Green Book (Film, 2018)

Green Book di Peter Farrely fa incetta di premi, vince tre Oscar (miglior film, sceneggiatura originale, attore non protagonista), riscuote consensi critici e riceve un’ottima accoglienza da parte del pubblico. Si tratta di un buon lavoro, ambientato nel 1962, che porta avanti un discorso antirazzista ancora molto attuale. Viggo Mortensen e Mahershala Ali mettono in scena il singolare rapporto tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano, nato come accordo lavorativo per diventare amicizia. Tutto ispirato alla storia vera di Don Shirley e Tony Lip (pseudonimo di Frank Anthony Vallonga, attore e padre di Nick, uno sceneggiatore del film).

Pellicola on the road che si sviluppa da New York fino all’estremo Sud razzista statunitense, con Frank incaricato di fare da autista a Don, garantendo la sicurezza dei suoi concerti nei locali più segregazionisti d’America. Molte avventure e situazioni difficili vengono risolte con esuberanza dallo sfrontato italoamericano con amicizie mafiose, che spesso si fa prendere dall’istinto e rischia di rovinare tutto. Don Shirley vuol cambiare l’anima della gente andando a suonare il piano tra i bianchi più razzisti, ma quando gli viene negato prima di usare il bagno e infine di sedere al tavolo di un ristorante l’ingranaggio si spezza. Il pianista si ritrova insieme all’amico in un locale per neri a intonare note jazz afroamericane per accompagnare trombe e sax di un’orchestrina di colore. Il viaggio finisce con il ritorno a casa – avventuroso e in mezzo a una tempesta di neve – dopo la rottura del contratto per non aver suonato nell’ultimo locale del profondo sud nordamericano. Il viaggio è servito, comunque, perché due uomini così diversi – uno rozzo e manesco, l’altro colto e raffinato – sono diventati amici. Shirley finisce per passare la notte di Natale a casa di Tony, in mezzo a italiani in odore di mafia, altrettanto disprezzati ed emarginati dai veri americani e relegati nel loro quartiere periferico.

Un film costato 23 milioni di dollari, ripagato da grandi incassi. Ottimi gli attori. Viggo Mortensen è ingrassato 20 chili per interpretare un italiano irruente e mangione, senza regole, amante del pollo fritto, della birra e dal cazzotto facile. Mahershala Ali è inappuntabile nei panni del pianista nero omosessuale, antirazzista, ricco e colto, tremendamente solo. La famiglia e gli amici di Tony parlano un italiano gergale che nel doppiaggio viene reso con il dialetto siciliano. Un coacervo di generi, sceneggiato benissimo, con il solo difetto della troppa prevedibilità; fotografia luminosa negli ampi spazi diurni e cupa nei notturni tenebrosi, panoramiche suggestive, carrelli intensi, sequenze in interni molto teatrali.

Un’opera compiuta e risolta, un film che è un romanzo di vita, una storia vera e vibrante. Passato in Prima Tv su Rai Uno. Recuperabile su RaiPlay.

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Regia: Peter Farrelly. Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga. Fotografia: Sean Porter. Montaggio: Patrick J. Don Vito. Musiche: Kris Bowser. Scenografia: Tim Galvin. Produttore: Jim Burke, Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallonga, Charles B. Wessler. Produttore Esecutivo: Steven Farneth, Kwame Parker, John Sloss, Octavia Spencer. Casa di Produzione: Dreamworks Pictures, Innisfree Pictures, Participant Media, Wessler Entertainmnet. Distribuzione Italia: Eagle Pictures. Durata: 130’. Genere: Biografico, drammatico, storico, commedia, musicale. Paese Produzione: USA, 2018. Lingua: italiano, inglese. Interpreti: Viggo Mortensen (Frank “Tony Lip” Vallelonga – doppiato da Pino Insegno), Mahershala Ali (Don Shirley), Linda Cardellini (Dolores Vallelonga), Mike Hatton (George), Don Stark (Jules Podell), Sebastian Maniscalco (Johnny Venere), P.J.Byrne (produttore discografico), Brian Stepanek (Graham Kindell), Iqbal Theba (Amit), Dimiter D. Marinov (Oleg).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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