Srebrenica, già diciotto anni

Migliaia di musulmani di Bosnia hanno commemorato l’ 11 Luglio il genocidio di Srebrenica, diciotto anni dopo il massacro di 8000 uomini e adolescenti per mano delle forze serbo-bosniache. In questa occasione si sono svolti i funerali di 409 “nuove” vittime, identificate nel corso di quest’ultimo anno.

“Quest’anno sotterreremo la più giovane vittima del genocidio, il neonato della famiglia Muhic. Questa bambina verrà sepolta accanto alla tomba di suo padre Hajrudin, rimasto ucciso nel massacro”, ha dichiarato alla stampa un responsabile dell’organizzazione che si occupa delle cerimonie commemorative. Questo neonato è morto nel Luglio del 1995, poco dopo la sua nascita nella base ONU di Potocari, vicino a Srebrenica. Allora, migliaia di musulmani si erano ammassati vicino alla base dei caschi blu olandesi, sperando di trovare protezione dopo l’arrivo delle forze serbe a Srebrenica (la responsabilità dei caschi blu olandesi in questo massacro è una ferita che brucia ancora nei Paesi Bassi). Il neonato è stato riesumato nel 2012 da una fossa comune che si trovava nel sito dell’ex base ONU. Tra le vittime sepolte durante la commemorazione di quest’anno, ci sono anche due donne che all’epoca della tragedia avevano 19 e 73 anni. Con queste nuove 409 vittime “ufficiali”, nel giro di dieci anni sono state identificate e sepolte in totale 6.066 vittime. Munira Subasic, una madre di Srebrenica, il cui marito e figlio rimasero uccisi nel massacro, ha “finalmente” potuto assistere, dopo tanto tempo, alla sepoltura  dei resti di suo figlio. “Speravo ritrovare tutte le sue ossa, le gambe, le braccia, la testa. Immaginate come possa sentirsi una madre alla quale è stato detto che sotterrerà solo due ossa di suo figlio”, ha detto con un fil di voce la signora Subasic. Il mercoledì prima della cerimonia,  circa seimila persone si erano date appuntamento a Potocari, dove si trova il centro commemorativo  del massacro, dopo aver percorso a piedi, in senso inverso, il tragitto che gli uomini musulmani di Srebrenica avevano preso attraverso la foresta per fuggire alla morte.

L’11 Luglio del 1995, qualche mese prima della fine del conflitto intercomunitario di Bosnia (1992-95), le truppe serbo-bosniache avevano preso il controllo di Srebrenica, enclave musulmana proclamata nel 1993 “zona protetta” dell’ONU. Ottomila uomini e adolescenti sono stati uccisi nel giro di pochi giorni. I loro resti sono stati ritrovati disseminati in svariate fosse comuni. Questo massacro, la più grave strage dalla Seconda Guerra Mondiale, è stato definito come genocidio dalla giustizia internazionale. Rimane però un punto di disaccordo tra musulmani e  Serbi, i cui responsabili politici rifiutano di ammettere che si sia effettivamente trattato di genocidio e minimizzano regolarmente la gravità del crimine. Peraltro, le dispute politiche che oppongono i dirigenti serbi, musulmani e croati di Bosnia e che sono la maggior parte delle volte dovute a motivazioni etniche, hanno rallentato molto in questi ultimi anni qualsiasi riforma e il cammino del Paese verso L’Unione Europea. Il Presidente della Serbia, Tomislav Nikolic, un nazionalista che aveva suscitato grande emozione al suo arrivo nel 2012 negando durante un’intervista televisiva che il massacro di Srebrenica fosse stato un vero genocidio, ha chiesto lo scorso Aprile che il suo paese venisse “perdonato” per questo “crimine”, evitando però di utilizzare in alcun modo il termine “genocidio”.

Dopo essere sfuggito alla giustizia internazionale per anni, gli ex capi militari e politici dei Serbi di Bosnia, Ratko Mladic e Radovan Karadzic sono attualmente sotto processo presso il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Iugoslavia (TPIY), soprattutto per il massacro di Srebrenica.

© Futuro Europa

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