La forza delle fake news

Le fake news esistono da sempre, forse da quando un uomo della pietra, dopo aver visto un fulmine colpire un albero e dar vita al primo fuoco raccontò ad altri cavernicoli di essersi imbattuto in un enorme essere con sembianze umane che aveva incendiato l’albero toccandolo. Uno degli spettatori ripeté il racconto specificando che l’essere aveva emesso il fuoco dalla bocca. Ed ecco nate in un colpo solo la leggende di Zeus tonante e dei draghi che poi divennero rapitori di bellissime principesse. Dalla bufala alla leggenda il passo è breve e tutti noi abbiamo creduto anche a quelle spudoratamente meno attendibili ad iniziare dall’esistenza di un uomo vestito di rosso, con una folta barba bianca che ogni anno, e solo il 25 dicembre, compie il giro del mondo per portare giocattoli ai bimbi buoni discriminando quelli cattivi. Babbo Natale politicamente scorretto anche perché maltratta delle povere renne ed è anche causa di traumi ben peggiori di una bocciatura scolastica quando qualcuno ha scoperto che non esiste il simpatico vecchietto.

Le fake si propalano fin dall’epoca in cui qualcuno credeva che la donna più bella del creato fosse tale Venere, convinto dall’eloquenza di un conoscente che non cessava di magnificare le lodi della sua meravigliosa amante denigrando ogni altra donna, mentre Ercole era probabilmente il campione di braccio di ferro di tutte le taverne di Sparta. In quegli anni il passa parola lasciava tuttavia questi fenomeni circoscritti localmente e permetteva ad ogni città di godere dei propri miti e di un Dio per ogni occasione: l’antenato della moderna fabbrica dei santi.

Oggi le notizie si muovono in frazioni di secondo su tutto il globo e, purtroppo, è sempre più difficile trovare nelle persone quella minima capacità cognitiva e di dubbio che imporrebbe il vaglio delle informazioni, iniziando dalla fonte e dalla sua attendibilità. Oggi chiunque ha a disposizione un numero innumerevole di strumenti per gridare il proprio pensiero, senza controllo alcuno. Ecco quindi che l’inventore della cura contro il cancro a base di zenzero e bacche di cerfoglio può usare più canali di un Ted Turner qualsiasi. Mentre infatti quest’ultimo ha a disposizione solo la CNN e qualche canale della Warner, il signor Pinco Pallino può rendere edotta il mondo di come Darwin ed Einstein abbiano sbagliato tutto scrivendolo su Facebook, Twitter, Instagram, WeChat, TikTok, Linkedin ed almeno un’altra decina di social oltre ai video su YouTube e farlo girare su tutti i sistemi di messaggistica gratuita. Magari creandosi qualche decina di identità a loro volta false. Oltretutto con poca spesa: bastano uno smartphone e una rete Wi-Fi.

E sempre rispetto a Ted Turner che per essere ascoltato deve offrire un’informazione di qualità, pagando giornalisti e operatori che usano sofisticate apparecchiature, il nostro diffusore di terrapiattismo può contare su un tam tam di utenti che, per gioco o perché ci credono, diffondono a loro volta il verbo dei novelli paladini del libero pensiero. Non è da tutti avere un pubblico di quasi cinque miliardi di persone pronto a condividere, mettere like, distorcere e commentare l’idea di camminare all’indietro come salvezza dell’anima o diventare respiriano e nutrirsi solo di luce per salvare il pianeta. E oltre ai creatori di vere e proprie bufale, meritano una menzione anche gli artisti della disinformazione vera e propria che aprono siti solo per dire peste e corna di chiunque osi avere un’idea.

Internet è una piazza virtuale alla quale chiunque ha accesso e da più parti se ne invoca l’assoluta libertà di uso, senza forme di controllo o di intervento, salvo poi approvare la chiusura degli account di chi la pensa diversamente: la vicenda della chiusura dei canali di Donald Trump dovrebbe essere un monito ma, allo stesso tempo, gli interventi apparentemente fuori dal coro di Massimo Cacciari e di Angela Merkel non devono essere sottovalutati. In una vicenda che vedeva contrapposte Facebook e Casapound la Giustizia Italiana ha censurato il comportamento del social e posto in evidenza come le decisioni unilaterali di un’impresa privata non devono toccare spazi ormai assurti a piattaforme di partecipazione al dibattito politico e, aggiungiamo, alla democrazia.

Ma si avverte sempre più il bisogno di porre limiti e parametri alla Rete da parte di organismi sovranazionali condivisi, senza magari attendere che le strilla di un invasato diano origine ad una rivolta o che muoiano persone che hanno creduto in cure palliative lette sul sito di chi si autoproclama salvatore dell’umanità.

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