Questione di taglia

Da sempre il canone estetico, dettato non so da chi, ha deciso che magro e alto vince su basso e grasso. E da sempre uomini e donne di poca, pochissima fede hanno deriso o nelle ipotesi più gentili hanno guardato male la seconda specie umana. A scuola era sempre la cicciottella o cicciottello a essere deriso, mai sia successo alla stangona di turno. Io che a 12 anni ero già alta come ora e sicuramente non proprio un fuscello, non ho mai patito queste angherie forse perché non ho l’aria così debole o forse perché ho un modo di fare che evoca scazzottate nei bar.

Insomma il punto è che si deride spesso chi non rientra nei canoni. Guardate cosa è successo alla ministra appena nominata; fosse stata uomo, nessuno avrebbe sottolineato la sua stazza e tantomeno il suo vestito. Invece, dato che è donna e anche sovrappeso si sono sentiti autorizzati a farlo. E soprattutto le donne, perché non c’è peggior nemico di una donna della donna stessa. Adesso in Tv c’è una discutibile pubblicità di un assorbente che ben descrive quello che ho appena detto: una ragazza in carne ma nemmeno tanto, cammina in spiaggia in bikini accanto a un gruppo di anoressiche che la deridono. Ma lei se ne frega. Ecco l’atteggiamento giusto, fregarsene.

Anche Dolce&Gabbana ha fatto sfilare una bella ragazza taglia 50; finalmente, anche perché specie al sud le donne sono più in carne e, visto che nei loro spot si parla sempre di Sicilia o giù di lì, meglio adeguarsi ai tipi di donna del posto. Belle donne tonde, altro che il mucchio di ossa delle modelle di ora.

Comunque, tutto questo accade perché le persone sono maleducate; a me hanno insegnato che anche se diverso va considerato uguale, che giudicare viene bene solo a Dio o a chi fa il giudice di professione e che le persone sono quello che fanno, non quello che indossano o quanto pesano.

Ma questi sono criteri da vecchia signora, obsoleti come me.

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