La nuova Guerra fredda

Le tensioni tra Stati Uniti e Russia non hanno fatto che aumentare in queste ultime settimane. L’Amministrazione Biden ha imposto nuove sanzioni a Mosca come castigo per le interferenze nella campagna elettorale americana e Mosca ha reagito con la classica espulsione di diplomatici USA. Come si ricorderà, agenti russi furono accusati durante la campagna del 2016 di essere all’origine di vasti interventi nelle reti sociali a favore di Trump. Putin lo negò, Trump stesso (com’era da attendersi) svalutò vergognosamente i rapporti delle agenzie di intelligence americane, poi il famoso “Rapporto Muller” confermò tutto quanto, pur affermando di non aver potuto identificare una diretta relazione tra i russi e Trump personalmente (a mio modo di vedere, Muller mancò di coraggio: se ne avesse avuto, l’era Trump sarebbe finita molto prima).

Ci si può chiedere perché ora Biden rispolvera questa faccenda. Il fatto è che da parte russa si sta facendo di tutto per ritornare a un clima di nuova guerra fredda. Non parlo tanto degli episodi di spionaggio, tipo Biot, ma, ben più grave, della crescente minaccia militare sull’Ucraina. Il Presidente ucraino ha denunciato una forte concentrazione di truppe russe ai confini del Paese e chiesto ansiosamente il supporto della NATO. Il Segretario Generale dell’Alleanza, Stoltenberg, ha reagito con un forte invito alla Russia a ritirare le sue truppe. Portavoci del Kremlino hanno dichiarato che si tratta di una risposta “alle intenzioni della NATO d’inviare truppe nei Paesi baltici confinanti con la Russia”. Come si vede, tipico atteggiamento da era sovietica. Senza più lo scudo – o la scusa – dell’ideologia, Putin sta giocando un gioco pesante di intimidazione e di potere. Negli sciagurati quattro anni trumpiani ha potuto avanzare senza danni. Ora l’Amministrazione Biden sembra decisa a mettere un freno, o almeno, a far pagare care, le invadenze putiniane.

Fin dove si arriverà, non è chiaro per ora. L’ambizione dell’Ucraina di entrare nell’Alleanza è, certo, comprensibile e legittima, ma una nuova adesione è un processo non semplice, che tra l’altro richiede la ratifica di tutti i Parlamenti degli attuali Paesi membri della NATO. Nel frattempo, la Russia può tentare di bloccare questo processo, che dal suo punto di vista suona sicuramente come una provocazione.

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