USA, un nuovo candidato Dem

Alla scena già molto affollata dei candidati alla “nomination” democratica per le elezioni presidenziali americane del prossimo anno è venuto ora ad aggiungersi un aspirante di peso, Michael Bloomberg:  78 anni, già Sindaco di New York, miliardario, proprietario di riviste e giornali.

Largamente conosciuto negli Stati Uniti ma anche fuori, Bloomberg ha dichiarato che non accetterà donazioni per la sua campagna (non ne ha certo bisogno, con un patrimonio valutato al di sopra di 50 miliardi di dollari) e che rinuncerà allo stipendio di Presidente. Ha detto di aver deciso di presentarsi per sconfiggere Trump, che con altri 4 anni di mandato distruggerebbe i valori su cui si fonda la democrazia americana e il posto degli Stati Uniti nel mondo. Difficile, naturalmente, dargli torto.

La candidatura è stata ufficializzata solo sabato scorso, per cui è assolutamente prematuro valutarne il peso effettivo nell’elettorato democratico. Spazio ce n’è abbastanza, perché nessuno dei candidati conosciuti finora ha una maggioranza indiscutibile (nemmeno l’ex Vicepresidente Biden, che pure è in testa). L’elettorato democratico (che è, ricordiamolo, maggioranza nel Paese e in realtà elesse Hillary Clinton, che perse solo per la stranezza del sistema elettorale USA) è diviso grosso modo tra la sinistra e i moderati.

Che appello può avere il miliardario Bloomberg sulle minoranze di colore, asiatiche o ispaniche? Potrà attirare l’ala di centro che fa riferimento a Joe Biden? E, se ottenesse la nomination, potrebbe strappare quella parte degli elettori populisti che, soprattutto con il voto in Florida, hanno dato nel 2016 la vittoria a Trump?

Sono interrogativi che si scioglieranno poco a poco solo nei prossimi mesi, nel lungo e faticoso corso delle “primarie”. Intanto, possiamo essere certi che Trump si scatenerà nella solita campagna di insulti contro questo nuovo, e potenzialmente pericoloso, avversario.

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