Reddito di cittadinanza, impatto nullo sul lavoro

La scorsa settimana è stato presentato alla Camera dei Deputati il Rapporto Svimez 2019 sull’economia e la Società nel Mezzogiorno. Stando al Rapporto il nostro Paese sta vivendo una crisi occupazionale che è “emergenza sociale” come dichiara il Presidente del Consiglio, Conte, alla presentazione, ma si esprime in termini più ottimisti di quanto non faccia lo Svimez con il suo Rapporto: “se riparte il Sud riparte l’Italia”; queste le parole di Conte che annuncia anche che a fine anno sarà varato il Piano per il Sud e invita a dare una valutazione del Reddito di cittadinanza nel lungo periodo. Mentre secondo Svimez, comunque, il Reddito di cittadinanza, stando ai dati del Rapporto, ha impatto nullo sul lavoro.

Tra Nord e Sud in Italia, continua ad allargarsi la forbice: il Sud entra in recessione con un Pil stimato in calo dello 0,2% a fronte del +0,3% del Centro-Nord, anche nel campo occupazionale, esaminando i dati prodotti negli ultimi dieci anni, aumentano le differenze nel nostro Paese: si passa dal 19,6% al 21,6%. Questo vuol dire che nel Sud per raggiungere, in termini di posti di lavoro, i livelli del Centro-Nord occorre creare circa 3 milioni di posti di lavoro.

Secondo il Rapporto Svimez “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario, (quale può essere il reddito di cittadinanza) occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere i diritti di cittadinanza a tutti in egual misura. Il Reddito di cittadinanza invece di richiamare persone in cerca di occupazione le sta allontanando dal mercato del lavoro”.

La situazione è preoccupante sotto tutti i punti di vista: i giovani continuano a fuggire: il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (- 1.046mila) e popolazione attiva in età da lavoro dai 15 ai 64 anni (- 5.095mila) sia per il calo delle nascite che per i trasferimenti in cerca di lavoro”. Una nuova emigrazione che riguarda molti laureati e più in generale giovani con elevati livelli di istruzione.

Esiste un divario territoriale nei servizi pubblici a partire dalla sanità alla scuola: al Sud i servizi a cittadini e imprese sono scarsi, la spesa pro capite delle Amministrazioni pubbliche è pari a 11.309 nel 2017 nel Mezzogiorno e a 14.168 nel Centro-Nord. Divario che è andato aumentando nel corso degli anni 2000.

Per Svimez, per far crescere il Sistema Paese, occorre investire in più risorse pubbliche nel Mezzogiorno e attende che il Governo “annunci e realizzi, al più presto, le Linee del Piano straordinario per il Mezzogiorno”. “Al centro della Politica economica nazionale va posto la valorizzazione delle complementarietà che legano il Sistema produttivo e sociale delle due parti del paese. La sintesi del declino della spesa infrastrutturale in Italia sta nel tasso medio annuo di variazione nel periodo 1970-2018, apri a -2% a livello nazionale, di cui -4,6% nel Sud e -0,9% nel Centro-Nord” si legge nel Rapporto.

Occorre, in definitiva, che siano rafforzate le Politiche di Coesione, che, dopo il 2020, potranno disporre di 60 miliardi di cui il 70% al Sud e saranno chiamate ad operare nelle sette e non più nelle cinque Regioni meno sviluppate (sono state aggiunte Molise e Sardegna). La spesa monitorata del Fondo Sviluppo Coesione, per il Rapporto Svimez, dove riconfluiscono le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate al riequilibrio economico e sociale è pari a 37,6 miliardi nel 2019, di cui è stato realmente pagato solo 1 miliardo. Questa è la testimonianza dell’evidente incapacità delle Amministrazioni centrali, regionali e locali a utilizzare pienamente le risorse.

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