Barbarie

La decapitazione di un insegnante presso Parigi è un atto di sanguinaria barbarie che supera ogni limite di tolleranza. Per questo ha scosso e sta scuotendo le coscienze in tutto il mondo civile. Non si tratta neppure tanto di rivendicare la libertà di pensiero e di manifestazione, valori sacri, naturalmente, ma incomprensibili per il fanatismo estremista, e neppure, come ha detto un Ministro francese, di difenderci da un attacco alla Repubblica. È la pura, assoluta, barbarie dell’atto che fa orrore, riportandoci indietro a epoche e pratiche oscure e terribili che non dovrebbero trovare posto nella civilissima Europa e meno ancora nella Francia, patria dei Diritti dell’Uomo.

Che il barbaro perpetratore, un ceceno di 18 anni, sia stato rapidamente trovato e abbattuto dalla Polizia è rassicurante, certo (una belva in meno in mezzo a noi) ma non è sufficiente. Come in simili occasioni, mi chiedo anche stavolta: è possibile che lo Stato non riesca a prevenire atti del genere, e ripulire il pantanoso terreno in cui affondano le radici? Nel caso specifico, era noto che l’insegnate, Samuel Paty, era stato oggetto di denunce e minacce. A nessuno è passato per la testa di proteggerlo?

La Polizia francese ha avviato indagini a largo raggio nell’ambiente del giovane ceceno e arrestato molte persone, segno che non si è trattato del gesto isolato di un esaltato, ma di qualcosa che è nata in un terreno di coltura che non avrebbe dovuto essere impossibile identificare per tempo.

Se lo Stato, in Francia come in ogni altro paese civile dell’Occidente, non si decide ad adottare misure preventive a vasto raggio (anche indurendo le leggi e dotando le Forze dell’Ordine di mezzi adeguati), il sacrificio di Samuel Paty sarà stato, come tanti altri, inutile e dovremo abituarci – e rassegnarci – a convivere con la barbarie più atroce in mezzo a noi.

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