Il ladrone (Film, 1980)

Il ladrone è girato in Tunisia, tra Hammamet, Sousse e Monastir, colonna sonora di Morricone e fotografia di Ferrando sono le cose migliori che possiamo apprezzare. L’ambientazione è molto curata, la ricostruzione storica di luoghi, costumi e paesaggi pure. La macchina da presa si sofferma su deserto, mare, città africane e riprende suggestivi tramonti tra le dune.

Si tratta di una prova inconsueta per Pasquale Festa Campanile che mette in scena un suo romanzo storico raccontando la storia di Caleb (Montesano), un simpatico furfante che vive in Palestina ai tempi di Gesù. Caleb fa il mago in piazza, trasforma l’acqua in vino con il trucco della pompetta sotto la tunica, vende pillole per ammorbidire i peti, fa il finto cieco che chiede l’elemosina. In una parola, vive di espedienti e di piccole truffe. Un bel giorno si trova a Cana per un matrimonio e sente i servi asserire che un certo Gesù (Cassinelli) ha trasformato l’acqua in vino, però non ci crede, pensa che si tratti di un imbroglione come lui.

Questo sarà il leitmotiv di tutto il film con il ladrone che batte le stesse strade di Gesù e assiste a diversi miracoli. Lo vede camminare sulle acque, resuscitare Lazzaro, far camminare gli storpi e moltiplicare pani e pesci. Ma dubita sempre ed è pure un po’ invidioso della sua abilità, tanto che arriva a tentarlo nell’orto del Getsemani, lo spinge a mollare tutto e a scappare a Roma insieme a lui. Alla fine si redime quando viene messo in croce accanto a Gesù Cristo ed è proprio lui il ladrone buono che sale in cielo accanto al figlio di Dio.

Edwige Fenech è Deborah, la compagna molto particolare di Caleb, prima prostituta professionista quindi innamorata del simpatico ladrone. Un incontro da citare è quello con Apula, la moglie del governatore romano Ruffo, impersonata dall’ottima attrice francese Bernadette Lafont. Da notare la parte drammatica che vede la morte del cane Giosuè ucciso da un cattivissimo Enzo Robutti calato nei panni di un soldato romano, vittima di un feroce scherzo. Edwige Fenech è solita citare questa pellicola come uno dei suoi migliori lavori. In effetti si tratta di un film serio che inaugura il filone comico-mistico che farà molti proseliti.

Pellicola invecchiata bene, pure se procede tra alti e bassi, con alcune scene inutili che si potevano evitare. La fotografia e la stupenda scenografia riscattano la prevedibilità della trama, così come la bravura di Montesano nei panni di Caleb rende simpatico un personaggio cialtrone. Edwige Fenech è convincente nei panni della prostituta che si innamora e dà il meglio di sé nelle scene sexy che recita con naturalezza. Il romanzo portato sul grande schermo perde in sottigliezza, ma ne guadagna la parte comica che rasenta la farsa per merito di un Montesano scatenato. Cassinelli è più bravo come Gesù Cristo che ai tempi del poliziottesco e dello spaghetti – western.

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Regia: Pasquale Festa Campanile. Produzione: Italia-Francia. Soggetto e Sceneggiatura: Renato Ghiotto, Ottavio Jemma, Santino Spartà, Stefano Ubezio. Fotografia: Giancarlo Ferrando. Musiche: Ennio Morricone. Scenografie: Enrico Fiorentini. Interpreti: Enrico Montesano, Edwige Fenech, Bernadette Lafont, Enzo Robutti e Claudio Cassinelli. Versione cinema: 112’. Versione TV: 154’.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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