Buon Natale

Quest’anno, le feste di Natale sono un po’ differenti. Le restrizioni imposte dal Governo italiano, come da molti altri governi in Europa e nel mondo, suggeriscono festeggiamenti in tono minore. Per tante famiglie è difficile o impossibile riunirsi per i tradizionali cenoni della Vigilia e pranzi del 25, immagino che telefoni e soprattutto whatsapp funzionino a pieno regime, in parte almeno sostituendo i contatti personali. Io ho, per ragioni di età, il ricordo di qualche Natale di guerra, ma allora la situazione era certamente molto, molto peggiore, anche perché, specie nelle città, mancava quasi di tutto. Le cene erano davvero magre, i regali arrangiati con fantasia artigianale, di alberi di Natale se ne vedevano pochi (non erano del resto ancora entrati nel costume) e su tutto pesava l’incubo delle bombe e dei rastrellamenti.

Il primo Natale di cui ho un ricordo visivo è quello del 1944, un anno tristissimo di spaccatura del Paese e povertà generale. Mia madre era comunque riuscita a congegnare pasti decenti (torte a base di carote e così via), una certa atmosfera magica riusciva a sussistere quando, verso mezzanotte, noi bambini andavano in processione, con le candeline accese, a mettere il Bambinello nel Presepe. La mamma, che veniva dal Nord, aveva anche voluto preparare un modesto alberello, un ramo di pino della nostra villa, con appeso qualche mandarino. Non dimenticherò mai il regalo ricevuto, forse il più bello della mia vita: una vecchia collezione del Corrierino dei Piccoli, che poi ha costituito la mia lettura per tutto l’anno successivo.

Non so se è la realtà o la nostalgia che mi fa vedere quelle cose lontane in una penombra di malinconia. Il fatto è che poco a poco ci siamo ripresi, siamo andati avanti per arrivare alla prosperità e al consumismo di cui oggi tutti siamo, volontariamente o no, partecipi. Se penso alle immagine di tante strade cittadine malgrado tutto splendenti di luci e affollate di gente ansiosa di non mancare gli acquisti dell’ultima ora, concludo che sì, effettivamente, quegli anni, e la capacità di sacrificarsi all’austerità, sono davvero lontani. Ed è bene, benissimo, che sia così: dopotutto, la vita non è tanto allegra da dover rinunciare ai momenti di serenità e di affetti familiari. Non voglio fare banale filosofia, spero solo che qualche cenone in meno, qualche regalo “arrangiato”, una volta nella vita, ci inducano a riflettere un po’ su noi stessi, ad apprezzare certi valori un po’ trascurati e a ringraziare il Cielo per tutto quello che comunque abbiamo.

Poi anche questo passerà, la pandemia finirà, come tutto finisce perché “panta rei”, tutto scorre, e si tornerà alle abitudini di sempre. Intanto, Buon Natale a chi ha la pazienza di leggermi (Manzoni diceva “I miei 25 lettori”, ma io non voglio neppure presumere di averli). Nella speranza di un rapido ritorno alla normalità.

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