inoltre rilanciato il programma “Global Security Food” promosso da Stati Uniti, Ue e Unione Africana, annunciando un contributo supplementare di 2,9 miliardi di dollari oltre ai 6,9 miliardi già messi a disposizione per l’obiettivo alimentare.

La guerra, in definitiva, è stata la grande assente in questa ultima campagna elettorale, presente solo in parte attraverso la questione scomoda del caro bollette, dei superprofitti e delle sanzioni. Il problema comunque permane e la nuova squadra di governo che arriverà a Palazzo Chigi nelle prossime settimane si ritroverà la questione sul tavolo tra le tante altre. Il Paese legale dovrà per forza di cosa tornare a riconnettersi con le necessità e le urgenze del Paese reale martoriato su diversi fronti.

Nel frattempo, a proposito di urgenze, la Commissione europea, dopo un’analisi approfondita di ogni singola misura, ha approvato la seconda rata di 21 miliardi (10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti) del Pnrr a favore dell’Italia. Entro settembre dovrà infine pervenire al Parlamento europeo lo stato di avanzamento e di attuazione del Piano. Per il secondo semestre vi sono altri 55 obiettivi da portare a termine entro dicembre 2022 così da poter accedere alla terza tranche di fondi.

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