Lavoro precario, nuove tutele UE

Durante la riunione del 18 ottobre, i membri della Commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento Europeo, hanno votato la relazione di Enrique Calvet Chambon (ALDE/ES) sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea. Questa proposta della Commissione sostituisce la direttiva del 1991 (91/553 / CEE) con un nuovo strumento per garantire la trasparenza delle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori e per stabilire una nuova serie specifica di diritti al fine di migliorare la prevenzione e la sicurezza delle condizioni di lavoro, in particolare per le persone in forme di lavoro non standard, ovverossia il precariato.

Il Parlamento aveva già invitato la Commissione a rivedere la normativa per tenere conto delle nuove forme di occupazione e garantire che tutti i lavoratori godano di una serie di diritti in comune. Tra i punti salienti del rapporto adottato vi sono: contratto di lavoro trasparente dal primo giorno; insieme specifico di diritti per i lavoratori con occupazioni non tradizionali; periodo di prova di sei mesi non rinnovabile. Già lo scorso 9 ottobre la Commissione aveva approvato la relazione annuale di Krzysztof Hetman (PPE/PL) sulle politiche occupazionali e sociali della zona euro. Il relatore aveva evidenziato come le condizioni economiche nella UE siano attualmente favorevoli e l’occupazione complessiva in costante crescita. Nel contempo aveva sottolineato che vi è ancora molto spazio per miglioramenti in termini di disoccupazione giovanile, segmentazione del mercato del lavoro e diseguaglianze, povertà lavorativa, produttività e crescita dei salari.

Il problema trae origine dal fatto che in due anni in Europa sono stati creati 5,5 milioni di posti di lavoro nella zona euro, la disoccupazione è scesa dal 12,1% nel 2013 al 9,5% quest’anno. Ma dei nuovi posti di lavoro creati “4 su 5 sono precari, a tempo determinato e largamente sotto pagati”, afferma l’Ufficio statistico europeo, Eurostat. “I nuovi posti di lavoro in Europa sono di bassa qualità e questo fa male all’economia” ha commentato Gilles Moec della banca americana Merill Lynch. Secondo il rapporto annuale dell’Osce sul lavoro (2017), il livello di produttività è calato in 18 Stati membri dell’Ue , nel 1995 la crescita della produttività nell’area euro era in linea con il resto del mondo, al 2%. Oggi siamo allo 0,5%, sotto Stati Uniti e altre economie emergenti.

Il 31 maggior scorso il Parlamento Europeo era già intervenuto, su istanza della FP CGIL di Taranto, riguardo la lotta alla precarietà e l’abuso dei contratti a tempo determinato, emanando una risoluzione in cui prendeva una ferma posizione contro l’abuso di norme che reiterano i contratti generando precariato e conseguenti discriminazioni. In tale documento il Parlamento UE afferma che “Si rileva l’uso abusivo di contratti di lavoro temporanei in violazione delle norme internazionali in materia di condizioni di lavoro, dei diritti dei lavoratori e del diritto dell’UE, la tutela obsoleta dal licenziamento e mancanza di protezione sociale sufficiente in caso di licenziamento”. La risoluzione invita la Commissione a combattere il lavoro precario ed a fornire nuovi strumenti per limitarne l’uso attraverso una adeguata legislazione.

Anche i dati ISTAT in merito al mercato del lavoro nel primo trimestre 2018 confermano la criticità del precariato, gli occupati sono cresciuti dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. L’aumento interessa soprattutto gli uomini ad eccezione dei 35-49enni. Ed è sostenuto dai dipendenti a termine (+66 mila), mentre calano i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). La risoluzione del Parlamento Europeo ora passa al vaglio della Commissione e si può solo sperare che venga adottata al più presto.

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