Cronache dai Palazzi

Per i governatori delle Regioni un bollettino più esaustivo dovrebbe distinguere tra casi sintomatici e asintomatici, tra ricoverati per Covid e ricoverati per altre patologie nonostante siano risultati positivi al tampone. L’Istituto superiore di sanità chiarisce invece che “la definizione di caso deve includere tutti i positivi non solo chi ha sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione del gusto e dell’olfatto”. In sostanza “la sintomatologia è in evoluzione per via delle varianti”, quindi occorre essere vigili. “L’infezione spesso per i vaccinati è asintomatica, ma non sorvegliandola si limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche, e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione per età, stato vaccinale, comorbidità della popolazione. Inoltre non renderebbe possibile monitorare la circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, prevedere i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza anche per patologie diverse”.

L’Iss sottolinea inoltre che L’Ecdc (European centre for disease prevention and control), l’organismo europeo di prevenzione e controllo delle malattie, “non ha cambiato la definizione di caso utilizzata per la sorveglianza delle infezioni da Covid”. Una risposta chiara alla richiesta delle Regioni per quanto riguarda il rispetto delle linee guida europee. Nello specifico la definizione di “caso” che è stata impiegata per definire i parametri della sorveglianza epidemiologica non influisce sulle misure di autosorveglianza e quarantena, né tantomeno sulle norme relative all’isolamento.

Premendo sulla “semplificazione” i governatori hanno comunque chiesto a gran voce di eliminare dal bollettino i non sintomatici, che rappresenterebbero circa il 70 per cento del totale e di fare una distinzione tra i ricoverati, distinguendo i pazienti ricoverati per cause diverse ma positivi al Covid ed escludendoli dal calcolo dell’occupazione dei posti letto in area medica Covid.

Governo e Regioni sono al lavoro per definire i criteri da seguire nel conteggio dei ricoveri a causa del virus Sars-CoV-2. Per ora, per quanto riguarda la gestione dei casi Covid negli ospedali e le modalità con le quali devono essere conteggiati nei bollettini, le Regioni affermano di non aver ricevuto alcuna circolare dal ministero della Salute. Ogni eventuale modifica dovrà essere in ogni caso condivisa con Palazzo Chigi.

In una circolare il ministero della Salute ha a sua volta precisato che “nessun atto formale è stato disposto al momento da parte del ministero della Salute”. Inoltre “fermo restando quanto riconosciuto dall’Istituto superiore di sanità”, l’interlocuzione con le Regioni è “sempre aperta”. L’Iss ha spiegato che “l’importanza di monitorare i casi attraverso la sorveglianza non va confusa con i criteri con cui si decidono le indicazioni per casi e contatti”.

Secondo quanto emerge dal monitoraggio della Cabina di regia Iss-Ministero della Salute sul Covid-19 sono 13 le Regioni (o Province Autonome) che risultano classificate a rischio alto, 8 Regioni risultano classificate a rischio moderato. Il tasso di occupazione in terapia intensiva raggiunge il 17,5% rispetto al 15,4% di una settimana fa. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale supera il 27%, rispetto al 21% di una settimana fa, e raddoppia il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione. In forte diminuzione, inoltre, la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti (13% rispetto al 16% della scorsa settimana). In diminuzione anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (48% rispetto al 50% della scorsa settimana), in aumento invece la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (39% rispetto al 34%).

Il Cts ha inoltre dato il via al protocollo messo a punto nella riunione tra Governo e Regioni alla quale hanno partecipato anche i vertici del Coni e della Lega di Serie A. Il protocollo prevede il blocco dell’intero gruppo squadra nel caso si raggiunga un numero di positivi superiore al 35% dei componenti. Il suddetto protocollo ha infine l’obiettivo di individuare regole “sicure e condivise”, per “assicurare parità di trattamento e dare certezza al prosieguo delle attività sportive”. Il documento specifica inoltre che i soggetti positivi debbano rimanere in isolamento, monitorati e controllati in base all’attuale normativa. I contatti ritenuti invece “ad alto rischio”, a prescindere dallo stato vaccinale, devono essere sottoposti a test antigenico ogni giorno per almeno 5 giorni e hanno l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2, ad eccezione di quando si svolge l’attività sportiva. Per i “contatti a basso rischio”, infine, è prevista l’applicazione delle misure vigenti ed è raccomandato l’utilizzo della Ffp2.

Il ministro della Salute Speranza ha smentito la notizia per cui siano esclusi dal conteggio dei ricoverati in Area Medica Covid i pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse ma risultati comunque positivi al test per il virus Sars-CoV-2 e asintomatici. “Andremo avanti con la nostra proposta per cambiare il conteggio dei dati, che speriamo possa presto diventare realtà senza ulteriori indugi”, ha affermato il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Luca Zaia, presidente della regione Veneto ha invece ribadito l’esigenza di modificare “la definizione di caso Covid”. Anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova ha commentato la possibilità che si arrivi ad una modifica del conteggio dei casi asintomatici in ospedale: “Lo ripeto da un bel po’ di tempo chi è in ospedale ed è asintomatico per la patologia respiratoria da Covid, ma ha un tampone positivo senza però aver un nessun sintomo compatibile dovrebbe essere considerato alla pari di tutti gli altri malati. Deve essere isolato, chiaramente, ma non può essere considerato come patologia Covid e messo nel bollettino quotidiano”. In sostanza, se l’obiettivo è capire il livello di sostenibilità e di stress del Servizio sanitario nazionale di fronte alla pandemia occorrerebbe conteggiare solo i ricoveri dei pazienti sintomatici.

La difesa più potente per fronteggiare il Covid-19 resta il vaccino. Dopo l’obbligo per gli over 50 sono aumentate le dosi somministrate tantoché sono state sfiorate le 700 mila somministrazioni giornaliere. “Entriamo in una fase endemica nuova, con una crescita di casi ma un rapporto tra positivi e ricoverati radicalmente cambiato grazie all’altissimo tasso di vaccinazione”, ha sottolineato il ministro Speranza ribadendo che “i due terzi delle terapie intensive e il 50% dei reparti ospedalieri sono occupati da no vax”.

Per quanto riguarda la comunicazione dei dati il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha precisato che “il bollettino quotidiano deve rimanere, ma abbiamo bisogno di informazioni più accurate, con maggiore dettaglio per esempio sulle degenze”. Sileri ha inoltre specificato che “il positivo non è un malato, è uno che ha fatto il tampone. Distinguerli sarà il trend, ma forse farlo oggi, che circola ancora la Delta, è presto. In definitiva veicolare “più dati, in modo che la loro interpretazione ci aiuti a capire meglio l’andamento della pandemia, con meno ansia”, dovrebbe essere la strategia.

Dall’indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di sanità e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Kessler, in questo frangente in Italia risulta prevalente la variante Omicron stimata all’81%, con una variabilità regionale tra il 33% e il 100%, mentre alla Delta spetta il restante 19% del campione esaminato. Nell’indagine elaborata lo scorso 20 dicembre 2021 la presenza di Omicron era stata stimata pari al 21%. “Questi risultati, per quanto non privi di limiti e bias – viene spiegato nell’indagine rapida flash survey dell’Iss – mostrano una rapida diffusione della variante Omicron, in linea con quanto già descritto recentemente in altri Paesi Europei”. Però “non bisogna trascurare il fatto che la variante Delta co-circola nel Paese, sia pure con una prevalenza che sta diminuendo progressivamente nel tempo, che suggerisce uno svantaggio competitivo nei confronti di Omicron”. Nello scenario attuale, sottolinea l’Istituto superiore di sanità, “è necessario continuare a monitorare con grande attenzione, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali e con le indicazioni ministeriali, la diffusione delle varianti virali circolanti e/o emergenti, ed in particolare, di quelle a maggiore trasmissibilità e/o con mutazioni correlate ad una potenziale evasione della risposta immunitaria”.

L’indagine è stata portata a termine chiedendo ai laboratori delle Regioni e Province Autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Le Regioni/Province Autonome hanno selezionato il campione richiesto in maniera casuale fra i campioni positivi, rispettando dei criteri di rappresentatività geografica e, ove possibile, per fasce di età diverse. Sono stati sequenziati 2632 campioni e hanno partecipato all’indagine tutte le Regioni e Province Autonome, 120 laboratori regionali e il Laboratorio di Sanità Militare.

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