Todos se van (Film, 2015)

Todos se van è un film che volevo vedere dal 2015, quando seppi che il suggestivo romanzo di Wendy Guerra (tradotto e pubblicato in Italia da Le Lettere e forse soltanto da me recensito) era stato sceneggiato e girato dal regista colombiano Sergio Cabrera. Attendere una distribuzione italiana è cosa vana e allora mi sono deciso per la visione in lingua originale – il film è reperibile in rete – visto che lo spagnolo è uno dei pochi idiomi che padroneggio.

Todos se van è il più autobiografico dei romanzi di Wendy Guerra, che narra in modo partecipe e appassionato la nefasta relazione tra il padre e la madre, separati e in lotta continua per il suo possesso, quasi fosse un pacco postale. La protagonista è Nieve, una bambina di otto anni, vittima della battaglia giudiziaria tra genitori, entrambi intellettuali, ma piuttosto diversi. La madre, Eva, lavora per la radio, si occupa di musica popolare, crede nella Rivoluzione ma non vorrebbe censure e autoritarismi; dopo la fine del suo rapporto con Manuel, il padre di Nieve, si è sposata con Dan, uno svedese che lavora a Cuba come scienziato nucleare. Manuel è un autore di commedie, uno scrittore che non si sente realizzato a scrivere teatro di propaganda in un paese di provincia a Oriente dell’Avana, vorrebbe fare qualcosa di diverso e – di nascosto – scrive cose poco in linea con l’ortodossia ufficiale. Il tutto si svolge negli anni Ottanta, nel bel mezzo di una delle peggiori crisi economiche di Cuba, quando todos se van e la Rivoluzione comincia a subire colpi non recuperabili.

Sergio Cabrera diluisce i toni del romanzo di Wendy Guerra – un vero canto per la libertà e una critica feroce alla dittatura – in una soap-opera, girata con stile da telenovela colombiana, tipica del suo repertorio. Impianto teatrale, attori preparati e credibili, anche se il padre ubriacone che picchia la figlia, non la fa mangiare e infine fugge in direzione Miami è un po’ troppo perfido per essere reale. Al contrario, la madre è il ritratto della bontà e della dedizione alla causa della libertà, tanto innamorata della figlia da rinunciare al suo uomo e restare a Cuba, proprio mentre tutti fuggono.

Un film che a Cuba non è piaciuto molto, come quasi tutte le opere scritte da autori non allineati, ma che comunque è stato programmato al Festival del Cinema dell’Avana, pur senza fare troppa pubblicità all’evento. Comprendiamo bene i motivi, perché – pur diluita nei suoi aspetti da romanzo rosa – la parabola decadente di una Rivoluzione fallita si legge tra le righe di un’infanzia violata e nei personaggi negativi, distrutti nei loro sogni da un’illusione trasformata in dittatura autoritaria. Todos se van è girato in Colombia, tra Cartagena e Ciénaga, visto il divieto di realizzare a Cuba un film tratto da un romanzo proibito.

Se conoscete lo spagnolo, è un film che vale la pena vedere, come sarebbe cosa buona e giusta leggere (in italiano!) il romanzo di Wendy Guerra. Per rendersi conto della fine che fanno le idee più affascinanti quando si scontrano con la realtà.

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Regia: Sergio Cabrera. Soggetto: Wendy Guerra (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Laura Martel, Ramon Jimeno, Sergio Cabrera. Musica: Ivan Wyszogrod. Fotografia: Jovanny Puertas. Produttori: Jimeno Acevedo & Asociados, Dramas, Amigos del Cine, A 4 manos, E-nnova, Silvia Jardim. Genere: Drammatico. Durata: 100’. Interpreti: Rachel Mojena, Yoima Valdés, Abel Rodriguez, Scott Cleverdon, Mateo Giraldo, Indhira Serrano, Felix Antequera, Caleb Casas, Carlos Ever Fonseca, Martina Toro, Tahimi Veloz, Maria Teresa Carrasco, Dunia Matos, Glenmy René Rodriguez, Alison Garcia, Barbaro Marin, Daniela Tapia, Ulises Gonzales. Premio Macondo (2015), quattro nomination (miglior attore Abel Rodriguez). Sito ufficiale.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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