Cronaca di una morte annunciata

Come nel racconto di Garcia Marquez, che la Corte Costituzionale avrebbe bocciato la Legge Calderoli era prevedibile. Alcuni  (tra cui chi scrive) speravano però che la Corte annullasse tutta la legge, ripristinando il “Mattarellum”, ma essa si è – forse correttamente – limitata a cancellarne i due aspetti più controversi: l’assurdo  premio di maggioranza e le liste bloccate. Come conseguenza, si torna alla proporzionale.

Fare una nuova legge elettorale è dunque ora, non più un optional, ma un imperativo politico ed etico non più dilazionabile. Ma un sistema elettorale  non è mai “neutro”: lo si disegna in funzione del sistema politico che si vuol creare e i modelli sono chiari: o si vuole un sistema bipolare con alternanza destra-sinistra, in cui sono gli elettori a decidere chi governerà, o si vuole un sistema più o meno consociativo nel quale le maggioranze si formano dopo le elezioni. Nel primo caso la via migliore è l’uninominale, che può essere “secca” come in Inghilterra o negli Stati Uniti o “a doppio turno” alla francese. Nel secondo caso va bene la proporzionale, praticata durante tutta la  Prima Repubblica. Il sistema è sulla carta il più democratico, in quanto fa si che tutte le opinioni, anche quelle largamente minoritarie,  siano rappresentate in Parlamento  e tutti i partiti vi siano presenti con una forza più o meno corrispondente al voto ricevuto. Ma favorisce ogni oltre limite la naturale tendenza italiana al frazionamento, non garantisce che una parte vinca e l’altra perda e in pratica costringe a faticosi accordi post-elettorali, con coalizioni spurie e “larghe intese”. Può darsi che la prospettiva non dispiaccia a chi pensa che per il governo del Paese convenga che si associno forze di diverso segno: funziona in Germania e in Svizzera e funzionò anche da noi nella Prima Repubblica, perché c’era l’asse forte della DC attorno a cui si univano partiti abbastanza omogenei, con il comune denominatore dell’anticomunismo. Ma nell’Italia del Terzo Millennio si è visto che  formule del genere, anche quando sono imposte dai numeri,  vivacchiano con affanno e finiscono col naufragare tra le polemiche e i dispetti  reciproci.

Naturalmente,  ambedue i sistemi hanno possibili varianti. L’uninominale può essere annacquata da una dose di proporzionale (come nel Mattarellum). La proporzionale può essere corretta da una soglia di sbarramento efficace e da un limitato premio di maggioranza. Il “sistema tedesco” pone la soglia di sbarramento al 5% e concede un premio del 15%. In Germania però – pur con un numero molto ridotto di partiti in lizza – non sempre funziona e più di una volta ha imposto, come ora, “grandi coalizioni” (non a caso, è il sistema che preferiscono oggi destra e  parte del centro). Funzionerebbe da noi? L’interrogativo è legittimo (un esempio: una soglia di sbarramento alla tedesca non terrebbe fuori i grillini; il doppio turno li ridurrebbe probabilmente a una pattuglia inconsistente).

Come si orienteranno le forze di maggioranza? Il Capo dello Stato è uscito dall’abituale genericità per pronunciarsi a favore del superamento del proporzionale, ricordando con tutte le ragioni che il sistema era stato bocciato dal referendum del 1993 (avrebbe dovuto ricordarselo anche Ciampi, quando firmò e promulgò la Legge Calderoli). Non ha però, né gli competeva farlo, indicato un sistema concreto. Trovarne uno adatto spetta al Parlamento, cioè di fatto ai partiti della maggioranza; e già sono cominciate le risse che non promettono niente di buono.

Guardiamo al fondo delle cose: una buona legge elettorale, in un Paese frazionato come il nostro, al di lá degli interessi di breve termine delle forze politiche, dovrebbe essere disegnato per produrre maggioranze omogenee e stabili, scoraggiando il frazionamento patologico, ma garantendo che la rappresentanza parlamentare corrisponda, senza eccessive distorsioni, al  voto delle urne. Sotto questo aspetto, l’uninominale sembra la strada maestra. La posizione del PD, ribadita da Matteo Renzi, è a favore. Quella del PDL era stata contraria. Ora Alfano dice di voler difendere il bipolarismo, ma non con l’uninominale. Come allora? Col sistema tedesco?  Ma lo accetterà il PD renziano? E come la mettiamo con le preferenze, solennemente bocciate dal referendum del 1992 (rappresentano, in effetti, uno degli aspetti più deleteri della “ Prima Repubblica” giacché suscitano lotte fratricide entro le rispettive liste e favoriscono oltre ogni decenza il voto di scambio)? Come al solito, quando si passa dalle dichiarazioni di principio, ci si addentra in un labirinto fatto di miopie e interessi a breve termine in cui le parti ignorano superbamente l’interesse generale. A meno che il Cavaliere, con un‘altra delle sue piroette, spiazzi tutti mettendosi d’accordo con Renzi, come ha preannunciato di voler fare.

Ma forse è chiedere troppo.

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