Cronache dai Palazzi

Nel corso dell’informativa tenuta a Montecitorio, sul Consiglio Ue il premier Conte ha spiegato che in questo frangente “sono in gioco la reputazione e un migliore futuro dell’Europa. Tutti gli Stati membri sono chiamati a una decisione e serve spirito di coesione. È il momento di agire con spirito di piena coesione anche sul piano nazionale”.

Il famoso piano denominato “Next Generation Eu”, di circa 1.100 miliardi per il prossimo bilancio Ue 2021-2027, è un Recovery Fund basato su tre pilastri: sostegno ai Paesi membri, rilancio dell’economia, rafforzamento di programmi già esistenti. I finanziamenti sono elargiti sotto forma di prestiti e finanziamenti a fondo perduto.

Considerando la complessità del panorama politico europeo, il commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha definito il Consiglio europeo una “tappa per avvicinare le posizioni”.Ci si chiede comunque quando arriveranno i fondi europei per rimettere in moto il Paese fortemente provato dall’epidemia Covid.

In cima all’agenda vi è anche il tema della giustizia, come ricordato dal presidente Sergio Mattarella durante la cerimonia in ricordo dei magistrati vittime di mafia e del terrorismo. Il capo dello Stato ha inoltre condiviso con l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte la necessità di dare “risposte concrete e rapide” per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse europee, auspicando un “impegno corale di ripresa” e il “rispetto di un’etica che chiama tutti alla responsabilità”.

Il presidente della Repubblica ha anche ricordato la “necessità di riflettere sui limiti dei poteri assegnati dalla Carta” al capo dello Stato, e quindi la pratica impossibilità di poter assumere “questa o quell’altra iniziativa”. Ed ancora, la “magistratura deve necessariamente impegnarsi a recuperare la credibilità e la fiducia dei cittadini, così gravemente messe in dubbio da recenti fatti di cronaca”, compromettendo così la propria immagine, “china su se stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all’attribuzione di incarichi”. Di fatto la “stragrande maggioranza dei magistrati è estranea alla modestia etica di cui è stato scritto nei giorni scorsi”, e il presidente Mattarella ha sottolineato le “gravi distorsioni” all’interno del Csm.

È quindi “necessario” che la riforma miri a “rimuovere prassi inaccettabili, frutto di una trama di schieramenti cementati dal desiderio di occupare ruoli di particolare importanza, un intreccio di manovre, di scambi, talvolta con palese indifferenza al merito delle questioni”. Il presidente Mattarella ha ricordato che “l’unica fedeltà richiesta ai servitori dello Stato alla quale attenersi è quella della Costituzione”, alla stregua dei magistrati uccisi, dei quali occorre ricordare “l’alto livello morale”. In sostanza si tratta di rispettare le regole ed è un problema che riguarda “la giustizia penale, civile, amministrativa, contabile”; i cittadini, a loro volta, hanno il diritto di “poter contare sulla certezza del diritto e sulla prevedibilità della sua applicazione: non possono essere costruite ex post fattispecie di comportamento”.

La riforma, che viene reputata “urgente”, dovrà inoltre tener conto della necessità di preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, un valore costituzionalmente garantito e di cui il capo dello Stato è custode. Il presidente vigilerà attentamente e non adotterà decisioni che non rispettino “i limiti assegnati dalla Carta”. Sergio Mattarella ha infatti sottolineato di non voler in alcun modo “ampliare” il ventaglio dei poteri del capo dello Stato anche se fosse per una buona causa.

Su un altro fronte ci si prepara invece al rientro in classe a settembre. La ministra Lucia Azzolina ha messo nero su bianco le linee guida per la riapertura da presentare la settimana prossima. Per quanto riguarda le misure sanitarie dovrà comunque essere ascoltato il parere del Cts, ad esempio per quanto riguarda l’uso delle mascherine in classe. Le Regioni, guidate dal Veneto, avrebbero richiesto di non rendere obbligatorio l’uso delle mascherine in classe quindi il ministero potrebbe alleggerire alcune disposizioni. La ministra Azzolina ha inoltre dichiarato di non voler dividere le classi né di voler istituire dei doppi turni.

La viceministra dell’Istruzione Anna Ascani ha per di più ricordato che, per quanto riguarda i fondi destinati alla Scuola, ci sono 15 milioni in più dello scorso anno e in gran parte andranno più fondi per le Regioni che hanno meno asili”. Ascani ha spiegato che “si tratta di fondi di perequazione” e la necessità è “avere più sevizi educativi soprattutto al Sud, dover il problema dell’occupazione femminile è più drammatico, è un modo di riconoscere diritti ai più piccoli ma anche di affrontare l’emergenza, non dal punto di vista sanitario ma da quello del lavoro”. A proposito di elezioni a settembre, infine, “non si possono aprire le scuole a metà settembre, per poi chiudere per il voto” pochi giorni dopo. “Bisogna trovare una soluzione e individuare altri luoghi per votare, ma non dipende da questo ministero”, ha sottolineato la viceministra Ascani. A proposito di personale scolastico “c’è un miliardo per assumere altri professori e personale Ata”, ma prima occorrerà capire come spendere le risorse a disposizione soprattutto in base a ciò di cui c’è bisogno. “Il prossimo sarà comunque un anno particolare”.

I ragazzi dovrebbero poter tornare a scuola il 14 settembre. “Riportare i bambini a scuola vuol dire fare welfare”, ha dichiarato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, perché la scuola non svolge solo “una funzione educativa” ma “gioca un ruolo essenziale nel welfare e come presidio sociale. Con le lezioni a distanza ci sono state famiglie e bambini che hanno fatto più fatica o perché vivono in spazi stretti o perché non hanno il pc o magari perché hanno disabilità”.

Per quanto riguarda le regole, le Regioni hanno inviato a Viale Trastevere una proposta di linee guida per la riapertura, elaborate all’interno della Conferenza delle Regioni ricalcando le prescrizioni del ministero dell’Èducation Nationale francese. Le Regioni hanno quindi proposto un distanziamento ridotto tra i banchi: non più quattro metri quadrati per ogni studente ma 2 metri quadrati. Una distanza di due metri lineari con l’insegnante. Uso obbligatorio della mascherina negli spazi comuni ma eventualmente non in classe. Riduzione dell’orario, divisione delle classi e turni se aumentano i casi di contagio. Ogni preside, infine, dovrà studiare un piano per la propria scuola. Pur scongiurando uno scenario da lockdown, le linee guida dovrebbero prevedere, in casi di eventuale necessità,  anche lo svolgimento della didattica a distanza che non dovrà però più avvenire in maniera improvvisata e autonoma da parte dei singoli istituti, bensì gestita sulla base di indicazioni nazionali. Di fatto, il ministero dell’Istruzione auspica un ritorno a scuola in condizioni di relativa normalità rispettando i dovuti standard di igiene e sicurezza, e senza mai trascurare il distanziamento seppur ridotto ai minimi termini.

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