Mattarella, richiamo alla responsabilità

Il discorso di fine anno del Presidente Mattarella è stato veramente all’altezza delle circostanze create da questo anno tremendo. La gratitudine per gli operatori sanitari e la solidarietà per tante sofferenze create dalla pandemia erano scontate, ma non per questo meno giuste e benvenute (basta pensare, in senso opposto, al cinismo di un Trump, che non ha avuto una parola di compassione per le vittime del Covid-19, più di 327.000 negli Stati Uniti, ossessionato com’è dai suoi ultimi, pazzeschi tentativi di restare alla Casa Bianca). Retorica, forse, ma la gente ha bisogno anche di questo nei momenti peggiori.

Dal punto di vista sostanziale, mi paiono da mettere in rilievo i temi che, del resto, la stampa ha in generale saputo cogliere: la vaccinazione come un fatto di responsabilità, un dovere (non un obbligo legale, quindi, ma morale). Un’affermazione non inutile, se si pensa ai tanti negazionisti, la cui ottusità, o malafede, può danneggiare seriamente l’uscita dalla pandemia; il forte richiamo alla solidarietà nazionale, come unica strada per superare la crisi sanitaria ed economica e tornare alla crescita; l’invito a concentrare tutti gli sforzi nel 2021 sulla ripresa e quindi a non disperdere le risorse offerte dal Recovery Fund europeo; in questo quadro, l’invito a mettere l’interesse comune al di sopra di tutto, superando illusori interessi di parte, appello, o monito, più che opportuno, viste le beghe che percorrono l’interno della stessa maggioranza di governo: la menzione del ruolo centrale assunto dall’UE in quest’anno di crisi, mettendo i valori al di sopra degli interessi (forse Mattarella avrebbe dovuto andare più in là, come ha fatto il Presidente francese Macron ricordando, nel suo discorso di fine anno, che il futuro della Francia è soprattutto nell’Europa).

Il discorso di Mattarella è stato ascoltato da oltre 15 milioni di persone, cioè il 64% dello “share” e ha riscosso ampi consensi, almeno a parole, da Zingaretti alla Meloni. Serviranno i suoi richiami alla responsabilità, da un livello così alto, a convincere una classe politica che in genere “vola basso”? Lo spero, pur credendoci poco.

Una nota abbastanza triste in tutto questo: parlando del 2021 come del suo ultimo anno di mandato, il Presidente ha chiaramente indicato di non aver nessuna intenzione di ricandidarsi nel gennaio 2022. È corretto che lo abbia fatto, perché una democrazia compiuta vive anche di alternanza ai vertici delle istituzioni e questa alternanza è stata sempre rispettata nella storia della Repubblica (con una sola eccezione) e in genere tutti gli occupanti del Quirinale l’hanno tranquillamente accettata e solo Pertini lasciò intendere che riteneva di dover essere rieletto. La sola eccezione, come sappiamo, è stata quella di Giorgio Napolitano nel 2013. Lui aveva esplicitamente detto di escludere la rielezione e aveva già cominciato a svuotare l’ufficio delle sue carte personali. Dovette accettare di restare, su richiesta dei maggiori partiti, come unica via per uscire dalla situazione di stallo creata dalle elezioni del 2013 e dalla rivolta interna nel PD, che bloccò l’elezione di Romano Prodi. Lo fece limitando nel tempo il suo mandato, che difatti lasciò dopo meno di due anni. Esempio, come quello ora dato da Mattarella, di disinteresse personale e attaccamento alle regole democratiche.

Peccato, però. Mattarella ha svolto finora il suo ruolo con grande equilibrio, imparzialità e rispetto delle istituzioni, senza tuttavia abdicare ai suoi poteri-doveri costituzionali, come quando ha bloccato la nomina di un Ministro dell’Economia antieuro e anti UE (Savona, poi meritatamente scivolato nell’oblio) e sapendosi porre come un riferimento centrale per il Paese.

Sarà davvero necessario l’aiuto di quello che anni fa ho definito “lo Spirito Santo repubblicano” per trovare un successore alla sua altezza.

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