Istat, Rapporto Mercato Lavoro 2018

L’innovazione, il progresso tecnologico, la globalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, l’apertura verso nuovi mercati, la demografia, il diritto del lavoro, la crisi economica sono tutti fattori che modificano e hanno modificato strutturalmente e concorrono all’evoluzione del tessuto della Società in modo radicale sia a livello nazionale che europeo in tutti i suoi aspetti e il lavoro non poteva restarne escluso.

E’ fin dal 1997 che l’Unione Europea decise di dedicare al tema dell’occupazione del diritto al lavoro garantito in egual modo per tutti una Strategia con la quale gli Stati membri della UE decisero di fissare degli obiettivi condivisi per le politiche del lavoro. Tra gli obiettivi principali quello della creazione di un numero maggiore di posti di lavoro e di lavori sempre più qualificati in tutta l’unione Europea.

Oggi l’occupazione rientra tra gli obietti della Strategia Europea 2020 (Horizon 2020) per la Crescita: per garantire una crescita inclusiva, con elevati livelli di occupazione, riducendo al minimo il numero di coloro che vivono in condizioni di povertà o a rischio di esclusione sociale e al suo interno le  ha dedicato una Strategia specifica: la Strategia Europea per l’Occupazione (SEO) che con il suo processo di monitoraggio, gli strumenti di finanziamento derivanti ne consente il suo “coordinamento flessibile”, definendo come obiettivo un tasso di occupazione per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni pari al 75%.

Gli obiettivi definiti hanno, come tratto unificante, che devono dare un’idea generale dei livelli percentuali UE da raggiungere entro il 2020 per ciascun tema e, quindi, per la questione occupazione e devono essere tradotti in obiettivi nazionali, in modo tale che ciascun Paese UE possa verificare i propri progressi in funzione dei parametri da raggiungere, per mezzo di interventi a livello sia nazionale che europeo.

I singoli Governi nazionali, che utilizzano la Strategia Europea per l’Occupazione come quadro di riferimento per le proprie attività sia a livello nazionale che regionale, fissano obiettivi nazionali per conseguire quelli definiti a livello generale dalla UE e riferiscono alla UE sul loro raggiungimento e il grado di realizzazione nel quadro dei propri programmi nazionali di riforma.

Nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) – art. da 8 a 10, da 145 a 150, da 156 a 159 e da 162 a 164 e nel Trattato sull’Unione Europea (TUE) art 3 paragrafo 3 la Politica Europea per l’Occupazione trova il suo fondamento: promozione di un elevato livello di occupazione attraverso lo sviluppo di una Strategia coordinata, realizzazione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e creazione di mercati del lavoro funzionali e flessibili in grado di rispondere ai mutamenti economici di ciascun Paese (particolarmente è da segnalare l’art 9 del TFUE per il quale “in sede di definizione e attuazione delle politiche e delle attività dell’Unione è necessario tenere conto dell’obiettivo di un elevato livello di occupazione”).

La Commissione realizza valutazioni e analisi di impatto delle proprie politiche nei singoli Stati nazionali e per avere l’esatta misura di come queste sono state recepite dei progressi che hanno portato alle situazioni politiche ed economiche di ciascun Paese, come la “Relazione per Paese relativa all’Italia 2019 comprensiva dell’esame approfondito sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici” in cui fornisce una valutazione e analisi di impatto appunto, degli obiettivi fin ad ora raggiunti dall’Italia in politica macroeconomica/finanziaria  e sociale.

Il contesto in cui si inquadra e acquisisce tutta la sua importanza l’ultimo Rapporto “Il mercato del lavoro 2018: verso una lettura integrata” è appunto questo. Realizzato dagli sforzi congiunti (sulla base dell’Accordo quadro siglato) di ISTAT, INAIL, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ANPAL ed INPS e presentato da pochi giorni a Roma nell’Aula Magna dell’ISTAT.

La sua finalità è stata appunto quella di fornire e produrre informazioni armonizzate, complementari e coerenti sulla struttura e la dinamica del mercato del lavoro in Italia per consentire un’interpretazione e una lettura ad ampio raggio, omogenea ed uniforme, funzionale sia alle Strategia di politica Europea che di politica interna del nostro Paese (Sintesi del Rapporto al link). L’integrazione delle fonti di tipo “amministrativo e statistico” che è stato possibile raggiungere con la realizzazione di questo Rapporto e le analisi e gli approfondimenti in esso contenute, provenienti dal lavoro inter-istituzionale che è stato condotto, hanno prodotto una chiave di lettura innovativa del “problema lavoro” e del “Mercato del lavoro” in Italia a vantaggio degli analisti macroeconomici e politici.

L’occupazione è in aumento, ma meno che altrove con salari in calo e livelli di insicurezza, paura di perdere il proprio lavoro, stress e povertà peggiori che negli altri Paesi industrializzati. Migliaia di dati e di indicatori dimostrano che il lavoro negli ultimi anni si è profondamente modificato: e sia per l’occupazione giovanile che over 50, sia per l’occupazione femminile che per la questione degli inattivi, che per le nuove tipologie di contratti che per la maggior offerta di tecnici a fronte della riduzione del numero degli operai e soprattutto degli operai tecnici qualificati a fronte dell’aumento di lavoratori nel commercio e nei servizi; in questo quadro s’inserisce l’impatto sul lavoro della tecnologia per cui, tra le analisi più prudenti, troviamo che circa il 10% dei posti di lavoro è a rischio automazione e il 34% dei lavoratori andrà incontro a un cambiamento delle proprie mansioni determinando uno scenario in radicale trasformazione che dovrà essere gestito.

Le analisi hanno tratteggiato uno scenario che ha in se un elevato potenziale di sviluppo, abbinato a difficolta in campo economico attuali e del recente passato. Si delineano linee di miglioramento, conseguite anche grazie alla capacità di governare il cambiamento tecnologico e l’innovazione delle imprese, ma, tuttavia, permangono problemi derivanti dall’inoccupazione e sottoccupazione, da disallineamenti formativi e dal basso livello delle qualifiche intrecciati alle disomogeneità strutturali sul territorio e nelle Regioni.

Ed è per imprimere una accelerazione decisa allo sviluppo e all’occupazione che si è voluto ricorrere alla revisione e riduzione delle “tariffe dei premi” INAIL (prevista dalla Legge di bilancio 2019 e il cui decreto interministeriale è stato firmato dal Ministero del Lavoro pochi giorni fa) per agevolare la riduzione del costo del lavoro e il rilancio dell’economia e dell’occupazione, con un complessivo miglioramento del livello delle tutele assicurative erogate indispensabile in una fase storica in cui lo smartworking, modelli organizzativi flessibili e dinamici di organizzazione del lavoro andranno affermandosi sempre di più, la tecnologia, l’innovazione (si pensi all’industria 4.0 o alla gig economy) governeranno i modelli di trasformazione del business e delle relazioni industriali oltre che dei modelli di sviluppo dei Paesi.

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