Lettera aperta a Giorgia Meloni

Gentile Onorevole Meloni, ho servito l’Italia per oltre 40 anni, all’ONU, nell’UE e nella NATO, l’ho sempre appassionatamente amata e ne ho difeso gli interessi con le unghie e con i denti, e credo con onore. Quante volte ho cantato il nostro inno in occasioni solenni, e sempre con emozione! Perciò il Suo patriottismo mi è più che grato, anche perché lo sento sincero. Devo aggiungere che la Sua posizione sulla guerra in Ucraina mi è parsa, non solo giusta, ma ammirevole, venendo da una personalità di quella destra che, sotto sotto (come il suo alleato Salvini e lo stesso Berlusconi), amoreggia con Putin e si ostina a non capire che quello che è in gioco, al di là dell’avvenire di un paese che è stato aggredito e che viene ogni giorno selvaggiamente distrutto, con cadaveri di civili che si accumulano, donne violate, gente costretta a scappare, ma il futuro della democrazia e della libertà in Europa e quindi in Italia. Siamo, da fine febbraio a un crocevia: o prevale la forza bruta e con essa la barbarie, o prevale la civiltà alla quale apparteniamo.

Vorrei però chiederLe un altro passo avanti: accettare in buona fede che l’Europa è la nostra casa comune, senza la quale saremmo esposti alle peggiori intemperie. Vorrei che Lei accettasse il fatto che essere italiani con la mente e col cuore, significa essere europei e occidentali. Ho speso anni di lavoro e di vita come Capo del Segretariato di politica estera a Bruxelles (lontano predecessore di Borrell) e poi come Rappresentante Permanente presso la NATO. Conosco a fondo le due istituzioni, ne conosco ovviamente i limiti e i difetti, ma so quanto siano in realtà protese, l’una alla prosperità comune e alla difesa dei diritti civili, l’altra alla sicurezza collettiva, che sono reciprocamente funzionali. Sono convinto che si possa fare molto per riformare e migliorare l’UE, ma sempre “da dentro”. Scelte come quella britannica. O anche quella ungherese, non fanno che fratturare la forza di tutti gli europei e avviare il paese che le compie sul cammino dell’isolamento. So bene che la posizione inglese non è la Sua, so bene che se Lei fosse Presidente del Consiglio non ci farebbe uscire dall’Europa, e del resto Le mancherebbe l’appoggio parlamentare, ma sarebbe davvero meraviglioso se Lei lo dicesse chiaramente. E sarebbe meraviglioso se le Sue amicizie internazionali non si dirigessero verso regimi o partiti di estrema destra e filo-russi, come Orban o la Le Pen, ma si ampliasse a comprendere i nostri alleati e nostri partner veri.

Conosco Mario Draghi da una trentina di anni, ho lavorato con lui quando ero Direttore Generale degli Affari Economici alla Farnesina e lui Direttore Generale del Tesoro, e insieme abbiamo ripulito gli organi di assicurazione al credito per le esportazioni dalla corruzione che li infettava e avviato le grandi privatizzazioni. Lo stimo molto come persona integra, efficace, dalle idee chiare e con un alto senso dello Stato (quel senso, che si trova naturalmente tra i “grands commis de l’Ètats”). Ritengo che egli sia l’uomo giusto per questa fase difficile della nostra vita nazionale e che sia giusta la formula di maggioranza che lo appoggia, perché l’Italia non ha bisogno ora di contrapposizioni, ma di unità. Ma tra meno di un anno ci saranno le elezioni e tornerà il momento di un governo con una maggioranza “di parte”. Lei avrà allora, se i sondaggi si confermano, la Sua “chance”, e spero che Lei possa mostrare a tutto il Paese che Lei, non soltanto ama la Patria, ma ne conosce i veri interessi e ne ha una visione moderna e adattata ai tempi in cui viviamo.

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