Bankitalia, Rapporto Regioni 2018

L’Unione Europea è tradizionalmente attenta alla politica regionale per favorire la crescita economica e migliorare la qualità di vita dei cittadini dei vari Paesi, ricorrendo, anche, ad investimenti strategici per offrire assistenza a quei territori meno sviluppati.

I finanziamenti della politica regionale europea sono, soprattutto, diretti a quattro obiettivi considerati strategici per le politiche comunitarie: ricerca e innovazione, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, rendere più competitive le piccole e medie imprese, favorire un’economia a basse emissioni di anidride carbonica.

L’attuazione della politica regionale UE si serve di due “strumenti”: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo di coesione (FC) e le autorità nazionali e regionali, che selezionano, finanziano e monitorano i progetti più adatti a rispondere alle esigenze locali, in collaborazione con la Commissione europea, assicurano la corretta gestione dei fondi.

Il FESR e il FC con il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) costituiscono i Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) (che sono parte integrante del Piano di investimenti della Commissione e contribuiscono a definire le priorità delle Politiche dell’Unione).

Ed è stato grazie alla Politica regionale europea che si è riusciti a imprimere un’accelerazione a settori nevralgici: promuovendo il trasporto sostenibile e migliorando le infrastrutture di rete; migliorando la competitività delle PMI; sostenendo la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio; promuovendo l’inclusione sociale e cercando di eliminare la povertà e ogni forma di discriminazione; investendo in istruzione, formazione e apprendimento permanente; migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione; rafforzando la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione; migliorando l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il loro utilizzo e la qualità dei risultati; promuovendo l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione e gestione dei rischi; promuovendo l’occupazione sostenibile e di qualità, sostenendo contemporaneamente la mobilità dei lavoratori; preservando e tutelando l’ambiente unito all’utilizzo efficiente delle risorse.

L’importanza della Politica di Coesione dell’Unione consiste nel fattoi che “beneficia” tutte le Regioni dell’Unione Europea ciascuna per il proprio fabbisogno e l’entità degli investimenti riflette le esigenze e le condizioni di sviluppo degli Stati membri, considerando le diversità, tutelando e determinando quello che viene a essere il principio di coesione territoriale.

La Banca d’Italia non poteva non recepire come sempre avviene nelle Politiche nazionali dei diversi Stati membri della UE, l’input della Commissione e realizza annualmente il Rapporto: “L’Economia delle Regioni italiane” 2018, in collaborazione all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, offrendo un “quadro d’insieme delle condizioni di sviluppo delle quattro macro aree del nostro Paese”.

Ad essere sotto esame è stato “lo stato di salute delle start up innovative” dell’intero territorio nazionale, lo sviluppo della crescita economica che nel Nord-Ovest e nel Nord-Est è cresciuto in entrambe le aree di 1,8% rispetto al Sud, in cui il dato rileva un PIL dell’1,4% e del Centro in cui si registra uno 0,9%.

Stando ai dati Bankitalia il PIL risulta però ancora di “nove punti percentuali inferiore al 2007 nel Mezzogiorno e di circa 4% nel Centro Nord”. La diminuzione della migrazione interna nel nostro Paese dal Sud al Nord ha fatto sì la differenza tra il Mezzogiorno e il Nord del Paese, per quanto riguarda il prodotto pro-capite, si avverta in modo meno marcato, anche se si registra un “ritardo” di prodotto maggiore rispetto al 2007.

Secondo Raffaello Bronzini, della Divisione Analisi e Ricerca Economica Territoriale della Sede della Banca d’Italia di Roma “il dato da rilevare è quello che, nonostante la ripresa congiunturale che c’è stata ormai da diverso tempo, siamo a un livello di PIL al di sotto di quello dell’inizio della crisi nel 2007”, mentre “sul piano del mercato del lavoro c’è stato un recupero piuttosto significativo che ha permesso a livello nazionale di riprendere i livelli di occupazione pre-crisi”. Si registra, dall’esame dei dati, come sottolinea Bronzini che “gli investimenti pubblici, soprattutto a livello locale, sono piuttosto contenuti.” E che quindi occorre investire maggiormente a livello locale e nel turismo.

Per quanto riguarda le Start-up emerge una “grande eterogeneità” e una frammentazione perfino eccessiva “per la prima volta – prosegue Bronzini – abbiamo condotto un’indagine su tutte le politiche regionali, dal 2012 al 2017. Emerge che ci sono stanziamenti significativi: si parla di 300 milioni di euro a livello nazionale. E’ un dato significativo, con moltissimi interventi e una certa frammentazione”. Tra le Regioni, la “Lombardia occupa un ruolo di capofila per la presenza di Start-up, mentre il Lazio è una delle regioni che ha investito maggiormente in termini di politiche: circa un terzo degli stanziamenti proviene dal Lazio”.

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