Cronache dai Palazzi

L’Ucraina inizierà il suo percorso per entrare a far parte dell’Unione europea. Il Consiglio europeo ha conferito all’Ucraina lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Ue, così come a Moldavia e Georgia, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Le istituzioni europee hanno inoltre ripreso in considerazione una possibile “prospettiva europea” per i Paesi dei Balcani.

“È un passo straordinario nella storia dell’Unione”, ha affermato il premier Draghi. Per l’Ue si tratta di un vero e proprio “salto identitario”, un momento storico fondamentale in cui l’Unione europea acquisisce un’identità diversa, più forte e peculiare. La calamita dell’Europa è la libertà e i Paesi che ne sono attratti vogliono realizzare per l’appunto il loro sogno di libertà, vogliono poter scegliere tra una libertà vigilata e una libertà piena, di fatto e sostanziale.

“Questo è un momento determinante, è una bellissima giornata per l’Europa”, ha affermato a sua volta la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a ridosso della decisione, aggiungendo: “I leader europei concedono a Ucraina, Moldavia e Georgia una prospettiva europea. Non ci può essere un migliore segnale di speranza per i cittadini di questi Stati.”. Ovviamente è l’inizio di un lungo percorso e “questi Paesi dovranno fare i compiti a casa prima di passare alla prossima fase”, prima dell’adesione “ma sono sicura che faranno il massimo per attuare le riforme. Non solo perché sono necessarie per il cammino europeo ma soprattutto perché sono buone per i Paesi e i cittadini”, ha affermato la presidente von der Leynen. Si tratta di “una decisione che ci rafforza tutti, non solo Ucraina, Moldavia e Georgia ma anche l’Ue”.

Kiev ha ottenuto in breve tempo lo status di candidato all’Ue a causa dello stato di guerra ma la presidenza assicura: “Realizzeremo velocemente quanto richiesto”.

Sarà “un lungo cammino che percorreremo insieme”, ha scritto in un tweet l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell. “Il popolo ucraino appartiene alla famiglia europea. Il futuro dell’Ucraina è con l’Ue. Restiamo uniti per la pace”, ha ammonito Borrell. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Volodymyr Zelensky che ribadendo che “il futuro dell’Ucraina è all’interno dell’Ue” definisce anch’egli quello attuale un “momento unico e storico”, ringrazia “tutti i leader dei Paesi Ue” assicurando che la sua nazione farà “di tutto per realizzare velocemente il piano previsto che consentirà all’Ucraina di iniziare le trattative per l’adesione all’Ue”.Si tratta ovviamente soprattutto di un forte “messaggio politico” alla Russia di “unità e forza” dell’Unione europea.

Quando un Paese ottiene lo status di candidato ufficiale l’Unione europea deve accertarsi che sia effettivamente pronto per diventare membro, che sia nelle condizioni di rispettare tutte le leggi europee in diversi ambiti: dall’indipendenza dei tribunali e della magistratura; l’allineamento del regime fiscale e le leggi sulla libertà di stampa, la concorrenza nel settore pubblico e privato. Occorre inoltre dimostrare rispetto per le minoranze e rimuovere le oligarchie, alti standard di democrazia e un solido stato di diritto.

I leader Ue hanno iniziato a discutere anche della creazione di una Comunità politica europea, una proposta messa in campo tempo fa dal presidente francese Emmanuel Macron affinché l’Ue potesse allargare il proprio perimetro accogliendo Paesi che, come l’Ucraina, condividono i valori dell’Europa ma non hanno ancora acquisito tutti i requisiti per poter entrare a far parte dell’Unione.

Sul fronte europeo si discute inoltre di tetto del gas, e per quanto riguarda i rifornimenti energetici si puntualizza che occorre puntare sulle rinnovabili più che sui combustibili fossili. Il Consiglio europeo non ha ammesso la proposta di Mario Draghi sul tetto del gas e in conferenza stampa a Bruxelles il premier italiano ha amaramente affermato che “a ottobre potrebbe essere troppo tardi”, in particolare “se avvengono altre cose sul mercato energetico”, ossia se la Russia taglierà le forniture di gas o se i prezzi dovessero salire ulteriormente. Ma per ora il Consiglio europeo rimanda il discorso ad ottobre concludendo che il tetto del gas può attendere.

Non ci sarà quindi un vertice straordinario a luglio per decidere un price cap e la proposta del governo italiano, sostenuta dal presidente francese Emmanuel Macron, viene in sostanza rimandata all’autunno. “Sui prezzi dell’energia i Paesi sono molto esitanti ad agire, ho chiesto un Consiglio straordinario sull’energia a luglio ma mi è stato fatto notare che non abbiamo ancora uno studio sul quale discutere – ha spiegato il premier Mario Draghi – “alcuni Paesi hanno paura della reazione russa”. Nella risoluzione finale il Consiglio europeo invita la Commissione a stilare uno studio sull’argomento entro settembre per poi discuterne nel Consiglio di ottobre.

Per quanto riguarda la posizione della Germania, il premier italiano ha rilevato come sia passata da “un’obiezione di principio ad una apertura”. In definitiva Draghi è apparso non deluso ma nemmeno soddisfatto. Tra i Paesi scettici a proposito del tetto del prezzo del gas vi è l’Olanda non in linea con il price cap: “Non siamo contro, ma non siamo nemmeno favorevoli a un tetto al prezzo dell’energia perché pensiamo che gli effetti negativi superino quelli positivi”, in sostanza “sulla base delle prove che abbiamo, pensiamo che potrebbero non funzionare” ha affermato il premier olandese Mark Rutte, in conferenza dopo il vertice a Bruxelles.

“Abbiamo chiesto alla Commissione europea di elaborare un report sugli effetti che questa scelta politica può avere sulla nostra sicurezza energetica”, e “solo quando il lavoro della Commissione sarà terminato prenderemo una posizione comune”, ha ammonito Rutte con la convinzione che occorre procedere “passo dopo passo” e “day by day”. In definitiva il punto è questo: “Alla luce dell’utilizzo dell’energia come arma da parte della Russia, richiamando le conclusioni del 30-31 maggio, il Consiglio europeo invita la Commissione a perseguire i suoi sforzi per assicurare una fornitura energetica a prezzi accessibili”. E in questo contesto nelle conclusioni del vertice di fine maggio tra le diverse possibilità veniva per l’appunto menzionato anche un tetto al prezzo del gas.

A proposito di price cap nel corso dei precedenti vertici i leader hanno “concordato di esaminarlo, abbiamo chiesto anche all’industria e agli esperti in merito”, ha spiegato Rutte puntualizzando che è tutto “in fase di valutazione”. Di tetto del gas se ne discuterà anche con gli americani a Schloss Elmau, in Baviera, nel corso del quarantottesimo vertice del G7 ormai prossimo (26-28 giugno 2022).

Nella geopolitica dell’energia tutto deve essere ponderato. Per il premier Draghi occorre essere oggettivi e l’esecutivo italiano continua a tessere una fitta rete diplomatica con vari partner attraverso operazioni che vengono definite di “allineamento”, sulla base del dialogo instaurato tra Italia, Francia e Germania durante la visita in treno in Ucraina la scorsa settimana. Senza focalizzarsi sul rinvio delle decisioni ad ottobre, pur non trascurando le reazioni dei vari Paesi timorosi nei confronti delle reazioni di Mosca, Draghi ha puntualizzato che occorre “più solidarietà, ma anche una risposta alle richieste di controllare il tetto sul prezzo del gas. Oggi la maggiore obiezione al price cap è la paura. C’è paura che la Russia tagli ancora le forniture, ma oggi Putin incassa più o meno le stesse cifre e l’Europa sta avendo difficoltà immense. Noi siamo stati molto rapidi, abbiamo assicurato una rete di fornitori all’Italia e siamo ottimisti che questo possa compensare il gas russo entro un anno, un anno e mezzo”. Non si tratta quindi di una sconfitta per il governo italiano ma solo di un rallentamento sul piano delle decisioni.

“Non mi sento deluso da questo Consiglio”, ha puntualizzato il presidente del Consiglio Mario Draghi, “le cose si stanno muovendo” e “non mi aspettavo di poter fissare una data precisa per un rapporto completo sulla questione dell’energia”, ha affermato il premier. La questione non riguarda esclusivamente le forniture di gas, ma anche l’elettricità che “oggi è prodotta in parte con il gas e in parte con le rinnovabili ma non importa quale sia la fonte perché tutta viene venduta in relazione al prezzo del gas, l’elemento più alto”, ha ricordato Draghi puntualizzando che tutto ciò “ha portato alla crescita delle bollette, per una componente dovuta a come il mercato dell’energia è stato disegnato tempo fa”. Draghi ha infine ricordato che il nostro Paese sta rapidamente riducendo i rapporti di dipendenza energetica con la Russia che nel 2021 era al 40% e oggi al 25%. “Le misure messe in campo già all’inizio della guerra cominciano a dare risultato”.

A proposito di allarme inflattivo il premier Draghi ha infine annunciato un incontro con le parti sociali che si terrà a breve, con l’obiettivo di proteggere e sostenere il potere di acquisto degli italiani: “Questo è importante ed essenziale per tanti aspetti, uno dei quali è anche la pace sociale e nelle relazioni industriali”.

Confindustria, nello specifico, ha presentato un piano al governo, in cui gli industriali teorizzano un razionamento dell’energia disponibile a partire dai consumi domestici già dal prossimo inverno, in quanto i riscaldamenti ai massimi sembra pesino più del doppio delle grandi utenze energivore.

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