Clima, Rapporto del Comitato ONU

I giorni appena trascorsi di fine settembre sono stati un periodo particolarmente denso di avvenimenti per “il Clima”. A cominciare dall’ultimo report pubblicato dal Comitato scientifico sul clima dell’ONU – Ipcc (Integovernmental Panel on Climate Change) “Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” da cui emerge uno scenario di preoccupante gravità per l’ambiente e il clima: la perdita dei ghiacciai e del permafrost, la diminuzione della neve dei ghiacciai artici, lo straripamento dei fiumi e di disastri ambientali come le valanghe e le alluvioni che sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro è quello che ci aspetta se non saremo in grado di modificare le nostre abitudini di vita, i consumi, il sistema economico, produttivo e industriale.

A questo ha fatto seguito il Vertice sul clima. L’annuncio dato a conclusione del summit sul clima è che i Paesi convenuti (66 Paesi, 102 città e 93 imprese tra le quali multinazionali come Nestlé, Nokia e l’Oréal) si sono impegnati raggiungere zero emissioni entro il 2050. A questo si va ad aggiungere la Risoluzione, del Premier Dimitri Medvedev, con cui la Russia ha deciso di attuare l’Accordo di Parigi sul Clima, anche se non è tra i Paesi che lo anno ratificato dal punto di vista tecnico a ci fanno da contraltare la decisione di non prender impegni ufficiali da parte di colossi dello scenario internazionale come il Brasile e gli USA.

Di tutt’altro tenore è la posizione della Francia per la quale le politiche sul “Climate change” dovrebbero esser incluse in tutte le politiche commerciali e finanziarie dei differenti Paesi e non dovrebbero essere importate merci che incrementino le emissioni di anidride carbonica o non si dovrebbero finanziare fabbriche inquinanti all’estero: “abbiamo bisogno che i giovani c aiuti a cambiar le cose” dichiara il Presidente francese Macron. L’allusione a Greta Thunberg è evidente.

Per il Rapporto del Comitato scientifico ONU è possibile ridurre per i Paesi le emissioni di gas serra almeno del 60% e mantenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto della soglia di due gradi a condizione che si rispettino gli impegni presi alla Conferenza sul cambiamento climatico di Copenhagen dello scorso anno. Tutto questo alla vigilia della Conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a Cancùn, in Messico dal 29 novembre al 10 dicembre prossimi.

Dal rapporto, coordinato dal Programma ONU per l’Ambiente (UNEP) emerge, comunque, un’ampia divergenza tra i risultati che dovrebbero essere ottenuti entro il 2020 e quello che, invece, è realisticamente presumibile aspettarsi: “i risultati indicano che la Conferenza di Copenaghen potrà essere considerata un successo solo nel caso in cui impegni, intenzioni e finanziamenti e promesse fatte siano rispettati” ha dichiarato il Direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner, che ha tenuto a sottolineare come le attuali negoziazioni tra i Paesi sulle misure da prendere in ordine ai cambiamenti climatici potrebbero consentire, se realizzate, di passare da una riduzione delle 60% a risultati di gran lunga più lusinghieri e al di là delle aspettative attuali. Così come per “ridurre le cause inquinanti sia di fondamentale importanza la cooperazione internazionale” come dichiara Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione ONU sul Cambiamento climatico.

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