IA: università, ricerca e cultura

Mentre il Ministro per la ricerca, l’istruzione e l’Università, Fioramonti si esprime a favore di un Patto per la ricerca, in modo da “avvicinare Università e industria”. Queste le parole del Ministro al Convegno “Intelligenza Artificiale: investire in Università, Ricerca e Cultura” organizzato dall’Intergruppo parlamentare sull’intelligenza artificiale, dalla Commissione Europea e dalla Rappresentanza in Italia, nella sede della rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Ancora Fioramonti: “l’intelligenza artificiale è parte di una Rivoluzione industriale che sta accadendo sotto i nostri occhi. Una grande opportunità che dobbiamo saper indirizzare su una strada equa e sostenibile”.

Intervenuti, oltre al Ministro dell’Istruzione, Alessandro Fusacchia componente della VII Commissione della Camera dei Deputati, Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect della Commissione Europea, Gaetano Manfredi, Presidente della CRUI, il Presidente del CNR, Massimo Inguscio.

Fioramonti prosegue nel mettere in rilievo come la sua azione come Ministro sia concentrata sullo sviluppo della collaborazione universitaria interdisciplinare, in modo da rendere l’intelligenza artificiale un elemento competitivo per l’Italia. Ed annuncia che sono stati stanziati dal Governo diversi milioni di euro affinché il tema dell’IA, della promozione della Ricerca e della Cultura siano per il nostro Paese un elemento “flagship” cioè di primaria importanza.

Quello di cui sta parlando è il decreto firmato qualche giorno fa in cui è stato deciso lo stanziamento iniziale di 4 milioni di euro per il finanziamento di 200 borse di studio e di dottorato sui temi dell’IA, valore che, grazie alle risorse del CNR e di alcune Università potrebbe arrivare a toccare i 16 milioni di euro.

Da parte sua Fusacchia, convenendo col Ministro che l’IA rappresenti una grande occasione di sviluppo che non può essere lasciata cadere, si sofferma sul fatto di come sia di importanza fondamentale che l’Intelligenza artificiale si sviluppi al servizio dei cittadini contribuendo a ridurre e non ad amplificare le disuguaglianze.

Dal dibattito del Convegno e dalle varie testi avanzate quello che è stato tratteggiato è un profilo di IA, che non può essere assimilato “a un nuovo settore”, ma a un qualcosa che sostanzia e struttura una nuova realtà: “un qualcosa che sempre più riguarderà le modalità della nostra convivenza sociale”, caratterizzando e apportando una radicale metamorfosi ai sistemi produttivi, economici e al mondo del lavoro.

Esiste una “via europea all’IA” che è strettamente collegata all’Agenza 2030 per lo sviluppo sostenibile. Queste le ragioni, per cui, come precisa Fusacchia, “come intergruppo parlamentare siamo impegnati sul tema dell’Intelligenza Artificiale per facilitare l’emersione di un dibattito pubblico nazionale, a valutare la necessità di nuove regole e nuove leggi, a creare un raccordo forte con altri parlamentari europei”.

Negli ultimi tempi non si è saputo cogliere l’importanza, in tema di politica economica, della ricerca pubblica e privata: è ancora Fioramonti a precisarlo, proseguendo, “quale volano di innovazione e sviluppo. Questo ha contribuito a rendere il Paese meno resiliente di fronte alle sfide contemporanee, dalle mutazioni economiche a quelle tecnologiche, dai cambiamenti climatici alla riconversione industriale in chiave sostenibile, condannando l’Italia a una serie di stagnazioni e recessioni con la prospettiva sempre più concreta che s’inneschi il percorso di declino” da tanti analisti paventato e da tanti constatato.

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