Skopje, Macedonia

Sono stata recentemente a Skopje in Macedonia. Confesso che ho dovuto guardare su Google map per capire dove fosse. Siamo in uno dei tanti Paesi che si sono creati dopo la fine dell’impero Jugoslavo. Un aeroporto piccolino ma con un controllo di sicurezza altissimo, clima freddo, cupo.

La città è una cosa mista. Un terremoto nel 1963 l’ha rasa al suolo ed ha quindi distrutto quelle case con i tetti spioventi e tanti camini che connotano la zona. Dopo di che, solidarietà, bandi, aiuti etc. e così il grande architetto Kenzo Tange ci mette lo zampino e nascono edifici anti sismici. Alcuni davvero orrendi. Sembra come se a un certo punto si fosse perso il filo; come se il progetto avesse avuto diversi capi e capetti: la città è disarmonica, sgraziata, incomprensibile.

Si salva un fortino del quattrocento che domina la città e il vecchio bazar, dove sembra di stare a Istanbul. Anche gli odori sono gli stessi, quattro secoli di dominazione ottomana hanno prepotentemente lasciato il segno. Moschee e chiese bizantine si amalgamano all’improvviso quasi la fede fosse un architetto migliore.

Ma il meglio per la città di Skopje verrà solo nel 2010 con i soldi per un progetto di abbellimento che ancora non è finito. E allora statue, statue enormi a più non posso. Alessandro il Macedone, naturalmente, ma anche suo papà Filippo secondo, poi il cugino di Alessandro, l’amico di scuola del cugino, gente con fogge di vari secoli, con i baffi e cappelli alla turca, con vestiti grigi e cappotti modello sovietico, tutti enormi, tutti serissimi, tutti grigi. E poi leoni, leoni ovunque. Il simbolo della forza.

Mentre giravamo con una guida per la città, un ragazzetto sporchissimo ci ha chiesto l’elemosina. Quando ci ha sentito parlare italiano si è illuminato e ci ha detto “io stavo in Italia fino a poco tempo fa”. E  già perché qui a Roma stanno bene; gli ho chiesto perché era rientrato e lui non ha saputo spiegare, forse il foglio di via perché magari i genitori erano stati espulsi. Aveva nostalgia di Roma, forse degli scippi in metro insieme ai suoi compagni ridenti. Però c’è un grande fermento; le donne sono molto motivate a intraprendere percorsi imprenditoriali diversi, magari aiutate dalle loro colleghe europee.

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