Italia delle Regioni

Trasporto pubblico locale. Il Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini  a margine della riunione tenutasi  il 22 novembre scorso  ha così commentato: “Oggi completiamo l’assegnazione alle Regioni delle risorse del fondo il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale per il 2018 con il via libera alla quota finale del 20 per cento del fondo, circa 986 milioni”.

“Già con il precedente governo – ha spiegato Bonaccini – era stata ripartita nel gennaio scorso la gran parte del fondo, l’80%, pari a poco meno di 4 miliardi. Con l’intesa del 22 novembre si completa il quadro relativo al concorso dello Stato ad un settore fondamentale per il diritto alla mobilità, qual è il trasporto pubblico locale.

Un settore che, vale la pena ricordarlo, riesce ad assicurare gli attuali livelli di servizio solo grazie agli investimenti determinanti di regioni ed enti locali, pari circa a 9 miliardi. Si tratta di un comparto – ha proseguito Bonaccini – che registra una esigenza forte di ammodernamento e di rafforzamento e su cui c’è la necessità di un confronto stringente con il Governo anche in vista della manovra.

Prima di tutto – ha aggiunto il Presidente della Conferenza delle Regioni – occorre far fronte ad un taglio previsto per il 2019 pari a circa 58 milioni rispetto al quale abbiamo già presentato specifici emendamenti e poi occorre un approccio strategico, anche sul fronte degli investimenti, per un settore che ha la necessità di attestarsi ai livelli dei più avanzati Paesi dell’Unione Europea.

Diventa poi importante ed urgente – ha concluso Bonaccini – aprire un confronto, oggetto di una specifica richiesta che ho già inviato al Ministro, fra il ministero delle infrastrutture e le Regioni per migliorare le regole che governano il sistema puntando su semplificazione e concretezza attuativa”.

In ambito Associazione dei Comuni Italiani Anci “con senso di responsabilità istituzionale abbiamo dato il via libera al provvedimento di riparto del Fondo di solidarietà comunale per garantire ai Comuni certezza sulle risorse che verranno assegnate. Dobbiamo evidenziare che rispetto ad alcune principali richieste dell’Anci nell’ambito della legge di bilancio, non abbiamo ancora garanzie. Prendiamo atto di un primo e parziale sforzo del Governo ad accogliere alcune di esse totalmente e altre solo parzialmente. Continueremo a rappresentare le nostre istanze: ne va dei conti dei Comuni e, di conseguenza, dei servizi da assicurare ai cittadini”.

Lo dichiara il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. “I Comuni, a differenza delle Regioni, hanno contribuito di più al risanamento dei conti pubblici nel recente passato, e, per effetto di quei tagli, non possono sostenere ulteriori riduzioni di risorse sulla parte corrente – continua Decaro -.

“La viceministra all’Economia Laura Castelli, che ringraziamo per il suo lavoro, ha annunciato una nuova fase di anticipazione di liquidità per accelerare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni, misura di cui godranno anche i Comuni e le Città metropolitane secondo modalità da approfondire” annuncia il presidente dell’Anci.

Ancora tutta da definire è invece la posta da 300 milioni di compensazione Imu Tasi: il Governo ha deciso di stabilizzare a regime la posta finanziaria, che invece era assegnata annualmente, ma ha messo a disposizione, per il prossimo biennio, 190 milioni che, a regime, diventerebbero 500 milioni dal 2021. “Una soluzione rispetto alla quale esprimiamo molte riserve – spiega Decaro – intanto perché 300 milioni è la cifra che compensa una riduzione di risorse che incide pesantemente sui conti di 1.800 Comuni. Riguardo al fondo a regime, poi, le regole di riparto dovranno essere calibrate in modo da diventare disponibili per tutto il comparto”.

Nessuna risposta dal governo, invece, per il recupero del taglio di 564 milioni, imposto con la legge 66 del 2014 e che doveva concludersi nel 2018. Nessuna soluzione neppure riguardo al fondo perequativo, pur previsto dalla Costituzione. “Ci auguriamo – conclude Decaro – che il parlamento possa porvi rimedio”.

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