L’Ucraina e l’Europa

La decisione del Consiglio Europeo di concedere all’Ucraina (e alla Moldavia) lo status di “paese candidato” all’UE ha senza dubbio una grande rilevanza politica. È solo l’inizio di un negoziato di adesione che sarà lungo e non facile, ma è comunque l’inizio necessario e, venendo nelle circostanze attuali, mette il sigillo alla vocazione europea degli Ucraini, che dette origini alle grandi manifestazioni della Piazza Maidan nel 2014, con la conseguente fuga dell’allora Presidente pro-russo (Putin rispose annettendosi la Crimea).

Però il gesto, per quanto importante, è insufficiente. Giorno dopo giorno assistiamo all’avanzata delle truppe dei barbari, che distruggono città intere, uccidono civili a migliaia e obbligano milioni di ucraini a lasciare le case e la patria. Assistiamo anche alla tenace, eroica resistenza degli Ucraini, ma abbiamo la sensazione che non potrà continuare indefinitamente, se ai coraggiosi guerrieri non vengono fornite le armi di cui hanno bisogno. Il vero modo di aiutare l’Ucraina e difendere democrazia e futuro dell’Europa civile è dare a Kiev ciò di cui ha bisogno, e darglielo rapidamente e non con il contagocce. Altrimenti, inevitabilmente, il male, l’aggressione, il despotismo megalomane, finiranno con l’averla vinta. Su quelle che saranno sempre più desolate macerie di un Paese sovrano e che ora ha fatto un passo in avanti per unirsi al resto dell’Europa a cui si sente di appartenere.

Non ci illudiamo: non saranno le equivoche invocazioni di pace (equivoche perché non designano chiaramente colpevole a vittima), come quella recente del summit dei BRICS, tra cui pure ci sono paesi democratici come l’India, il Sudafrica, il Brasile. Se l’UE in quanto tale non può del tutto provvedere ai bisogni ucraini, il compito spetta alla NATO, che terrà a fine mese il suo vertice a Madrid. Se da questa riunione non viene una risposta chiara e concreta alle barbarie putiniane, allora tutto diventa enormemente difficile. E se guastafeste come Erdogan od Orban mettono i bastoni fra le ruote, gli altri, almeno i più grandi, come USA, GB, Germania, Francia, ma anche Italia e Polonia, vadano avanti lo stesso, senza timore.

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