WTO e dazi doganali, come funzionano

L’Organizzazione Mondiale del Commercio o OMC (più conosciuta nella denominazione inglese WTO, World Trade Organization), è un organismo internazionale nato a seguito del cosiddetto Uruguay Round; un lungo negoziato durato dal 1986 al 1994 avente oggetto il commercio mondiale. I paesi aderenti al GATT concordarono una serie di normative che vennero ufficializzate nell’accordo di Marrakech del 15 aprile 1994 e dettero vita al WTO, i membri sono 164 paesi più ulteriori 22 con lo status di osservatori. La regolamentazione del WTO copre il 95% del commercio mondiale, rispetto all’antesignano GATT esiste una struttura solida ed organizzata come tutte le altre entità internazionali. Rispetto al GATT il WTO supervisiona anche i servizi e le proprietà intellettuali.

La mission del WTO è agevolare e facilitare gli scambi commerciali, in pratica funge da camera negoziale a disposizione degli attori per il conseguimento di accordi condivisi e regolatore del sistema di risoluzione delle controversie. Lo spirito richiamato delle decisioni condivise e di spazio comune ove assumere iniziative e risolvere problemi, si evidenzia nella modalità decisionale che si basa non su votazioni classiche, ma sul consenso. Le risoluzioni vengono assunte a norma quando nessun paese membro le consideri totalmente inaccettabili. Questo spiega anche i lunghi tempi cui sono soggetti i ‘round’ negoziali, finiti spesso con dolorosi fallimenti, da ultimo il noto ‘Doha Round’.

Un altro fattore limitante è l’assenza di mezzi coercitivi da parte del WTO per la risoluzione dei conflitti tra Stati membri, l’organizzazione può autorizzare il paese ricorrente a porre in essere misure ritorsive verso quello giudicato inadempiente, ma se esiste una profonda disparità tra i due paesi, le misure poste in essere da uno molto più piccolo difficilmente possono sortire risultati efficaci.

Questo si sta rivelando un periodo particolarmente periglioso per il WTO e varie spinte centrifughe ne mettono a repentaglio la stessa esistenza. La volontà di Trump di imporre dazi e barriere doganali ne implica di fatto l’uscita dal WTO che tali sistemi vieta, ammettendoli solo in caso di dumping, beni venduti all’estero ad un prezzo inferiore a quello interno. Dall’altro lato troviamo la Cina che reclama il riconoscimento di economia di mercato, il che farebbe automaticamente cadere tutti i dazi sulle sue merci, contando che parliamo di un export che vale il 4% verso la UE ed il 12% con gli USA, sono numeri che parlano da soli. La Cina entrò nel WTO  l’11 dicembre 2001 con la clausola che le sarebbe stata riconosciuto lo status di MES (economia di mercato) dopo 15 anni, quindi nel 2016, qui si è aperta una diatriba tra la Commissione che reputa automatico il riconoscimento, e l’Europarlamento che non ne vuole sapere.

D’altronde gli accordi particolari stretti dagli USA, ma non solo, in via bilaterale, sono l’antitesi dello spirito del WTO il cui obiettivo sarebbe garantire identiche condizioni di mercato a tutti gli attori del mercato. Il diniego Europeo al TTIP ha chiuso le porte alla negoziazione e scatenato l’ennesimo ciclone Trump che ha minacciato ritorsioni e dazi per rivalersi del rifiuto UE di importare carni americane agli ormoni. Altro fronte che si è aperto recentemente è dato dall’introduzione dei dazi statunitensi voluti da Trump su acciaio ed alluminio, la Russia ha già presentato un esposto al WTO, chiarendo che non si tratta ancora di ritorsioni, ma che queste sono previste dalle pratiche dell’organizzazione, non escludendole quindi in un prossimo futuro. Giova ricordare che i dazi sono a tutti gli effetti imposte indirette applicate in sede doganale a prodotti venduti tra stati, il loro scopo è salvaguardare la concorrenza proteggendo simili beni prodotti nel territorio dello stato acquirente. Sulla loro utilità in un mercato globale ci sono molte perplessità, in genere servono soprattutto a scatenare guerre commerciali che portano solo danni a tutti.

In tema di dazi statunitensi Trump non è il primo a cimentarvisi, già nel 2002 George Bush vi ricorse, ma le forti risposte della UE lo costrinsero ad una frettolosa marcia indietro. Questo evitò il disastro del 1930, quando gli Stati Uniti introdussero lo Smoot Hawley Tariff Act che aumentò i dazi doganali fino al 40% e superando questa cifra negli anni a seguire, ma portando ad una guerra commerciale che ridusse l’economia in fin di vita.

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