Haugen (ex Facebook), audizione al PE

Gli ultimi venti anni sono stati caratterizzati da uno sviluppo del mondo online: basti pensare all’avvento di tutte le nuove tecnologie e imprese, dei nuovi modi di lavorare, di fare shopping, di prenotare una vacanza o ancora di ordinare cibo online o di acquistare abbonamenti per i trasporti. La direttiva sul commercio elettronico, ovvero il caposaldo del mercato unico digitale, è stata adottata nel 2000, quando le piattaforme come Amazon, Google e Booking.com erano appena agli inizi, e quelle come Facebook, Airbnb e Instagram non esistevano neppure. L’UE vuole riprendere l’iniziativa per uniformare queste aree a livello europeo e per stabilire delle norme per il resto del mondo. La Commissione europea ha proposto due iniziative legislative per aggiornare le norme che disciplinano i servizi digitali nell’UE: il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA). Costituiscono un unico insieme di nuove regole applicabili in tutta l’UE per creare uno spazio digitale più sicuro e più aperto. Il DSA e il DMA hanno due obiettivi principali: creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali; stabilire condizioni di parità per promuovere l’innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale. Il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha detto: “L’Europa è seriamente intenzionata a regolamentare ciò che sembra ancora un far west digitale. La velocità è tutto: abbiamo bisogno che il pacchetto di proposte Ue per regolamentare le Big Tech sia adottato nella prima metà del 2022. Abbiamo visto l’impatto che le principali piattaforme possono avere sulle nostre democrazie e società, compreso il benessere dei nostri figli. Con il Digital Services Act (Dsa), ora disponiamo degli strumenti per ritenere le piattaforme responsabili della trasparenza degli algoritmi, dell’utilizzo dei dati e della mitigazione dei rischi. L’Ue deve restare estremamente ambiziosa nella sua risposta. I maggiori sforzi di lobby a cui abbiamo assistito da parte delle Big Tech sono vani: non permetteremo agli interessi aziendali di interferire con il maggiore interesse del popolo europeo.

Ultimamente si è parlato spesso di come i giganti del web siano cresciuti troppo divenendo centri di potere mediatici in grado di condizionare la vita dei cittadini e orientare la politica dei paesi. C’è da chiedersi dove fossero i politici, che adesso puntano il dito sul troppo potere nelle mani delle Big Tech, quando hanno consentito a Microsoft di acquistare Skype e Linkedin, a Facebook di fare altrettanto con Instagram e WhatsApp, tanto per ricordare i casi più eclatanti. Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica è ancora la creatura di Mark Zuckerberg a tornare al centro delle attenzioni delle autorità di controllo, con il caso di Frances Haugen. Ex-dipendente di Facebook, ha rivelato quello che è, in realtà, sotto gli occhi di tutti. Gli algoritmi di Facebook premiano l’engagement e spingono ai margini le persone con interessi generali, i contenuti che hanno interazioni e seguito, vengono messi in evidenza dalla società di Menlo Park, e la pubblicità su questo tipo di prodotto costa da 5 a 10 volte meno delle altre. Peccato che questi post siano anche quelli che incitano all’odio, alla violenza, e che Facebook pur essendone al corrente, non usi dei moderatori in questi casi, premiando il business rispetto la responsabilità sociale.

La sicurezza in rete è una delle priorità per il Parlamento europeo. Gli eurodeputati sono al lavoro su nuove norme, per rendere il mondo digitale più sicuro per gli utenti dell’UE e per garantire un regime di concorrenza che consenta a più aziende di svilupparsi, per questo Frances Haugen è stata chiamata per un’audizione di fronte al PE. La whistleblower ha raccontato come “Le attività di Facebook creino divisioni nelle comunità e indebolisca le nostre democrazie, e come questo sia noto all’interno della compagnia che però ha deliberatamente deciso di non tenere contro delle indagini interne per continuare ad anteporre il profitto alla salute e la sicurezza delle persone. Il problema risiede principalmente nella segretezza con cui Facebook viene amministrato che determina il fatto che nessuno all’esterno di Facebook, neanche governi e autorità, sappiano cosa succeda realmente all’interno. Per le autorità condurre indagini interne a Facebook è impossibile, poiché l’accesso ai dati comporterebbe la violazione del segreto di mercato, ma ciò determina una situazione in cui Facebook è il solo giudice di sé stesso e dei suoi problemi e ciò non è più sostenibile. Davanti a questo le democrazie devono fare ciò che hanno sempre fatto quando il mercato gli sfuggiva di mano, ovvero imporre regole”, ha spiegato la Haugen. Se la Dsa verrà applicata nel modo giusto l’Europa ha il potere di cambiare le cose. Non potrei essere più grata all’Ue che ha preso sul serio questo problema, la Dsa può essere lo standard aureo del mondo digitale e ispirare gli altri Paesi, inclusa l’America, a salvare le nostre democrazie“.

Christel Schaldemose (S&D, Danimarca), relatrice della legge sui servizi digitali (DSA), ha affermato: “L’audizione della Haugen è importante per due ragioni. Innanzitutto, ritengo che tutti gli utenti di Facebook dovrebbero conoscere e capire, nella massima misura possibile, il modello aziendale e le scelte che stanno dietro al funzionamento della piattaforma. In secondo luogo, queste rivelazioni avranno un impatto sulla DSA e di conseguenza sugli utenti europei di Facebook e di altre piattaforme, in un futuro prossimo“.

Andreas Schwab (EPP, Germania), responsabile della legge sui mercati digitali (DMA), ha dichiarato: “Facebook ha un ruolo enorme nella società contemporanea. Mostra agli utenti annunci e contenuti politici basati sui nostri dati personali e le sue regole possono cambiare il volume delle camere di risonanza. In democrazia, esistono delle leggi per i contenuti politici offline e a farle sono i politici eletti, non le aziende private” ha continuato sottolineando la necessità di regolamentare la pubblicità politica online. “Io ritengo che i sistemi di raccomandazione non debbano essere basati sulla profilazione involontaria per default. Se gli utenti vogliono raccomandazioni basate sulla profilazione da parte della piattaforma, tale richiesta deve essere formulata chiaramente, attraverso un consenso informato. La legge sui mercati digitali assicurerà che i dati personali vengano usati per propaganda politica solo qualora gli utenti abbiano prestato il proprio consenso. Non possiamo avere un altro caso ‘Cambridge Analytica 2.0’ dove i dati personali vengono abusati a scopo politico. La legge sui mercati digitali avrà un ruolo nel regolamentare i contenuti illegali. Inoltre, alla fine del 2021, l’UE proporrà una legge sulla propaganda politica online e sulla disinformazione. La Commissione deve sbrigarsi a effettuare la propria proposta; la denuncia della signora Haugen ci ha dimostrato che non possiamo più aspettare“.

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