EBA e BCE a favore del credito

La BCE ha annunciato in questi giorni l’aumento del PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), il programma di acquisto bond, per ulteriori 500 miliardi arrivando a un totale di 1.350, prolungandolo fino a marzo 2022. Gli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività (App) continueranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro. La Bce ha lasciato, come da attese, i tassi d’interesse invariati: il tasso principale rimane a zero, il tasso sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25%.

Un fiume di denaro che dovrebbe riversarsi su imprese e consumatori per avviare la ripresa. Ma proprio qui potrebbe bloccarsi la catena di trasmissione scontrandosi con i vincoli che hanno finora frenato l’erogazione del credito da parte delle banche, costrette dalle norme a rafforzare la propria solidità patrimoniale. Un principio sacrosanto, visti i tanti fallimenti recenti degli istituti di credito, ma impedisce che i fondi stanziati arrivino a destinazione. Proprio per questo l’Autorità Bancaria Europea ha prolungato al 31 marzo 2021 le linee guida che sospendono la riclassificazione automatica dei crediti per i prestiti con moratoria, nell’ottica di tenere aperti i rubinetti del credito. Letta così la cosa pare essere un qualcosa di confinato nel grigio e severo mondo della normativa bancaria, ma si tratta invece di quello che tutti aspettano e dell’ossigeno necessario all’Italia e all’Europa. La crisi economica seguente quella sanitaria, il lockdown, la caduta della fiducia dei consumatori, l’aumento tragico della disoccupazione, hanno lasciato all’Italia un’eredità da € 100 miliardi di crediti deteriorati, tra sofferenze e incagli nel 2021 porteranno a 385 miliardi le esposizioni a rischio, per un tasso di default del 2,8% (1,3% del 2019), e con ulteriore incremento nel 2022.

Nel 2021 dovrebbe entrare in vigore il nuovo framework bancario Basilea4 che introduce nuovi e più stringenti limiti e norme al credito e prevede una maggiore solidità patrimoniale in essere agli istituti di credito. L’assunzione di credito vede una maggiore attenzione e classificazione dei NPL (non-performing loans ovvero i crediti deteriorati) in base ai parametri normati dai quattro regolamenti emessi dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Comité de Bâle sur le contrôle bancaire o Basel Committeeon Banking Supervision). Dall’analisi dei parametri CET1 (Common Equity Tier 1, rapporto tra il TIER1 e le attività di rischio, il risultato deve essere almeno l’8%) e TIER1 (capitale che la banca ha a disposizione per far fronte perdite senza andare a colpire il patrimonio dei clienti), discende un processo di revisione e valutazione prudenziale, lo SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) e il Transparency Exercise pubblicato da EBA (European Banking Authority), quello su cui poi si basano gli stress test.

Tradotto in termini semplici le banche possono avere risorse da prestare e progetti da finanziare, ma non è detto che possano erogare i fondi disponibili. Il motivo è che per responsabilizzare le banche nella concessione del credito, queste non possono prestare solo soldi presi a prestito, ma devono metterci quota parte del proprio capitale nell’ordine di circa il 12% (ogni 100 euro prestati 12 sono degli azionisti). I parametri su richiamati stabiliscono l’ammontare del capitale degli istituti e il rapporto su quanto possono quindi prestare. Il rinnovo delle linee guida di EBA non è infinito, ma è circoscritto ai prestiti concessi fino a 9 mesi e implica che gli istituti documentino all’Autorità i parametri alla base dell’istruttoria.

Gli strumenti usati per affrontare la crisi dal punto di vista finanziario sono essenzialmente due, la moratoria su citata e le garanzie statali. Il prolungamento delle linee guida EBA ha incontrato un generale plauso, persino dalle agenzie di credito, ultima in ordine di tempo Fitch. Ma non sono mancati i consueti appunti sulla politica del ventre molle dell’Europa. Tutti gli stati europei hanno scelto di usare uno dei due sistemi, persino Cipro e Grecia, ma solo due governi hanno implementato nella propria governance sia la moratoria che le garanzie sui prestiti, Italia e Spagna. Secondo le agenzie di rating il pericolo è di spostare i problemi al 2022, quando saremo fuori dalla pandemia. Gli strumenti di sollievo usati assieme mettono a rischio la solidità delle banche, la non automatica riclassificazione dei crediti rischia di nascondere situazioni debitorie a rischio alto nei bilanci e di indebolire ulteriormente la già scarsa coscienza nei pagamenti da parte di molte imprese.

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