La telenovela

Giorgia Meloni l’ha definita, impietosamente ma giustamente, ”la telenovela della sinistra”. Gli andirivieni delle alleanze e rotture nel microcosmo della sinistra italiana non è però divertente: è soltanto patetico. Enrico Letta ha provato, con santa pazienza, ad incollarne i vari spezzoni ma questi si sono puntualmente scollati. Il centro sinistra, con la sua infinita capacità di farsi del male, ha fornito l’ennesimo spettacolo di distruzione e di egomanie. Questa volta è stato Carlo Calenda a rimangiarsi la parola data e a fare lo strappo.

In realtà, si potrebbe dire “la mosca che tossisce”. Chi è Carlo Calenda? Cosa ha fatto di importante nella vita? E, soprattutto, quanto apporterebbe, e quindi quanto toglie, al centro sinistra? L’unico suo successo è stato finora quello di stare per un po’, abusivamente, al centro dell’attenzione e apparire persino importante.

Non si può che ammirare e compatire Enrico Letta, costretto a tener a bada la muta disordinata dei suoi improbabili alleati. Forse è anche un po’ colpa sua: come sperare di tenere insieme gente diversissima, come un qualsiasi Fratoianni e un qualsiasi Calenda, il cui ego è proporzionato solo alla loro nullità. L’impressione netta è comunque che, di fronte a una destra che per ora resta unita ed è favorita nei sondaggi, Letta e i suoi (precari) alleati abbiano già perso. Questo si legge non solo nei numeri, ma nello sguardo del leader del PD, che è una persona seria e responsabile, e sotto ogni aspetto onesta, ma di carisma ne ha, davvero, pochino.

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