Prepotenza e viltà

Quello a cui stiamo assistendo giorno per giorno in Ucraina è uno spettacolo di orrore a cui in Europa eravamo disabituati dopo la sconfitta nazista: bombardamenti a tappeto, esodo forzato di donne e bambini, fosse comuni piene di cadaveri di civili. La Russia, si dice, ha cambiato strategia: l’obiettivo era prendere Kiev e far cadere Zelensky, sostituendolo con un governo burattino di Mosca. La fiera resistenza degli ucraini ha frustrato questo proposito, ora Mosca dice che il suo scopo è “liberare” il Donbass (cioè occuparlo e annetterselo di fatto). La tattica però è la stessa: evitare vilmente gli scontri frontali con la forza ucraine, usare invece aerei e missili, cioè combattere “a distanza”.

La prepotenza è il segno distintivo dell’azione del despota di Mosca. Isolato, si dice, forse malato, ma comunque sempre al comando. Una prepotenza di cui i dubbi o le simpatie di non pochi in Europa e la colpevole neutralità di Paesi come l’India, è rivoltante di servilismo e può essere suicida, se è giusta la previsione che il despota, se gli riesce questo colpo, ne tenterà altri contro i suoi vicini o ex domini.

Se l’Occidente non fa fronte come può, sotto la guida degli Stati Uniti, l’avvenire dell’Europa è molto in dubbio e nessuno ci autorizza a contare sulla pace mondiale.

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