Geometrie impossibili

Roma – Fino al 27 luglio, nella bellissima cornice dei Musei di San Salvatore in Lauro, è possibile vedere una collezione di oltre sessanta tele di Achille Perilli, considerato uno dei vecchi dell’arte italiana, votato alla geometria irrazionale.

L’esposizione rappresenta la seconda tappa di un iter avviato nel 2018 con il Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo. Dopo Roma, proseguirà, tra l’altro, al Museo Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra.

Con questa mostra, Luca Barsi, il curatore, intende evidenziare l’evoluzione dell’artista presentando alcune opere tra le più significative della sua produzione a partire dal 1968. Perilli, maestro nell’uso del colore e degli spazi ha delineato nel tempo un’evoluzione del concetto inesauribile di geometria operando un ribaltamento del concetto classico di prospettiva. Imponenti, per dimensioni e per intensità espressiva, le opere di grandi dimensioni realizzate tra i primi anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.

Tra i dipinti in mostra, ci sono alcuni capolavori come Diable de dios (1969), Tutto Jing tutto Jang (1971), Dialectique du hazard (1979), Dedans dehors (1983), Amour bel oiseau (1992) e La sinuosa carne (1996). Del periodo tra il 2009 e 2010: La teoria dell’assurdo e Quadro per la Biennale di Venezia.

La mostra è accompagnata da un catalogo della Casa Editrice Il Cigno GG Edizioni in cui la figlia dell’artista, Nadja Perilli, dice del padre “artista multiforme che ha sempre messo in discussione il suo lavoro, ha fatto questa scelta, rischiosa, faticosa, per nutrire la sua vitalità pittorica nel senso di ‘mestiere’, citando parole sue; per lui la pittura è il mezzo primario da cui partire per poi allargarsi a diversi linguaggi che comunque la comprendono sempre, non la lasciano mai. Un pittore dunque, che ha stravolto quasi tutte le leggi canoniche dell’espressione, non abbandonando mai la pratica del dipingere, o meglio di vedere dipingendo”.

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