Elle (Film, 2016)

L’ultima pellicola di Paul Verhoeven – regista olandese approdato a Hollywood – pare un ritorno alle atmosfere morbose e claustrofobiche di Basic Instinct (1992) ed è un adattamento per il grande schermo del fortunato romanzo Oh… di Philippe Djian.

Tutto ruota attorno alla magistrale interpretazione di Isabelle Huppert, nei panni di una dirigente d’azienda inflessibile e decisionista, figlia di un serial killer e di una madre sessualmente incontenibile, con un ex compagno senza spina dorsale, un figlio bamboccione e il marito della sua migliore amica come amante. La protagonista viene violentata da uno strano energumeno che indossa un passamontagna e un costume nero come i personaggi dei fumetti pulp degli anni Settanta, lei non denuncia il crimine, la cosa pare eccitarla, al punto che decide di continuare il gioco. Non sveliamo altro della trama, molto articolata, sceneggiata con una suspense intensa, coinvolgendo lo spettatore in una serie di eventi emozionanti e paradossali.

Un film montato senza sbavature, fotografato in notturni ocra, dal tono crepuscolare e decadente, segnato dalla personalità della protagonista, una donna in carriera che ha fatto i conti con il passato e non si ferma di fronte alle difficoltà. Elle è un film sulla violenza carnale, sullo stupro, ma anche sul coraggio di una donna, sulla determinazione di chi non confida più negli altri e ripone ogni speranza in sé stessa. Film erotico, intriso di una passione morbosa, persino proibita, perché la protagonista pare affascinata e attratta dal misterioso violentatore notturno. Elle traccia un quadro sconfortante dei rapporti familiare, descrive una famiglia distrutta e problematica, attacca la religione come parvenza, parafulmine di situazioni perverse, pone l’indice sui rapporti erotici basati sul piacere e sulla menzogna.

Film dalla parte delle donne, nonostante tutto, intriso di pessimismo e fatalismo, ricco di sequenze erotiche non consigliate ai minori di anni 14. Presentato a Cannes 2016, buon successo in Francia e tiepida accoglienza in Italia, nel 2017, dove non circola molto, ma si fa apprezzare per la presenza della Huppert, attrice straordinaria, premiata e (giustamente) osannata dalla critica. Il pubblico italiano preferì Basic Istinct con Kim Basinger, minore come profondità ma più commerciale. Vince il Golden Globe come miglior film straniero.

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Regia: Paul Verhoeven. Soggetto: Philippe Djan. Sceneggiatura: David Birke. Fotografia: Stéphane Fontaine. Montaggio: Jobter Burg. Musiche: Anne Dudley. Scenografia: Laurent Ott. Produttore Said Ben Said, Michel Merkt. Paese di Produzione: Francia, Belgio Germania. Genere: Thriller, Drammatico. Durata: 130’. Interpreti: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Vimala Pons, Alice Isaaz, Stéphane Bak, Raphael Lenglet, Arthur Mazet,  Lucas Prisor, Hugo Conzelmann.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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