Anno nuovo

Ad ogni cambio di anno ci si immagina l’anno che viene come qualcosa di totalmente nuovo e diverso, come se la data del 31 dicembre fosse uno spartiacque nel fluire del tempo e non, com’è, una semplice convenzione inventata dagli uomini. Il fatto è che l’esistenza si alterna tra i due poli dell’essenza immutabile e del cambio perpetuo.  Abbiamo così talvolta l’impressione che niente cambi, che niente possa mai cambiare, e nel fondo resta sempre qualcosa di immutabile, mentre tutto è soggetto alla legge del perpetuo mutamento (“panta rei”, dicevano i greci, e non ci bagniamo mai due volte nella stessa acqua del fiume). Però, nella psiche collettiva, le date hanno un’impronta che ci pare naturale ed umano, alla fine di ogni periodo, trarre un bilancio (cosa possibile) e azzardare previsioni (cosa molto più aleatoria).

In questo senso, può dirsi che il 2016 ha meritato la sua qualità di anno bisestile (altra convenzione, ovviamente, ma che farci?) che in un detto romano è “anno funesto”. Di disastri ce ne sono stati tanti, inutile qui enumerarli. Del resto, i suoi predecessori, 2008 e 2012, non erano stati migliori. Possiamo illuderci che nel prossimo le cose vadano un po’ meglio? Nessuno può dirlo, possiamo solo sperarlo e ciascuno, nel proprio ambito, fare quello che può perché questo accada. Nel 2017 ci saranno elezioni cruciali in Germania e Francia, i due paesi cardine dell’Europa. Le ragioni per un’ulteriore avanzata della destra estrema e, quindi, di ritorno alla follia dei nazionalismi, esistono. Io spero (e credo) che in ambedue i paesi prevalgano le forze del buon senso e che alla “marea nera” si oppongano forti bastioni costruiti col concorso anche di forze normalmente avversarie tra di loro,ma unite nel ripudio all’estremismo.

E da noi? Da noi il discorso non è diverso. Se, come penso, avremo elezioni generali nel corso dell’anno, è da sperare che si facciano con una Legge elettorale che impedisca a una minoranza, senza dubbio numerosa, ma sguaiata e – come si sta vedendo a Roma – incapace di governare. Di impadronirsi di noi.  Si può tornare alla proporzionale, o al “mattarellum” o introdurre l’uninominale a doppio turno: l’importante è che ci sia la volontà delle principali forze responsabili, dal PD a FI, di unirsi contro il nemico comune, invece ci proseguire le loro eterne guerriglie che fanno tanto pensare alle dispute dei dotti bizantini quando i turchi erano alle porte.  Sarà possibile? Purtroppo, molto dipende dai salti di umore di Silvio Berlusconi e dalla follia a corrente alternata di certi figuri della sinistra. È lecito augurarci  che da nuove elezioni nascano una maggioranza e un governo civili, liberali, europei, nemici di ogni estremismo, attenti tuttavia alle istanze elementari di sicurezza e alla necessità di frenare l’invasione di persone che, purtroppo, portano spesso con sé costumi e regole di vita che sono poco compatibili colla nostra cultura e rischiano a lungo andare di sommergerla. Per questo non c’è bisogno di nessuna selvaggeria alla Salvini, bastano poche regole di buon senso, concordate tra le forze principali e applicate con quell’efficacia che le nostre strutture mostrano di possedere.

E l’Europa? Il 2017 vedrà  il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, che dettero più ampia portata all’integrazione già iniziata qualche anno prima con la CECA.  A sessant’anni si è allo stesso tempo già anziani da aver maturato la necessaria saggezza, e abbastanza giovani da poter fare progetti per l’avvenire. E l’Europa ha bisogno di ambedue le cose: saggezza, per rivedere i propri errori, i propri eccessi (che sono tanti) e capacità di proiettarsi in avanti, con nuovo spirito, nuove iniziative, nuovi passi verso una maggiore solidarietà. Magari con chi ci sta, lasciando indietro o fuori chi, per egoismo nazionale, resiste. Basti notare che una più forte integrazione europea non è più un fatto accessorio, ma un’esigenza imperativa ora che tutto fa temere che si stia per richiudere, almeno in parte, l’ombrello protettiva degli Stati Uniti, che ci ha servito da sicuro riparo e anche da alibi per settant’anni.

Europa! Il solo ideale per il quale nel nostro Continente vale la pena di battersi. E serva a tutti la lezione di tanti nostri giovani, che sono a casa loro in ogni paese europeo. Valga la straordinaria lezione della povera vittima della follia omicida a Berlino, la giovane Di Lorenzo, membro esemplare della “generazione Erasmus”, che è morta sognando l’integrazione europea.

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