Medio Oriente, Hezbollah tra i protagonisti

Forza predominante in Libano, odiata da Israele e Arabia Saudita, Hezbollah si ritrova, sulla scia del suo padrino iraniano, al centro delle tensioni regionali che scuotono il Medio Oriente.

Non passa più settimana che l’Hezbollah libanese non si trovi al centro della scottante attualità mediorientale. Dopo le nuove sanzioni dell’Amministrazione americana, che l’hanno presa di mira quest’autunno, gli avvertimenti cronici dei dirigenti israeliani nei suoi confronti, e le accuse reiterate da parte del potere saudita, Domenica 12 Novembre, il movimento sciita è stato tirato in ballo dal Primo Ministro libanese Saad Hariri per giustificare le sue dimissioni, annunciate in condizioni poco trasparenti.

Forza predominante in Libano, dove viene accusato di aver imposto il suo dominio, e onnipresente nel conflitto siriano, il Partito di Hassan Nashrallah si ritrova ormai nel cuore delle tensioni regionali che scuotono attualmente il Medio Oriente, lacerato dalla rivalità tra l’Iran sciita e l’Arabia Saudita sunnita. Mai, dalla sua nascita nel 1982, voluta per lottare contro l’esercito israeliano nel Sud del Libano, la milizia islamista patrocinata dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che si è cucita addosso negli anni le vesti di movimento politico-militare, è mai stata così potente. Questo è il parere non solo degli esperti, ma anche dei nemici “della Resistenza Islamica in Libano”.

Classificato da Washington e dai Paesi del Golfo come organizzazione terrorista (per l’UE solo il suo ramo armato è definito “terrorista”), il movimento dotato di grande capacità di attivazione, di un apparato propagandistico molto potente e di un arsenale più importante di quello dell’esercito libanese, ha sempre più nemici. Soprattutto da quando la sua capacità militare e il suo impegno accanto al regime siriano si sono rivelati decisivi per la sopravvivenza del Presidente Bachar al-Assad. E quella dell’asse Teheran-Damasco, dal quale è diventato inscindibile. Da tre decenni, Hezbollah ha progressivamente acquisito un’importanza regionale a sé stante. “Il momento chiave di questa crescita è stato la guerra in Siria, dove si è speso con successo accanto alle truppe siriane”, spiega Didier Leroy, esperto del movimento Hezbollah libanese e ricercatore presso l’Istituto reale superiore della difesa (Belgio) e all’Università libera di Bruxelles (ULB) a France 24.

Sempre secondo Leroy, al di là del fronte siriano, dove il Partito ha registrato forti perdite, la presenza di membri dell’Hezbollah è segnalata in tutto il Medio Oriente. Oltre alle esercitazioni seguite dai suoi combattenti in Iran, ha messo a disposizione, secondo gli analisti della regione, diverse centinaia di consiglieri militari sul territorio iracheno, dove si coordinano con i pasdaran iraniani e altre milizie sciite locali, così come ha messo di stanza consiglieri in Yemen, come appoggio ai ribelli Houthi. Un’Agenda che sembra allontanarli sensibilmente dalle frontiere israelo-libanesi, dove è supposto invece concentrare le sue forze, per difendere meglio gli interessi regionali iraniani. Uno sparpagliamento sospetto per i suoi nemici giurati, che l’accusano di essere, oltre ad uno strumento di terrore, un agente al servizio della Repubblica Islamica che gli fornisce, dalla sua creazione, appoggio militare, logistico e finanziario.

Gli esperti  stemperano tuttavia la natura di questa relazione particolare che lega il Partito di Dio a Teheran. “All’inizio, Hezbollah è nato per volontà iraniana che aveva l’esigenza di inquadrare parte della comunità sciita libanese, per creare una forza anti-israeliana, propriamente sciita”, sottolinea Leroy. Per lui, Hezbollah, che è “l’accostamento di una risorsa umana libanese abbinata ad un aiuto iraniano esterno vitale”,  rappresenta “senza alcun dubbio un asso nella manica per Teheran per la sua capacità di proiettarsi oltre le sue frontiere”. Anche Anais-Trissa Khatchadourian, ricercatrice specializzata nello studio dello sciismo (Università del Maine), Hezbollah “fa innegabilmente parte della sfera d’influenza della Repubblica Islamica Iraniana, impegnata in un braccio di ferro con l’Arabia Saudita, ed è uno strumento necessario per il suo peso in Libano e il suo impegno in Siria”. Ma per lei è sbagliato qualificare Hezbollah come marionetta iraniana. “Il Partito è parte integrante della società libanese, segue e difende i suoi propri interessi e applica un’agenda libanese. Detto questo, precisa la ricercatrice, “bisogna innegabilmente tenere conto le sue influenze iraniane, nel senso che per Hezbollah, ed è una posizione assunta, la Guida suprema da seguire rimane quella della Rivoluzione iraniana, nella persona dell’Ayatollah Khomenei all’inizio, e in seguito il suo successore, l’Ayatollah Khamenei”.

In effetti in nome del principio del “wilayat al-faqih”, che afferma la supremazia della religione sulla politica, il Partito sciita, il suoi quadri e il suo capo, riconoscono di obbedire direttamente alla Guida suprema iraniana, anche se la relazione del Partito con la Guida suprema lascia a Hezbollah una larga autonomia, soprattutto per ciò che riguarda gli affari libanesi e le questioni politiche. Hezbollah, nonostante la fedeltà dichiarata, può tuttavia appoggiarsi al suo leader, Hassan Nasrallah, la cui immagina è inscindibile dal Partito, a tal punto che è diventato anche lui un attore regionale di peso. Anche se il Partito è un apparato piuttosto vasto e complesso, innegabilmente, la personalità, l’aura e il carisma di Nasrallah hanno giocato un ruolo importante nello sviluppo dell’immagine del Partito,sicuramente in Libano, ma anche nel resto della regione.  Hezbollah cerca di non essere il Partito di un solo uomo per non contraddire la sua ideologia, appoggiando la difesa degli oppressi e molto rivoluzionario nell’anima. Ma non si può che constatare che nell’ultimo decennio, Hassan Nasrallah è il leader con il quale il Partito ha accumulato le vittorie politiche e militari delle quali si vanta.

Nato in un momento storico chiave per il Medio Oriente, dopo la Rivoluzione islamica in Iran, nel 1979, la seconda invasione israeliana in Libano nel 1982, Hezbollah sembra nutrirsi di conflitti e tensioni per acquistare potenza. E non solo grazie al sostegno iraniano. Fa notare Leroy, “è d’obbligo constatare che dalla sua nascita, Hezbollah non ha cessato di sorprendere i sui avversari, visto che ogni volta che si è trovato coinvolto in un conflitto, nel quale era dato per perdente,  è riuscito ad uscirne sistematicamente non forte come prima della crisi, ma più forte, che si trattasse degli scontri intra-sciiti durante la guerra in Libano, del suo rapporto di forza con l’esercito israeliano, soprattutto dopo la guerra del 2006, come di fronte alle forze ostili al regime siriano.” Gli esperti affermano che ciò si spiega per il fatto che Hezbollah ha saputo integrare la nozione di resilienza in seno alla sua strategia. Soprattutto sviluppando un’ideologia resiliente basata sui simboli dello sciismo, come per esempio l’idea di vittoria del sangue sulla spada. E’ a questo livello che si trova la differenza tra resistenza pura e la nozione di resilienza, che è la capacità di resistere e continuare a crescere a scapito delle avversità.

Unica novità è che mai, fino ad oggi, il Partito di Dio aveva concentrato tanti nemici alla volta, su tanti fronti alla volta.

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