Italia delle Regioni

La posizione delle Regioni italiane agli Stati generali dell’economia: attenzione a scuola e università, sanità pubblica e un piano straordinario di investimenti pubblici, ecco i pilastri da cui ripartire per una nuova crescita sostenibile.

Stefano Bonaccini (Governatore dell’Emilia Romagna) presidente della Conferenza delle regioni italiane, anche a nome del vice presidente Giovanni Toti  (presidente della Liguria) e’ stato chiaro: “Chiediamo di essere protagonisti della politica economica di rilancio, potendo mobilitare da e per il territorio risorse straordinarie per investimenti, anche ricorrendo all’indebitamento: non è ragionevole che praticamente tutto il margine di indebitamento sia ora assorbito dallo Stato centrale”. E’ la richiesta espressa da Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, durante il suo intervento agli Stati Generali sull’Economia, svolti a Roma presso Villa Pamphilj.

“Così come non è ragionevole – ha aggiunto Bonaccini – che la parte più consistente della spesa, oggi, sia di parte corrente: all’Italia serve un gigantesco piano di investimenti”. “Le Regioni – ha sottolineato – hanno già sostenuto spese per circa 4,5 miliardi di euro e registrano minori entrate e mancati trasferimenti per oltre 5: chiedere il pareggio di bilancio sarebbe paradossale, perché significherebbe bloccare investimenti e spesa sociale in una fase di ripresa economica”. Secondo Bonaccini i pilastri da cui ripartire restano “scuola e università, sanità pubblica e un piano straordinario di investimenti pubblici sia per la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali, sia per la messa in sicurezza del territorio”, al quale aggiungere “la possibilità di accedere direttamente a una quota significativa Recovery Fund”.

Anche l’Associazione dei Comuni italiani ha partecipato agli Stati generali dell’Economia, convocato dal governo Conte. “La storia ci insegna che dopo ogni periodo buio sono stati i Comuni e le città, il motore della rinascita. Abbiamo bisogno di un nuovo rinascimento che guardi al futuro senza lasciare nessuno indietro. I settori di sviluppo indicati dalla commissione europea, sostenibilità, trasformazione digitale e contrasto alla povertà sono l’ambito di azione del governo degli enti locali. Affrontiamo giornalmente questi aspetti della vita dei cittadini. Fronteggiamo le criticità che investono le loro vite. E in questo periodo di particolare difficoltà abbiamo dato prova di saper tenere il passo dell’emergenza. Chiediamo oggi quindi al governo, di avere lo stesso passo dei sindaci”. Lo ha detto Antonio Decaro intervenendo a nome dei sindaci italiani agli Stati generali dell’economia in corso a Roma.

“Siamo venuti qui non per rivendicare un ruolo o per rappresentare gli interessi di una città piuttosto che di un’altra, ma perché siamo consapevoli che solo chi conosce e interpreta le esigenze, i bisogni e le speranze quotidiane di 60 milioni di persone può contribuire alla rinascita di un intero Paese. I Comuni sono i principali e più importanti investitori pubblici: nel 2019 il 24,4 per cento delle opere, cioè un quarto del totale, è stato realizzato da Comuni e Città metropolitane. E per questo sono il naturale volano per la crescita economica.  A patto che i Comuni possano contare su una serie di interventi immediati: finanziamento diretto; immediata riduzione dei passaggi burocratici e formali per l’individuazione dei fondi; poteri commissariali per i sindaci, almeno per le opere più importanti, sopra i due milioni di euro; semplificazione del contenzioso con risarcimento per chi ricorra e dimostri di aver subito un danno, ma niente stop ai lavori; procedimenti autorizzatori per gli investimenti più snelli. Per i piccoli Comuni, contemporaneamente, una “strategia Italia” che rafforzi e specializzi le singole vocazioni territoriali. Misure multiple destinate a valorizzare le bellezze architettoniche e la storia culturale, le bellezze naturali, il patrimonio enogastronomico e la qualità della vita. Puntare ai distretti del benessere, ai borghi culturali, ai Comuni del riposo per un Piano “Italia dei Comuni. Infine serve attenzione alle periferie sociali delle grandi città. Le condizioni di marginalità e di esclusione sociale aumenteranno anche a causa dell’emergenza: immaginiamo una terapia d’urto immediata non limitata alle misure di sostegno al reddito”.

Infine per la Mobilità ciclabile il Decreto del Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti approvato dalla Conferenza Unificata del 18 giugno ha provveduto ad assegnare e ripartire tra gli Enti territoriali 137,2 milioni delle risorse relative alle ciclovie urbane. Un provvedimento atteso che conferma che le risorse ci sono ma ora c’è bisogno di semplificare ed adeguare le regole.

Stanziati fondi per i Centri Estivi per ragazzi gestiti dai Comuni. “Un lavoro di concerto tra Comuni e governo che ha portato a dare ai cittadini un servizio capillare e puntuale. Per questo ringrazio sia la ministra Bonetti sia le Regioni per il lavoro fatto con l’Anci”. Lo ha dichiarato il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, dopo la conferenza unificata in cui ha dato l’intesa al riparto dei fondi per i centri estivi per bambini e ragazzi. “Questo risultato è la dimostrazione che lavorando insieme si possono far arrivare velocemente le risorse ai Comuni e quindi ai cittadini”.

La conferenza ha dato il via libera alla ripartizione di 150 milioni del fondo per le Politiche della famiglia, previste nel DL Rilancio assegnati direttamente ai Comuni: 135 dei quali destinati a 6.147 Comuni per il potenziamento dei centri estivi rivolti ai bambini di età 3/14 anni; gli altri 15, che saranno assegnati tramite bando, per progetti di contrasto alla povertà educativa. L’Anci si è occupata di definire i criteri, che rispecchiano quelli previsti per il fondo nazionale politiche sociali, tenendo conto della popolazione residente fra i 3 e i 14 anni. L’erogazione delle risorse ai Comuni sarà assicurata nei 15 giorni successivi alla registrazione della Corte dei Conti mediante un’anticipazione di tesoreria. Tutta la procedura è stata snellita, su sollecitazione dei sindaci, e l’attività sarà monitorata. In Unificata è inoltre passata l’intesa tra governo ed enti locali che mette immediatamente a disposizione dei Comuni oltre 137 milioni. 51,4 milioni sul nel 2020 e 85,8 sul 2021.

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