Rodin: il marmo, la vita

La più completa rassegna organizzata esternamente al Musée Rodin di Parigi è ora in corso presso la Sala delle Cariatidi al Palazzo Reale di Milano, fino al 26 gennaio. Rodin: il Marmo, la Vita presenta l’artista nel contesto del suo atelier, luogo di ricerca, lavoro e incontro con colleghi illustri.

Tre sezioni, nelle quali la scansione cronologica corrisponde con quella tematica, si articolano e presentano al visitatore, attraverso 62 opere in somma parte marmoree, l’indole di innovatore di Auguste Rodin (1840-1917). La Sala delle Cariatidi, allestita da Didier Faustino dello studio Bureau des Mésarchitectures e illuminata da Giambattista Buongiorno, si rivela essere lo scenario ottimale, in quanto essa stessa percorso scultoreo.

La cooperazione tra il Comune di Milano – Cultura, il MiBACT, il Musée Rodin di Parigi, Civita ed Electa è stata di vitale importanza per la riuscita di un’iniziativa simile che poi procederà nelle Aule delle Terme di Diocleziano a Roma.

La prima parte prende il nome dell’‘Illusione della Carne 1871-1895. Partendo dalla tradizione dell’antica Grecia e dal Neoclassicismo, l’esposizione si apre con L’Homme au Nez Cassé (L’uomo senza naso), tributo a Michelangelo Buonarroti. Giochi di luce, ombre, incavi e sporgenze sono consequenziali al trattamento illusionistico del marmo. I piedistalli rimangono grezzi e i corpi vengono invece rifiniti; ha dunque inizio l’esperienza del non finito, in cui i confini tra opera e base risultano labili.

La mostra procede con La Figura nel Blocco 1895-1905, periodo dell’alto e bassorilievo e di incarichi prestigiosi, come i monumenti a Victor Hugo e a Honoré de Balzac. Si verifica un evidente incremento della produzione di marmi, nei quali il non finito diventa un effetto plastico ed estetico, e aumenta inoltre la dimensione delle opere. La cura agli elementi sporgenti del volto nell’ombra si può riconoscere nel Bacio, grande gruppo che destò scalpore nella borghesia francese per il deliberato erotismo impiegato, privo di qualsiasi pretesto narrativo o mitologico.

Il percorso si conclude con Verso l’Incompiutezza 1905-1917. Con la precedente mostra dell’Alma del 1900 gli derivano gloria e prestigio, attraendo l’attenzione di collezionisti amanti del marmo. Si incrementa così il numero degli sbozzatori, che permettono la realizzazione di numerosi esemplari della stessa opera. Lo sfumato entra a far parte del codice espressivo di Rodin, come l’importanza del processo ideazione-esecuzione rivelato dai bozzetti esposti. L’incertezza e l’indefinitezza si fanno sempre più preponderanti.

Lo scrittore Camille Mauclair scrive: “Ho detto un giorno a Rodin: “Si direbbe che voi sappiate che nel blocco c’è una figura, e che vi limitiate a rompere tutto intorno l’involucro che la nasconde”. Mi ha risposto che «era esattamente questa la sua impressione mentre lavorava»”. L’erotismo della carne prende forma dal marmo e il materiale si fa medium per rendere la vita e la forma in relazione all’anima della modernità. Eros e sensualità vedono allora il proprio trionfo. Sono inoltre presenti ritratti di elevata intensità, come il busto raffigurante l’amata Rose Beuret.

Rodin è il degno erede e prosecutore di Michelangelo. Proprio al Castello Sforzesco di Milano sono presenti il ritratto bronzeo di Michelangelo ad opera di Daniele da Volterra (1509-1566) e la Pietà Rondanini, simbolo del non finito, probabilmente vista da Rodin durante il suo Grand Tour in Italia nel 1875. Il non finito adottato dal 1886 circa come tecnica scultorea dall’artista francese, indefesso innovatore, viene criticato, senza comprendere la riflessione sul valore dell’incompiuto e della traccia. La sua rivoluzione del codice plastico verrà a lungo imitata e presa a esempio.

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