Tre giorni dopo (Film, 2013)

Tre giorni dopo di Daniele Grassetti è un piccolo film di formazione, una storia generazionale di borgata, ambientata tra la Casilina e la Prenestina, nello storico quartiere romano del Pigneto, periferia popolare e crocevia di culture, tra studenti universitari, anziani, piccoli delinquenti, spacciatori, tossicodipendenti, coatti e disprezzati – soprattutto dai più marginali – extracomunitari. Un quartiere dove vivere non è facile. La storia narra le vicende di tre giovani amici (Matteo, Sandro e Nicola) e di Olimpia, una ragazza argentina che lavora in un bar ed è innamorata di Matteo. Matteo è un tipo ansioso, si è appena laureato, gioca bene al biliardo ed è alla ricerca di sicurezze. Il secondo è Nicola, istruttore in palestra di anziane signore, goffo e sovrappeso. Sandro, invece, dipende dal gioco ed è un disadattato irresponsabile in perenne bolletta.  Proprio lui mette nei guai il terzetto, facendo finire gli amici nelle mani di una banda di malviventi guidata dal Dottor Carlo, che deve riscuotere un grosso debito contratto da Sandro. Matteo prova a sfidare il mafioso al biliardo ma perde anche la sua macchina, quindi la storia si complica con il presunto omicidio di Pistacchietto, il figlio del boss. Saranno tre giorni intensi per cercare di salvare la pelle e ottenere la rivincita dal malavitoso.

Tre giorni dopo non è un film da gettare ed è un bene che riesca a uscire dopo ben tre anni di limbo, perché racconta una piccola storia marginale, grottesca ma in fondo realistica. Restiamo perplessi quando scopriamo che è stato ritenuto di interesse culturale e ha avuto accesso ai contributi destinati alla presunta cinematografia di pregio. Daniele Grassetti è un regista televisivo, all’opera con il primo lungometraggio, ma lo stile resta da piccolo schermo e ricorda le fortunate serie stile Zio Gianni, anche se aspirerebbe a girare una black-comedy grottesca con ambizioni sociali (il messaggio antirazzista). Affresco giovanile confuso e raffazzonato, sceneggiato male e scritto peggio, con personaggi appena abbozzati, a livello di fumetto. Un solo vero attore: Giorgio Colangeli. Emanuele Propizio è patetico nei panni del figlio del boss, coatto e drogato. Per non parlare del protagonista Francesco Turbanti e della fidanzata Aylin Prandi, che necessiterebbero una rapida iscrizione a una scuola di recitazione. Non vale la scusa pasoliniana ché i parametri sono talmente diversi.  Fotografia giallo ocra, come da moda contemporanea, musiche fastidiose e chiassose, ma piaceranno ai giovani perché eseguite da band famose come I Tre Allegri Ragazzi Morti, gli Zen Circus e I Cani.

Un film da salvare ed elogiare se fosse stato un prodotto underground, ma non lo è più di tanto, perché gode di un discreto budget. Il cinema di Caligari, i mafia movie, i droga movie, i film psichedelici e le commedie grottesche adolescenziali sono un’altra cosa. Grassetti vuol parlare di disagio giovanile, droghe e dipendenze, ma si perde in cose più grandi di lui e realizza un prodottino paratelevisivo innocuo e dimenticabile.

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Regia: Daniele Grassetti. Soggetto: Daniele Grassetti, Fabrizio Vecchi. Sceneggiatura: Daniele Grassetti, Matteo Berdini, Chiara laudani, Fabrizio Vecchi, Enrico Saccà. Fotografia: Michele Paradisi. Montaggio: Roberto Missiroli. Scenografia: Sergio Tribastone. Costumi: Elisabetta Antico. Musiche: Fabrizio Filardo. Suono: Mario Iaquone. Produzione: Daniele Mazzocca, Pier Andrea Nocella. Produttore Esecutivo: Cesare Apolito. Case di Produzione: Verdeoro, Lama Film, Rai Cinema. Distribuzione: Verdeoro. Interpreti: Francesco Turbanti (Matteo), Davide Gagliardi (Sandro), Emanuele Propizio (Pistacchietto), Valentino Campitelli (Nicola), Aylin Prandi (Olimpia), Giorgio Colangeli (dottor Carlo), Sergio Albelli (Padre Moreno), Raffaele Vannoli (Piero il bello), Marco Conidi (Alessio), Tatiana Farnese (Marisa – Michelina), Donato Placido (il sagrestano), Livio Beshir (Leao), Simone Ascani (Fischio), Lidia Biondi (la nonna di Matteo), Joseph Scarlatta (Enrichetto), Romano Talevi (Riccardino), Daniele Miglio (cugino di Sandro), Marcello De Arcangelis (croupier).  Genere: Commedia Nera. Durata: 81’- Italia 2013.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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