Passaporti d’oro, verso uno stop della UE

Alla plenaria di marzo il PE ha votato una proposta per porre fine alla pratica dei cosiddetti “passaporti d’oro” consistente nel rilascio della cittadinanza UE in cambio di investimenti. Una nuova relazione a cura dalla commissione per le libertà civili sui programmi per la concessione della cittadinanza e del soggiorno in cambio di investimenti definisce tali schemi come “imprevedibili dal punto di vista etico, giuridico ed economico”. La relazione ha messo in luce la pratica per la vendita della cittadinanza attraverso schemi di investimento. Questi atti sono caratterizzati da requisiti di presenza fisica minimi o nulli e al tempo stesso offrono una “corsia preferenziale” per la residenza o lo status di cittadinanza in uno Stato membro rispetto agli ostacoli alla ricerca di protezione internazionale, migrazione legale o naturalizzazione attraverso i canali convenzionali. Una volta ottenuto il diritto di soggiorno o cittadinanza, i beneficiari possono godere immediatamente della libera circolazione all’interno dello spazio Schengen, è stato stimato che stimato che oltre 130.000 persone hanno ottenuto la residenza o la cittadinanza nei paesi dell’UE attraverso questi schemi con un investimento totale stimato in 21,4 miliardi di euro dal 2011 al 2019.

Attualmente sono tre i paesi che concedono la “cittadinanza in cambio d’investimenti (CBI – Citizenship by investment)”: Malta, Bulgaria (dove il governo ha presentato una legge per porvi fine) e Cipro (che prende in esame solo le domande presentate prima del novembre 2020). Mentre invece sono dodici paesi dell’UE a regolare la pratica di residenza tramite schemi di investimento. I livelli di investimento vanno da un minimo di € 60.000 a un massimo di € 1.250.000. Nel 2020 la Commissione europea ha avviato delle procedure d’infrazione nei confronti di Cipro e Malta, in merito al loro regime di concessione della cittadinanza attraverso schemi di investimento.

Ma la relazione mette in luce relazione come il fenomeno dello schema di concessione del passaporto in cambio di contanti interessa tutti i paesi dell’UE, poiché la decisione di uno Stato membro di concedere la cittadinanza tramite investimenti conferisce in modo automaticamente dei diritti negli altri paesi. Questi diritti comprendono la libertà di circolazione, il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali ed europee e il diritto di accesso al mercato unico delle attività economiche. Il pericolo dato dal fatto che i paesi dell’UE non si avvalgono sempre delle banche dati UE disponibili, omettendo così lo scambio di informazioni sull’esito di tali controlli e procedure. La mancanza di controlli comporta l’accoglimento di richieste di cittadinanza formulate da soggetti che non soddisfano i requisiti di sicurezza.

La questione è schizzata in primo piano a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i deputati hanno chiesto ai paesi dell’UE che adottano tali schemi di riesaminare l’elenco completo dei beneficiari e revocare quelli attribuiti ai ricchi russi, in particolare quelli legati a persone e aziende sanzionate. Il PE (con 595 voti favorevoli, 12 contrari e 74 astensioni) invoca l’impegno della Commissione e di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti per limitare l’accesso ai “passaporti d’oro” ai milionari russi con legami con il governo. In un tweet del 25 febbraio, la presidente del Parlamento Roberta Metsola ha affermato che: “Per lungo tempo il Cremlino ha pensato di potersi comprare l’ingresso in Europa. È tempo di chiudere ogni scappatoia e di porre fine al pericoloso fenomeno dei cosiddetti passaporti d’oro che forniscono accesso alla cittadinanza europea dalla porta sul retro. Per garantire che il denaro russo non diventi il ​​​​prossimo gas russo“.

La relatrice della relazione Sophia in ‘t Veld (Renew, NL) ha dichiarato: “L’asticella indicante ciò che conta a livello di investimento, è rimasta bassa per troppo tempo. La residenza nell’UE dovrebbe essere concessa solo a persone che stanno investendo nell’economia reale e di cui ci si può fidare come investitori legittimi, senza precedenti penali. La mancanza di controlli ha fatto sì che il tappeto rosso venisse srotolato sia per la corruzione che per il riciclaggio di denaro. Personaggi loschi hanno pagato ingenti somme di denaro l fine di ottenere l’accesso all’UE. A pagarne le spese sono state le comunità che non hanno beneficiato di queste somme, ma ne hanno subito la corruzione. I giornalisti che indagavano su alcuni dei soggetti richiedenti hanno dovuto affrontare conseguenze anche gravi. In vari modi, L’Europa intera sopporta il peso di queste pratiche scorrette che avvantaggiano marginalmente alcuni governi. Questi programmi servono solo a loschi individui che riescono così a entrare nell’Unione per vie traverse, visto che non possono farlo alla luce del sole. È ora di sbarrare questa strada, in modo da tenere fuori gli oligarchi russi e chiunque abbia soldi sporchi. I governi degli Stati membri si sono rifiutati di affrontare il problema, sostenendo che non si trattava di una questione UE, ma, alla luce di quanto sta accadendo, non possono più ignorarlo.

Non esiste solo il problema dei “passaporti d’oro”, ma anche quello dei “visti d’oro”, tramite i programmi di “soggiorno in cambio d‘investimenti (RBI – Residence by investment)”. Per contrastare questi pericolosi fenomeni, il Parlamento chiede norme UE per contrastare il riciclaggio di denaro, la corruzione e l’evasione fiscale, prevedendo, tra l’altro rigorosi controlli dei precedenti personali dei richiedenti (familiari e origine dei fondi inclusi); controlli obbligatori nelle banche dati dell’Unione e procedure di controllo nei paesi terzi; obblighi di comunicazione per gli Stati membri, compreso un sistema di “notifica e consultazione” per consentire agli altri paesi UE di sollevare obiezioni; requisiti minimi per i richiedenti di residenza fisica, coinvolgimento attivo minimo, qualità, valore aggiunto e contributo all’economia.

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