L’invasione

Nelle ultime settimane è tornato ad aumentare il numero degli immigrati sbarcati dall’Africa in Italia (più di 7000 in Agosto). La chiusura dei porti decisa in primavera è forse servita a evitare l’arrivo delle navi delle ONG, ma gli immigranti traversano il Mediterraneo su barche o gommoni carichi di gente, instabili e pericolosi, che poi vengono abbandonati dai proprietari una volta usati.

Contro questi arrivi, poco sembra potersi fare, stante le norme internazionali che regolano la protezione in mare e che in particolare vietano di rinviare gli immigrati ai paesi di origine se questi vengano considerati pericolosi, in guerra etc. Queste regole rendono vani gli argomenti usati dall’Italia, ma anche da Grecia e Malta, che si basano sulla pandemia in corso per dichiarare i propri paesi “insicuri” e quindi abilitati ai respingimenti.

Eppure, qualcosa di serio e di radicale deve essere fatto. Già in condizioni normali, massicce ondate di immigrati creano problemi sempre meno sostenibili. Ora, con la pandemia e la crisi economica ad essa legata, vanno considerate inaccettabili. Può darsi che il Presidente della Regione siciliana Musumeci abbia ecceduto i propri poteri decretando la chiusura dell’Isola all’immigrazione, ma il TAR di Palermo che ha annullato questa decisione – non solo per eccesso di potere (il che sarebbe alla fin fine comprensibile) ma sostenendo che non è provata l’incidenza dell’immigrazione sui contagi del virus – ha dato prova di una tragica insensibilità agli interessi e allo stato d’animo dei siciliani e alla loro stessa sicurezza.

E’ evidente comunque che qualsiasi misura seria ed efficace può e deve essere adottata a livello nazionale ed, ormai, europeo perché procedere in ordine sparso tra i paesi frontalieri e tra questi e i paesi defilati non è produttivo. Per questo, la Commissione Europea sta preparando un nuovo regolamento che dovrebbe essere sottoposto tra non molto ai Paesi membri e che pare vada in senso restrittivo (tale è la linea adottata dalla Presidente della Commissione).

Certo, si deve essere coscienti che la principale difesa contro l’invasione è restituire gli immigranti alla terra d’origine (cioè soprattutto la Libia) ove regnano insicurezza, conflitti, alle volte torture. Perciò si tratta di una scelta umanamente dolorosa, che trova ostacolo sia nella sinistra che nella Chiesa di Papa Bergoglio, e in genere tra le anime buone attaccate ai diritti umani (un articolo del Guardian del 27 agosto spara a zero, da posizioni liberal-socialiste, contro la politica restrittiva soprattutto della Grecia, ma anche di Italia e Malta). Ma, per dolorosa che sia, è una scelta necessaria  (altre, come la lotta ai trafficanti di esseri umani, si sono dimostrate inefficaci) e, se si vuole, contraria ai valori umanistici europei, se vogliamo salvaguardare quello che resta del benessere, della sicurezza, dei nostri valori fondamentali e della nostra stessa civiltà e non peggiorare ulteriormente una situazione già pesantissima. Altrimenti, consegneremo Italia ed Europa nelle mani di una destra oltranzista e alla lunga negatrice della democrazia e delle libertà essenziali, ma alla quale si sarà tentati ad affidarsi di fronte alla mollezza di governi di altro segno politico.

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