Tutela dei minori e diritti dei genitori

Il fatto di cronaca, purtroppo noto, fa rabbrividire e tocca le coscienze, ma fornisce uno spunto di riflessione sgradevolmente necessario. Stiamo parlando della vicenda di un uomo che a Taranto ha accoltellato il figlio maggiore e gettato dalla finestra la figlia più piccola dopo che gli era stata tolta la potestà genitoriale.

La responsabilità genitoriale (quella che era la patria potestà poi potestà genitoriale ed oggi responsabilità genitoriale, anche se i giornalisti dimostrano di essere molto poco aggiornati sul punto) è l’insieme di doveri – funzione sociale – a carico dei genitori che consistono non solo nel mantenere i propri figli, ma anche istruirli e porli in condizione di divenire persone responsabili, attente ai bisogni propri e degli altri: persone, in definitiva, in grado di mantenere il patto sociale tanto caro a Thomas Hobbes.

Quando ciò non accade, quando i genitori non sono in grado di adempiere la e responsabilità che derivano dall’aver messo al mondo un figlio, la legge italiana (art. 330 codice civile) stabilisce che “il giudice può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio verso il figlio”. In questo caso, “il giudice può allontanare il figlio dalla residenza familiare oppure può disporre l’allontanamento del genitore che maltratta o abusa del minore”. Una norma dettata nell’esclusivo interesse del minore ed a sua tutela.

Nel caso di cronaca dal quale prende spunto questa riflessione, entrambi i genitori erano stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale in quanto estremamente conflittuali tra loro, proiettati sulle loro difficoltà, poco attenti alle esigenze dei figli e il padre, in particolare, aveva riportato una condanna per maltrattamenti in famiglia. Un reato grave che impone la previsione di forme di tutela per l’altro coniuge e, principalmente, i figli.

L’interrogativo che si pone è quindi di una banalità disarmante: è possibile che nessuno abbia mai dubitato della pericolosità di un uomo che non si rassegnava alla fine del suo matrimonio? Un uomo che è giunto ad un eccesso di violenza tale da meritare di perdere, in base alla legge, ogni potere sui propri figli? Non è l’unico caso. Ma uno di tanti mila.

Il discorso inevitabilmente si allarga, fino a chiedersi per quale motivo il legislatore non abbia previsto tutele più stringenti in favore dei minori in simili casi. L’allontanamento dalla residenza familiare non sempre è una misura sufficiente per evitare tragedie come questa. In ogni caso una persona violenta, anche se soggetta a restrizioni, troverà sempre il modo per avvicinare, aggredire, ferire ed umiliare le persone che – dal suo punto di vista – meritano di essere punite perché “cattive”.

A Taranto è accaduto esattamente questo. La condanna per maltrattamenti in famiglia non si è rivelata misura sufficiente: i bambini erano affidati alla nonna e nulla è stato più facile per il padre che raggiungerne l’abitazione e commettere l’abietta azione che ha commesso. Sugli aspetti legali antecedenti, ovviamente, si è mantenuto un basso profilo e sono state lacunose le informazioni non strettamente giuridiche, glissate in favore del sensazionalismo.

Ci si chiede allora per quale motivo in casi simili, dove la violenza raggiunge livelli difficili da raccontare, ma per gli esperti non difficile da immaginare, non vengano disposti esami approfonditi sui soggetti; esami che potrebbero essere predittivi di ulteriori episodi di violenza tali da sfociare in delitti efferati. Ci si chiede per quale motivo un colloquio cosiddetto criminologico non possa essere effettuato anche con soggetti condannati per comportamenti che, statisticamente, verranno reiterati.

Non possiamo che auspicare minore miopia da parte del legislatore nonché un’apertura a moderne scienze in grado di aiutare non solo le vittime, ma anche le forze dell’ordine. Per non parlare dello stesso reo, che ben potrebbe beneficiare di aiuto specifico preventivo e, magari, essere messo in condizione di non commettere azioni tanto efferate quanto abiette.

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