Inflazione, pandemia e ripresa in Asia

Il Sud-est asiatico non è immune dai venti contrari globali emergenti. È probabile che il quadro di crescita generale della regione quest’anno sia misto; tuttavia, ci sono buone ragioni per ritenere che l’inflazione non intacchi le prospettive del continente.

L’Asia è in una posizione migliore per gestire la crescente pressione sui prezzi. Una serie di dati supporta la tesi secondo cui è probabile che la pressione inflazionistica in Asia sia più addomesticata. L’aumento dei costi di spedizione intra-asiatici è stato molto più contenuto rispetto ad altre regioni, grazie all’eccesso di offerta manifatturiera e alla spesa dei consumatori relativamente più debole. Un aspetto importante qui è ciò che questo significa in relazione alla politica monetaria: per la regione nel suo insieme, e’ prevedibile che la normalizzazione delle politiche avvenga a un ritmo molto più lento e con un’entità inferiore rispetto ai cicli precedenti e ad altre economie dei mercati emergenti.

In generale, le prospettive di inflazione più blanda dell’Asia si riducono a un semplice fattore: gli avanzi commerciali. Le economie della regione sono state in grado di massimizzare la produzione da esportazione per gran parte degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, l’impennata della domanda repressa in Asia dopo la riapertura non è stata così forte rispetto ad altre regioni, in particolare se confrontata con altre economie emergenti.

Fondamentalmente, l’aumento relativamente contenuto della domanda dei consumatori e la capacità in eccesso esistente significano che la pressione inflazionistica nel continente non sarà probabilmente così acuta come in altre parti del mondo, il che implica che la probabilità di una corsa folle per normalizzare la politica monetaria è molto inferiore.

Secondo Sue Trinh, Senior Global Macro Strategist di Manulife Asset Management, però “sarebbe falso dipingere un quadro roseo delle prospettive di crescita della regione dato che restano importanti sfide. È innegabile che le economie della regione hanno molta strada da fare per recuperare la produzione persa a causa delle interruzioni causate dalla pandemia”.

Singapore e Malesia potrebbero iniziare l’anno con un PIL al di sotto del trend, ma con un forte potenziale per recuperare la produzione perduta. A Singapore il ritmo di somministrazione delle vaccinazioni/richiamo ha consentito una riapertura calibrata; una ripresa su larga scala sembra quindi fattibile con un mercato del lavoro in miglioramento. In Malesia, un tasso di vaccinazione accelerato e una maggiore spesa pubblica in vista delle imminenti elezioni, ampiamente previste per la seconda metà dell’anno, dovrebbero sostenere la domanda interna.

L’attività economica in Vietnam invece è ripresa molto più rapidamente del previsto a seguito di ampie interruzioni degli stabilimenti nel terzo trimestre. Anche il sostegno fiscale continua senza sosta. Il parlamento del Vietnam ha approvato un pacchetto di incentivi del valore di circa il 5,5% del PIL del paese, con particolare attenzione all’assistenza alle imprese e ai lavoratori colpiti dal virus. In particolare, circa la metà del pacchetto è incentrata sull’aumento della spesa per infrastrutture per il 2022/2023. Gli investimenti diretti esteri in Vietnam dovrebbero sostenere il PIL per qualche tempo.

Nel complesso, è probabile che il quadro macro in Asia sia misto; tuttavia, è probabile che l’ambiente operativo sia più favorevole per determinate economie della regione.

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