Il nuovo attentato a Parigi

Parigi è stata di nuovo insanguinata, per fortuna stavolta in modo superficiale e senza morti, da un nuovo attentato di matrice islamica. Due persone sono state accoltellate presso la ex sede del settimanale Charlie Hebdo da un giovane pachistano, da tre anni in Francia, che è stato arrestato; ha confessato e ha detto di essersi sentito indignato e offeso dalla ripubblicazione da parte del settimanale della famosa (e malfamata) immagine di pesante derisione del Profeta Maometto, che nel 2015 aveva provocato la strage di 12 membri della redazione.

Leggendo della ripubblicazione, avevo pensato tra me e me: “Che stupida insolenza, qualcuno certamente reagirà”. Non era difficile prevederlo: tra i milioni di musulmani che vivono in Francia, doveva esserci per forza qualcuno che avrebbe cercato di vendicare quell’atto dissacrante. Sapere se il giovane terrorista ha agito spontaneamente e da solo o se è stato spinto e aiutato da una rete islamica è evidentemente importante per la Polizia francese, che infatti sta indagando. Ma il punto mi pare un altro.

Siamo chiari: niente al mondo giustifica atti terroristici, niente. Ma non si giustifica neppure la pervicacia di chi li provoca, contro, non solo ogni elementare prudenza,  ma ogni regola basica di rispetto delle idee e della religione altrui. Con ragione negli USA Trump viene accusato di razzismo: con altrettanta base vanno accusati quelli che, in Europa, scelgono come arma di affermazione delle proprie idee (legittime) non il dibattito e l’azione politica o intellettuale, ma l’insulto o la violenza, contribuendo ad allargare e approfondire un fossato tra culture, civiltà e, purtroppo, religioni, che è già abbastanza grave ed esplosivo da imporci di riflettere a quali mezzi ricorrere per disinnescare la bomba.

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